Liguria, Le promesse nei verbali Il caso ligure dimostra che la pubblicazione delle chiacchiere è sempre distorsiva

Le frammentarie dichiarazioni dell’imprenditore Aldo Spinelli non sono sufficienti a decretare l’innocenza di nessuno, ma neanche a decretarne la colpevolezza

14.5.2024 La Linea Francesco Cundari lettura2’

ma il punto è che non dovrebbero bastare neanche a decretarne la colpevolezza, e soprattutto dovrebbero indurre a considerare diversamente il problema della pubblicazione delle intercettazioni, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Come da tradizione, tutti i giornali riportano oggi con grande evidenza le parole pronunciate dall’imprenditore Aldo Spinelli davanti al gip nel cosiddetto «interrogatorio di garanzia» (di garanzia per chi, verrebbe da domandarsi leggendo la formula su quegli stessi quotidiani che ne trascrivono puntualmente il contenuto, ma tralasciamo i dettagli).

Il titolo più illuminante mi pare comunque quello di Repubblica: «Genova, la verità di Spinelli: “Toti mi ha preso in giro, promette e non mantiene”». Illuminante perché, indipendentemente da quello che emergerà o non emergerà sulle eventuali responsabilità di Giovanni Toti, segnala un punto troppo spesso dimenticato, in tanti dibattiti su giustizia e politica, libertà di stampa e diritti dell’indagato, intercettazioni e sputtanamenti. Il punto è semplicissimo: e se fosse andata proprio così? Se il politico sotto accusa – chiunque sia, in questo o in uno qualsiasi dei mille casi analoghi passati, presenti e futuri – non avesse fatto altro che questo, cioè promettere e non mantenere? Non sarebbe poi così strano, da parte di un politico, in fondo.

Ma allora, se l’ipotesi è perlomeno plausibile, questo dovrebbe sollecitare qualche riflessione sulla pubblicazione delle intercettazioni, sulla sua reale utilità e sul suo effetto inevitabilmente distorsivo e manipolatorio (intendo: anche quando le trascrizioni non siano state concretamente manipolate a monte, come pure è accaduto).

Se il politico si limita a promettere, o magari semplicemente a lasciar credere, alludere e illudere, ma poi concretamente non fa nulla, qual è non dico nemmeno il reato, ma ancor prima il danno alla collettività, il tradimento dell’interesse pubblico? Se alla fine di tutte le chiacchiere la concessione, l’appalto, la variante urbanistica o l’assunzione non si concretizza, se insomma nulla accade, e dunque nessuno viene danneggiato, è alto il rischio che l’intero castello accusatorio crolli miseramente (non sarebbe la prima volta).

Naturalmente, ripetiamolo un’altra volta, le frammentarie dichiarazioni di un imprenditore non sono sufficienti a decretare l’innocenza di nessuno, ma il punto è che non dovrebbero bastare neanche a decretarne la colpevolezza, e soprattutto dovrebbero indurre a considerare diversamente il problema della pubblicazione delle intercettazioni, prima di bollare come «bavaglio» qualunque tentativo di porvi un freno. Come direbbe Catullo, le promesse dette da un politico a un imprenditore pazzo di lui devi scriverle nel vento, sull’acqua che scorre.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno.

Commenti   

#1 walter 2024-05-14 08:26
"Ecco chi ho finanziato a sinistra": fuori il nome, Aldo Spinelli sgancia la bomba in Procura
Giustizia - Liguria, le manovre dei pm per prendersi Genova
Pietro Senaldi 13 maggio 2024 liberoquotidiano.it estratto
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A dimettersi e morire, che in politica sono verbi equivalenti, c’è sempre tempo E d’altronde, fin da martedì scorso, giorno degli arresti domiciliari, è stata proprio quella di essere abbandonato politicamente una delle maggiori preoccupazioni del governatore, consapevole di non avere padrini politici a Roma, dopo aver lasciato Forza Italia per fondare Cambiamo e quindi confluire in Noi Moderati.
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LA VOLONTÀ

Dimettersi certo per Toti sarebbe il modo migliore per difendersi in un processo che si annuncia lungo e costoso per il governatore, che neppure i pm accusano di essersi arricchito con la politica. Ma è proprio quello che gli inquirenti vogliono, perché consentirebbe loro di incassare una vittoria pratica e mediatica a prescindere dall’esito del processo, che si conoscerà tra anni, quando non interesserà più nessuno e il presidente ligure sarà ormai stato espulso dal quadro politico. Già, la politica: in questa vicenda sta dimostrando tutta al propria debolezza. Indurre Toti a lasciare significa spingerlo nel burrone sul ciglio del quale lo hanno messo i magistrati con gli arresti spettacolari quanto inutili; sarebbe bastato un avviso di garanzia per inibirne potenziali azioni criminali, ma non si sarebbe avuto ricasco politico e ben diverso sarebbe stata l’eco mediatica.

Se il governatore lascia, tutto il potere di determinare il futuro politico della Regione resta delegato alla Procura, che nell’inchiesta non ha messo solo la concessione a Spinelli del terminal Renfuse fino al 2051, ma anche l’allargamento delle discariche di Savona, la Diga e tanti tra i lavori finanziati con i 12 miliardi piovuti sulla Liguria e su Genova. Con tattica cinese, i magistrati rilanciano per la stampa un’indiscrezione al giorno, che inevitabilmente indirizza il grande caos che regna nella politica locale.

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