“LA RIVOLUZIONE LIBERALE IN ITALIA NON C'È MAI STATA E MAI CI SARÀ” –Manca la RESPONSABILITA’
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ALDO CAZZULLO: “IL MOTIVO? IN UNA DEMOCRAZIA IL PRESUPPOSTO DELLA LIBERTÀ NON È FARE QUELLO CHE CI PARE RAGGIRANDO LO STATO E IL PROSSIMO
11.4.2024 dagospia.com. lttura2’
IL PRESUPPOSTO DELLA LIBERTÀ È LA RESPONSABILITÀ. MA DA NOI CHI PRODUCE SI TRASCINA DIETRO DUE O TRE CONNAZIONALI CHE CAMPANO SULLE SUE SPALLE. IL DEBITO PUBBLICO CRESCE, I NEONATI DIMINUISCONO, LA QUOTA DI DEBITO PROCAPITE SI IMPENNA. LA MANIERA ITALIANA DI REAGIRE A TUTTO QUESTO È ESALTARE GLI ELUSORI FISCALI E FLEXIMAN CHE SEGA GLI AUTOVELOX. È DAVVERO QUESTA LA LIBERTÀ?”
LA RIVOLUZIONE LIBERALE NON CI FU E NON CI SARÀ MAI
Dal “Corriere della Sera”
Caro Aldo, in una recente risposta ha citato Piero Gobetti, il suo illustre conterraneo, antifascista della prima ora, morto in esilio giovanissimo. Tra i suoi scritti più importanti ritroviamo «La Rivoluzione liberale» in commercio grazie alla casa editrice Einaudi. Mi chiedo se allora, una rivoluzione liberale, alla stregua di quella bolscevica, fosse, in Italia, impossibile per ragioni economiche, storiche e sociali.
Francesco Gerace
Risposta di Aldo Cazzullo
Caro Francesco, la rivoluzione liberale in Italia non c'è mai stata e mai ci sarà, perché in una democrazia il presupposto della libertà non è fare quello che ci pare raggirando lo Stato e il prossimo. In una democrazia il presupposto della libertà è la responsabilità. I liberali hanno fatto l'Italia al tempo in cui votava una piccola parte della popolazione.
Quando il liberale Giolitti introdusse il suffragio universale, i liberali persero il controllo della situazione ed emersero due forze alternative tra loro, popolari e socialisti, a loro volta divisi tra riformisti come Turati e Matteotti e massimalisti come Mussolini. Mussolini mise i suoi manganelli al servizio dell'ordine borghese, finendo per bastonare a morte pure liberali come Giovanni Amendola (poi spirato in esilio) e cattolici come don Minzoni. La Dc era un partito statalista, anche perché lo Stato era lei.
Certo non erano e non potevano essere liberali i comunisti. La Seconda Repubblica si è trovata un sistema fiscale scandinavo e una burocrazia borbonica, e se li è tenuti.
Berlusconi promette di ridurre l'aliquota massima al 33 per cento, e non mantenne. Prodi nel 2006 la aumentò. Le tasse non vengono diminuite, ma aggirate (da chi può). Si vive sperando di non avere mai bisogno di un Pronto soccorso o di un tribunale.
Chi lavora molto e fa il suo dovere di cittadino non viene premiato, chi danneggia lo Stato e il prossimo non viene sanzionato. Fare impresa richiede un certo grado di eroismo; non a caso le nuove generazioni tendono a liberarsi dell'azienda, magari vendendola a un fondo estero.
Ogni produttore si deve trascinare dietro due o tre connazionali che di fatto campano sulle sue spalle. Il debito pubblico cresce, i neonati diminuiscono, quindi la quota di debito procapite si impenna, limitando i margini di azione di qualsiasi governo. La maniera italiana di reagire a tutto questo è esaltare gli elusori fiscali — a cominciare dai padroni della Rete — e Fleximan che sega gli autovelox. È davvero questa la libertà?



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RUGGIERO MONTENEGRO 11 APR 2024 ilfoglio.it
Lo sfogo della consigliera regionale dopo la rottura dei grillini con la giunta Emiliano: "Finalmente il M5s ha capito". Era la candidata per la presidenza alle scorse regionali, lasciò il Movimento in polemica per l'alleanza con il Pd. "Non c'è più spazio per il dissenso"
“C'è una certa soddisfazione, da una parte, perché finalmente il M5s ha capito. Perché queste cose le denunciavo da anni. Ma dall'altra anche tanta amarezza personale per come sono stata trattata io e chi mi è stato vicino. Estromessa da chat, assemblee, eventi pubblici. Siamo stati messi ai margini”. Antonella Laricchia era la candidata del Movimento alle scorse regionali pugliesi. Grillina della prima ora, di quelli che non se ne vedono più. Provò in tutti i modi a evitare il matrimonio con Michele Emiliano, lasciando in polemica il M5s per quelle scelte. “Ma ho mantenuto il seggio in regione, per rispetto verso gli elettori. Mi avevano votato per fare quello che ho fatto”, dice al Foglio.
Quattro anni dopo, dopo le inchieste per corruzione e compravendita di voti che hanno coinvolto a vario titolo il comune di Bari ed esponenti della giunta regionale pugliese, rompe con Emiliano anche Giuseppe Conte (che nel 2020 non era ancora a capo del M5s). …
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