1. IN VATICANO LA TENSIONE SI TAGLIA CON L’OSTIA: DOPO IL DAGO-SCOOP PAPALINO SULLA “FROCIAGGINE” E LE "CHECCHE IN SEMINARIO",

OLTRETEVERE LO SGOMENTO HA TOCCATO IL CLIMAX CON L'ATTACCO DELLA MELONA AL CARDINALE MATTEO MARIA ZUPPI, PRESIDENTE DEI VESCOVI, (forse prox Papa)

31.5.2024 Dagoreport, dagospia.com lettura2’

E CANDIDATO NATURALE ALLA SUCCESSIONE DI PAPA FRANCESCO, REO DI AVER SCOMUNICATO IL PREMIERATO DELLA COATTA PREMIER E L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA DI SALVINI

2. LA CURIA ROMANA NON SA COME GESTIRE LA "FOLLIA" DEL PAPA ARGENTINO E SVELENANO (“IN DELIRIO DI ONNIPOTENZA”, “UN PERONISTA INTERESSATO SOLO ALLA VISIBILITÀ SUI GIORNALI”)

3. LA DESTRA ANTI-BERGOGLIO TREMA IN VISTA DEL PROSSIMO CONCLAVE, BLINDATO DA FRANCESCO CON NOMINE DI CARDINALI PROGRESSISTI, MA LA SPERANZA E' L'ULTIMA A MORIRE: MORTO IL PAPA, I SUOI FEDELISSIMI “OBBEDIRANNO” ALLA MEMORIA O FARANNO COME JE PARE?

DAGOREPORT

Cos’è successo in Vaticano dopo il Dago-scoop sul discorso della “frociaggine” fatto da Papa Francesco di fronte a più di 200 vescovi, in un incontro a porte chiuse? Dalla curia trapela “sgomento”: gli alti prelati, non proprio simpatizzanti bergogliani, si sentono in imbarazzo, perché non sanno come giustificare e spiegare le sparate del pontefice, da quella sulle “checche” all’ultima sul “chiacchericcio” come “roba da donne”.

Gli hater porporati di Bergoglio lo descrivono come in preda a un “delirio di onnipotenza”, un “vecchio peronista latino-americano”, uno “che fa come vuole sapendo che non gli accadrà nulla”, “interessato solo alla visibilità sui giornali”. Paragonano le sue gaffe a quelle di Joe Biden, declassandoli a “due vecchi rincoglioniti” sprigionando veleno sulla provenienza: “Gli argentini? Il peggior popolo del mondo: sono mezzi italiani, mezzi spagnoli, ma si credono inglesi”.

In questi giorni di gaffe, gli addetti ai livori vaticani ripescano il vecchio giudizio dell’allora superiore generale della Compagnia di Gesù, Peter Hans Kolvenbach, che avrebbe considerato il giovane Bergoglio come “inadatto” per fare il vescovo (vedi articolo a seguire.)

La tensione Oltretevere si taglia con l’ostia, e l’ala tradizionalista del Vaticano mastica doppiamente amaro puntando lo sguardo al prossimo conclave: in pole position per la successione a Francesco c’è Matteo Maria Zuppi.

Il presidente della CEI è il candidato naturale a raccogliere il testimone del pontefice argentino, incarna un ideale di Chiesa progressista e, da buon bolognese, ha anche un ottimo rapporto personale con Romano Prodi. L’affondo di Zuppi contro il premierato, condito da una dura risposta stizzita da parte di Giorgia Meloni ha contribuito a dare al cardinale un’aura di bergogliano ortodosso.

La sua eventuale elezione al soglio di Pietro appare blindata dall’attuale composizione del Collegio cardinalizio, nel quale Papa Francesco ha piazzato molte porporelle care al suo cuore. Dei 137 cardinali elettori che dovranno decidere chi sarà il prossimo pontefice, 99 sono stati nominati da Bergoglio.

La partita, dunque, sembra già scritta, eppure i catto-conservatori d’Oltretevere coltivano ancora una speranziella: confidano nella “libera uscita” dei cardinali bergogliani una volta che il Papa sarà passato a miglior vita. Quando, come si suole, verranno dati tre colpi di martelletto sulla fronte del Pontefice deceduto per accertarne il trapasso, non ci sarà più il “Sovrano assoluto” dello Stato vaticano a comandare. A quel punto, sperano i cardinali di destra, i nominati da Francesco potrebbero sentire di avere le mani libere e mettere il loro voto nuovamente in gioco, lasciando allo Spirito Santo la responsabilità di incanalarlo.

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