Maestrine con la spranga rossa. Ilaria Salis e l'ideologia manesca del ceto medio riflessivo armato

- Meloni diventa la “domatrice” di Orbán e media in Europa

2.2.24 Maurizio Crippa redazione ilfoglio.it lettura2’

Maestrine con la spranga rossa. Ilaria Salis e l'ideologia manesca del ceto medio riflessivo armato

MAURIZIO CRIPPA 02 FEB 2024 ilfoglio.it Lettura 2’

    

Quando gli insegnanti antifa salgono sulla barricata (e menano). Ci siamo appena liberati dei cattivi maestri ed eccoci precipitati in una nuova categoria detentrice esclusiva del Bene e dell’autorizzazione a inculcarlo

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L'ipocrisia italiana sul caso Salis

Ilaria Salis, un caso Baraldini minore e con più ipocrisia. Il paese in cui il garantismo non c'è

Scontata la vittoria per distacco di Salvini (e del team della Lega) per l’uscita più sgangherata sul caso della detenzione in catene di Ilaria Salis – voli carpiati di varia difficoltà da “ogni paese punisce come vuole” al patriarcale “non vorrei fosse la maestra di mia figlia”. Ma il podio solo un gradino più basso nella classifica delle stupidaggini se lo aggiudica il padre, Roberto Salis, che aveva subito risposto a Salvini con eccessiva sicumera: “Auguro a sua figlia di avere un decimo dei valori etici di mia figlia”. Dal che si deduce che, secondo il buon papà democratico, andare all’estero con un manganello nello zaino è un atteggiamento ricco di valori: “Lo aveva portato con sé per un’eventuale difesa personale”. Non c’è bisogno di scomodare Cechov per sapere che se nella prima scena compare un manganello, presto o tardi finirà sulla testa di qualcuno. Reati e catene a parte, c’è però un tema più generale, e se possibile più grave, suggerito dal diverbio sui valori educativi della “maestra antifascista” di Monza che viaggia per insegnare democrazia munita di manganello….

- Meloni diventa la “domatrice” di Orbán e media in Europa

02 FEB 2024

    

Il lavoro di fino della presidente del Consiglio e di Macron e le nuove prospettive europee di Meloni

Il bisbetico è domato. Un lavoro di fino di Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron convince Viktor Orbán a sbloccare i fondi Ue all’Ucraina. Cinquanta miliardi necessari per resistere all’invasione russa e iniziare a prepararsi a un mondo senza Joe Biden. Da Roma fanno sapere che il ruolo di Meloni è stato “fondamentale”, la vittoria messa a segno nell’incontro di mercoledì notte all’hotel Amigo. A qualcosa è forse servita anche la minaccia di “stritolare l’economia ungherese” consegnata via Financial Times la settimana scorsa, arma finale da usare nel caso Orbán non si fosse piegato.

Ma è Meloni a essere diventata adesso la mediatrice europea con l’Ungheria e in prospettiva con gli altri paesi dell’est. “Voglio prendere per mano quelle giovani democrazie”, è la frase consegnata dalla premier ai suoi collaboratori settimane fa. L’amicizia pericolosa con Orbán diventa improvvisamente un asso nella manica, e l’ungherese fa un annuncio: entrerà nel partito europeo di Meloni…

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