Realtà distorta Altro che rammolliti, i giovani viaggiano meno e lavorano di più

Gli ultimi dati Istat registrano, dal 2020 a oggi, un calo del 4,4 per cento dei viaggi nella fascia d’età 25-34. Numeri che smentiscono la retorica dei ragazzi sempre in giro per il mondo

29.4.2024 Gianni Balduzzi, linkiesta.it lettura5’

Una certa narrazione vuole gli italiani, soprattutto i giovani, occupati ad accompagnare il lungo declino del Paese dedicandosi, ignari e indifferenti, a un edonismo individualista fatto di cene e cenette e ancora di più di viaggi e viaggetti, weekend fuori, voli nelle capitali europee o in località più esotiche. Come sempre un fondo di verità c’è, il declino è reale, e nel resto del mondo il turismo decolla, ma per quanto ci riguarda i numeri dicono altro: gli italiani, e in particolare chi ha meno di trentacinque anni, lavorano di più e viaggiano di meno.

L’Istat ha messo nero su bianco un dato piuttosto sorprendente: nel 2023 abbiamo trascorso meno notti fuori casa che nel 2022. Ci si sarebbe potuti aspettare un ulteriore aumento dei numeri, visto che quelli del 2019 erano ancora lontani e che parte del 2022 era stato caratterizzato dalle ultime restrizioni ai movimenti all’estero, poi tolte. E invece no, sono cresciute solo le notti per viaggi di lavoro, da 14,4 a 15,6 milioni, comunque molto meno delle 27,3 milioni di quattro anni prima, ma l’utilizzo dello smart working rende piuttosto comprensibili questi dati. Meno scontato è il calo da 332,6 a trecentosette milioni delle notti in viaggio per motivi diversi, vacanza o visita a parenti e amici.

A ben vedere, però, potrebbe trattarsi della naturale prosecuzione di un trend di cui si è parlato poco e che, anzi, va in direzione contraria ad alcuni luoghi comuni, perché è da molto tempo che gli italiani hanno cominciato a viaggiare meno. Nei quindici anni successivi al 2008 le notti trascorse fuori casa sono state sempre inferiori a quelle dell’anno del fallimento di Lehman Brothers e la lieve ripresa dei numeri tra il 2015 e il 2018 non ha consentito di ritornare a quei livelli. Sei anni fa gli italiani hanno trascorso 397,7 milioni di notti in viaggio, escludendo i motivi di lavoro, contro le 569,9 di dieci anni prima. Poi è venuto il Covid e oggi, appunto, il trend sembra proseguire.

Dati Istat in migliaia

Sembrano essere in atto cambiamenti piuttosto profondi, anche se graduali, della nostra società che la stanno portando ad allontanarsi da un modello che viene ancora ritenuto prevalente, quello della villeggiatura di massa, e vengono smentite alcune credenze un po’ più recenti sul viaggio come feticcio di una generazione.

È ancora più evidente dai dati stagionali: se tra gennaio e marzo i viaggi sono stati decisamente maggiori dell’anno precedente, già tra aprile e giugno sono diventati inferiori, ma è tra luglio e settembre 2023 che sembra esserci stato un tracollo: sono stati 21,9 milioni, contro i 24,9 milioni del 2022 e i 23,4 milioni del 2021, sono numeri molto più vicini a quelli del 2020 (21,7 milioni) che a quelli, ormai lontanissimi, del 2019, 26,5 milioni. È sceso molto il numero di viaggi brevi, da una a tre notti, ma anche quello delle classiche vacanze lunghe estive.

Dati Istat in migliaia

Non si tratta quindi solo dell’effetto del grande aumento dei prezzi, per esempio di quelli dei trasporti, che pure c’è stato e ha inciso. In realtà stiamo diventando più simili ad altri popoli europei, che fanno un break in diversi periodi dell’anno, complici anche della diversa organizzazione delle vacanze scolastiche, e non si fermano solo ad agosto. Non a caso quello invernale è stato l’unico trimestre del 2023 in cui il numero di vacanze di quattro giorni o più è stato quasi pari a quello del 2019.

