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MENTRE TRUMP SCUOTE IL MONDO COL SUO DISCORSO SULLA "RIVOLUZIONE", I SINISTRATI DE’ NOANTRI APPAIONO SPAESATI
22 gen 2025 13:36 dagospia.com lettura3’
ALLE PRESE CON LE LORO PICCOLE BEGHE - GIUSEPPE CONTE PENSA A RISOLVERE IL "LODO FICO", LA MULTIGENDER SCHLEIN, FORSE COME AUSPICIO ALLA NASCITA DELLA CORRENTE CATTOLICA DEL PD, SI PRECIPITA IN UN CLUB ROMANO PER LA CERIMONIA DI CONSEGNA DEI “RAINBOW AWARDS”, DOVE LUXURIA L'HA PRESENTATA AL GRIDO "MAKE AMERICA DRAG AGAIN” (rifare grande l’America)– LA VERITA’ E’ CHE A SINISTRA NON CI STANNO CAPENDO UN CAZZO: ANCORA A DECANTARE, IN MEZZO A MILLE PROFETI E 4 CANTANTI, IL WOKISMO SAZIO E MINORITARIO MENTRE LE ELEZIONI SI DECIDONO SU IMMIGRAZIONE, LAVORO E SANITÀ…
Alessandro De Angelis per "la Stampa" - Estratti
L'immagine è icastica. Mentre Trump scuote l'America e il mondo col suo discorso sulla "rivoluzione", i capi e capetti del malconcio centrosinistra italiano sembrano spaesati e in altre faccende affaccendati.
Chi come Giuseppe Conte, che in fondo coltiva il retropensiero di "Giuseppi" e quindi non si espone, si sta occupando del cosiddetto "lodo Fico", ovvero di come superare il limite dei due mandati per consentire agli ex parlamentari di candidarsi come sindaci o governatori. Chi, come Elly Schlein, si è inabissata. Giusto qualche dichiarazione ieri, ed è un classico: lunghe pause, prolungati silenzi raccontati come pensosi, attitudine a sparire per poi ricomparire parlando soprattutto di sanità, anche su Trump.
La questione va ben oltre l'eclissi politica di un giorno, settimana o mese, per quanto sia uno di quei giorni, settimane, mesi in cui, simbolicamente, giunge a compimento un tornante della storia. E racconta di uno sfasamento profondo, rispetto allo spirito del tempo.
Eppure era difficile non vederlo ri-arrivare (lo tsunami). La prima volta ci fu, un po' ovunque, la sorpresa – la Brexit, il primo Trump – e fu esorcizzata nella presunzione tardo illuministica che, in fondo, gli elettori si erano presi una vacanza dal politicamente corretto finita la quale, poi, sarebbero tornati, dopo la parentesi, da chi sta dalla parte della ragione e non del torto, soprattutto dopo il Covid: ha ucciso il populismo, sentenziò qualche solone.
E invece il progressismo, come profezia che si auto-avvera, si è arenato sulla realtà che confermava, ovunque, i fondamentali di un processo storico nel frattempo esasperato da un mondo sempre più confuso: sconfitto il socialismo scandinavo, in Svezia e Finlandia; in crisi quello tedesco, la culla della socialdemocrazia; in profonda difficoltà quello francese.
Ovunque la sinistra erosa nelle sue basi sociali dal populismo, ovunque ha perso le elezioni su crisi sociale e immigrazione contro chi proponeva la nuova agenda protezionista e securitaria. Ovunque c'era sul palco una Jennifer Lopez o quattro profeti e cantanti con le tasche piene a decantare il wokismo, sazio e minoritario, mentre gli ispanici di turno votavano a favore dei muri per i messicani, o africani, o siriani, di turno.
Se possibile, la sinistra italiana, in questa crisi, appare particolarmente disarmata.
Perché il suo universo, sia pur con qualche variante, è rimasto dentro la sconfitta: la Kamala italiana, scelta dai Gattopardi del Pd per cambiare tutto senza cambiare nulla, finora non ha impresso una discontinuità reale. All'analisi della sconfitta, che chiama in causa il proprio rapporto con la società, i bisogni profondi e le risposte, ha supplito con la scorciatoia, tutta politicista, dell'ingegneria di coalizione.
(...)
Guardate l'agenda della sinistra italiana, ciò che manca è più rumoroso di quel che c'è: di Musk, si parla in termini di pericolo, ma neanche un convegno con giovani ingegni sulla tecnologia digitale; la sicurezza è pressoché rifiutata come se il tema in sé fosse di destra, e non le soluzioni proposte; di terrorismo (su cui ha una egregia tradizione di lotta) neanche a parlarne. Di capitalismo, dopo la sconfitta delle magnifiche sorti e progressive della Terza via, di gran moda in Italia, neppure.
Si sarebbe chiamato, una volta, minoritarismo. C'è un problema con tutto ciò che si colloca nella storia, qui e ora e non nelle dodici ore di una polemica social.



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