Patto con M5s per spartirsi le candidature: 4 Regioni ai dem, 2 a Conte e delusione Avs
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Non si celebreranno le primarie. Tutto definito a tavolino
di Pasquale Napolitano • , msn.com lettura2’
Lo schema è pronto. Elly Schlein e Giuseppe Conte siglano l'intesa tra Pd e M5s per la doppia finestra elettorale, tra l'autunno del 2025 e la primavera del 2026, per le elezioni regionali.
Non si celebreranno le primarie. Tutto definito a tavolino. Si apriranno le urne in sei Regioni: Veneto, Campania, Puglia, Marche, Calabria e Toscana. L'accordo «bollinato» da Conte e Schlein (che però fa arrabbiare Fratoianni e Bonelli) prevede questo schema:
4 regioni andranno al Pd e due al M5s.
Il Pd indicherà il candidato presidente del campo largo in Veneto, Puglia, Toscana e Marche.
Ai grillini spetterà la scelta del candidato governatore in Campania e Calabria.
Un'intesa, frutto di una lunga trattativa e riunioni tra gli sherpa di Conte e Schlein, che però ha avuto l'avallo dei due leader. E rispetto al voto in Liguria sarebbero caduti i veti dei Cinque stelle sull'ingresso di Italia Viva nella coalizione.
In Puglia, il campo largo punterà sull'ex sindaco di Bari Antonio Decaro, che oggi siede a Bruxelles. Per il dopo Emiliano, Decaro è il candidato di punta dei dem su cui convergeranno i Cinque stelle. D'altronde, l'alleanza tra Pd e M5s è già stata sperimentata durante i 10 anni in Regione di Michele Emiliano.
C'è però una sola incognita: la commissione d'accesso al Comune di Bari. Se gli ispettori, inviati dal Viminale, accerteranno eventuali infiltrazioni della malavita nell'amministrazione pubblica durante l'era Decaro, Conte potrebbe rivedere la sua posizione. È una «clausola» allegata all'accordo sulle regionali. In Campania, l'indicazione del candidato presidente spetta al M5s. Una settimana fa le delegazioni campane di M5s e Pd si sono riunite in un ufficio della Camera per definire l'accordo. Al tavolo anche il partito di Matteo Renzi che in Campania viaggia in doppia cifra. I renziani hanno dato il via libera al candidato grillino con una sola condizione: «No a un profilo troppo ortodosso».
Ecco che allora che la candidatura dell'ex presidente della Camera Roberto Fico perde quota mentre risalgono le chance dell'ex ministro Sergio Costa: nome che avrebbe l'ok del governatore uscente Vincenzo De Luca, ormai rassegnato alla sconfitta nella battaglia per il terzo mandato. Ma la «carta Fico» resta sul tavolo perché è quella su cui si registra il maggior gradimento da parte dei vertici pentastellati.
La sorpresa arriva in Calabria, altra regione in quota M5s. Il nome è quello di Pasquale Tridico, il padre del reddito di cittadinanza, eletto a Bruxelles alle ultime europee. Tridico dovrebbe provare a strappare la regione all'azzurro Roberto Occhiuto.
Nelle Marche, Schlein schiera l'ex sindaco di Pesaro Matteo Ricci, per ora fermo al Parlamento europeo. La candidatura di Ricci andrebbe a rafforzare l'area vicina a Goffredo Bettini ma soprattutto un'eventuale vittoria aprirebbe le porte di Bruxelles per Alessia Morani.
In Toscana, l'uscente Eugenio Giani in quota Pd si prepara alla ricandidatura.
Resta il Veneto, altra regione nella quale Schlein dovrà indicare il candidato presidente con il via libera di Conte. Si fa il nome del senatore dem Andrea Crisanti. Altra opzione sul tavolo è il sindaco di Padova Sergio Giordani. Questo schema terrebbe fuori i candidati di Avs che però potrebbero ripiegare alle amministrative, strappando il sindaco in alcune città.



Commenti
A SCEGLIERE TRA UN’ALLEANZA, IL CENTRODESTRA, FONDATA SU UN PATTO CHE REGGE DA PIÙ DI TRENT’ANNI. MENTRE..
26.1.2025 dagospia.com lettura1’
DALL’ALTRO LATO CI SAREBBE LA FAMOSA “ACCOZZAGLIA” DI PARTITI CHE NON RIESCONO A ESPRIMERE UN CANDIDATO PER PALAZZO CHIGI E PREFERISCONO CORRERE CIASCUNO CON IL PROPRIO LEADER. CON QUALE GARANZIA DI RISOLVERE DOPO QUEL CHE SI È RIVELATO INSOLUBILE PRIMA, TOLTO IL COSIDDETTO “CEMENTO DEL POTERE”, NON È DATO SAPERE…” - IL DAGOREPORT
25-Jan-2025
DAGOREPORT: PD, PARTITO DISTOPICO - L'INTERVISTA DI FRANCESCHINI SU \'REPUBBLICA\' SI ...
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
Si stenta a credere che un uomo di grande esperienza come Franceschini, già segretario del Pd e a lungo ministro, possa davvero ritenere competitiva la proposta che […] ha avanzato con “Repubblica” per il centrosinistra: marciare divisi per colpire uniti.
In altre parole, rinunciare una volta e per tutte a costruire una coalizione […]. Prendere atto che le differenze non sono componibili.
Correre separati nel voto del 2027, stabilendo un accordo minimo per i collegi uninominali, che eleggono un terzo dei parlamentari, e per il resto rinviando a dopo i risultati un accordo di governo, un po’ come avveniva nella Prima Repubblica ai tempi del proporzionale.
Franceschini […] non considera il fatto che gli elettori si troverebbero a scegliere tra un’alleanza, il centrodestra, fondata su un patto che regge da più di trent’anni […] e su un’esperienza di governo fin qui considerata positivamente […].
Mentre dall’altro lato ci sarebbe la famosa “accozzaglia” di partiti che non riescono a risolvere le divergenze, non sono in grado di esprimere un candidato/a per Palazzo Chigi e preferiscono correre ciascuno con il proprio leader.
…
Pur appartenendo in pieno alla stagione del maggioritario e della Seconda Repubblica, Franceschini, 66 anni, ha fatto in tempo a frequentare il movimento giovanile della Dc, a conoscere da vicino “mostri sacri” come Andreotti, Fanfani, Forlani, De Mita […].
Forse dovrebbe ricordarsi che tra vari aspetti di un periodo che non solo lui comincia a rimpiangere, c’era quello dell’instabilità dei governi, che duravano mediamente otto-nove mesi. Altro fattore che ai giorni nostri finirebbe col giocare a favore del centrodestra.
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