È un cambiamento che riguarda tutte le aree del Paese, ma soprattutto il Nord, dove si è sempre viaggiato di più. In particolare, nel trimestre estivo del 2022 fece almeno un viaggio il 53,8 per cento delle persone del Nord Ovest, mentre nello stesso periodo del 2023 la percentuale è scesa al 44,4 per cento. Al Nord Est, invece, è stridente il paragone con il 2019, visto che coloro che si sono mossi almeno una volta sono scesi dal 54,5 al 39,6 per cento.

Dati Istat, percentuale sulla popolazione

In generale solo il 31,5 per cento degli italiani ha fatto almeno un viaggio tra luglio e settembre 2023, è una percentuale bassissima, soprattutto rispetto all’immaginario collettivo di un Paese che chiude d’estate perché sono tutti al mare. Viene spesso dimenticato che in molte aree del Paese, per motivi di reddito e di relativa vicinanza alle coste, ci si muove poco, che siamo un popolo anziano, in cui metà della popolazione ha più di quarantotto anni, e in parte è formato da quelli che sono invisibili a molte narrazioni, gli immigrati, che, anzi, spesso d’estate lavorano più che nelle altre stagioni.

Riguardo all’età, è ulteriormente cresciuto il gap tra la quota di giovanissimi, tra i quindici e i ventiquattro anni, che fanno le vacanze estive e quella dei quarantenni, o meglio di chi ha tra trentacinque e quarantaquattro anni. Era del 6,3 per cento nel 2019 ed è diventata nel 2023 del 9,4 per cento, perché solo il 30,6 per cento dei ventenni ha dichiarato di avere fatto un viaggio tra luglio e settembre, contro il 40,7 per cento di quattro anni prima. Pochi, e meno dei quarantenni e dei cinquantenni, anche i trentenni (34,4 per cento). Ad andare più in vacanza, d’estate, sono i bambini: coloro che hanno meno di quindici anni, a differenza che nel 2019, nel 2023 hanno fatto più villeggiatura di coloro che ne hanno tra trentacinque e quarantacinque, il 40,9 per cento contro il 40,6.

Tornando ai trentenni, è vero, coloro che hanno tra i venticinque e i trentaquattro anni sono quelli che viaggiano di più fuori stagione, in autunno e d’inverno, ma parliamo comunque di percentuali veramente basse: lo fa circa il quindici per cento e si tratta comunque di numeri inferiori a quelli precedenti al Covid.

Sembra evidente come la retorica che vuole i trentenni dediti al weekend in Europa invece che a figliare e a pensare seriamente al futuro sia piuttosto fuori bersaglio, ed è condizionata, come spesso succede, dalla sovra rappresentazione di una nicchia di laureati benestanti che magari lavorano in grandi aziende nelle città maggiori.

Dati Istat, percentuale sulla popolazione

A proposito, veramente in pochi (e meno che prima del Covid) viaggiano in Europa e nel resto del mondo. Nel 2023 lo ha fatto solo il 10,5 per cento di coloro che hanno trascorso da uno a tre giorni di vacanza e il 27,5 per cento di quelli che sono stati più tempo a spasso. Nel 2019 erano stati rispettivamente il 12,6 e il 32,6 per cento. Anche considerando solo chi dorme fuori casa più di tre giorni, solo il 5,8 per cento è andato in una destinazione extraeuropea, lo 0,7 per cento in meno di quattro anni prima.

Dati Istat, in Europa e nel resto del mondo

Sono cresciuti coloro che hanno scelto l’Italia, in molti casi semplicemente per tornare a casa dei genitori o parenti e se si vive e si lavora lontano da dove si è nati. Ma anche questa abitudine è in declino: per l’Istat tra il 2019 e il 2023 sono scesi dal 27,1 al 24,7 per cento coloro che hanno viaggiato per andare a trovare amici e parenti, segno anche di un allentamento dei legami familiari.

 

Ma il dato più eclatante rimane quello relativo alle nuove generazioni. È giusto ribadirlo, coloro che hanno tra i venticinque e i trentaquattro anni dal 2020 hanno visto crescere il tasso di occupazione dal 62,7 al 68,1 per cento, un record, mentre la percentuale di quanti viaggiano è scesa del 4,4 per cento. i numeri parlano da soli. Pensiamoci bene prima di bollare i giovani come rammolliti che hanno solo voglia di stare in vacanza.

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