Ancora Governo Magistratura. Estratti articoli. Magistrati che esondano, nell’irresponsabilità. Non è un complotto, è un disegno
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L'unico atto dovuto è un armistizio tra magistratura e politica. L'ex ministro Mastella ci scrive
30.1.2025 a cura opactsimofin.com lettura4'
L'editoriale del direttore
Magistrati che esondano, nell’irresponsabilità. Non è un complotto, è un disegno
Sul caso Almasri non c’è da scegliere tra Lo Voi e Meloni. Il punto è scegliere se aprire gli occhi di fronte a una magistratura irresponsabile che usa i pieni poteri per sostituirsi alla politica e che anche per questo difende lo status quo ..Claudio Cerasa foglio.it
colleghi perplessi "Macché atto dovuto": persino le toghe criticano Lo Voi
Interpellati dal Foglio, diversi pm criticano l'indagine del procuratore di Roma sul caso Almasri: "Non esiste alcun atto dovuto. Altrimenti saremmo meri passacarte delle denunce anche più fantasiose presentate dai cittadini contro i membri del governo” Ermes Antonucci ilfoglio
L’altra civiltà della barbarie
L’avvocato di un mafioso non è mafioso. La scivolata di Meloni
Da Li Gotti a La Russa. Le colpe dei difesi non cadono sui difensori Salvatore Merlo ilfoglio
L'intervento
L'unico atto dovuto è un armistizio tra magistratura e politica. L'ex ministro Mastella ci scrive
Il conflitto genera un cortocircuito: il potere giudiziario perde la sua aura di terzietà, la politica può giocare la carta della persecuzione. La lenta macchina della giustizia Clemente Mastella ilfoglio
Tormentone politico-giudiziario
Atto voluto, non dovuto. La storia d'Italia spiegata attraverso le esondazioni dei pm
Oltre la vergogna del caso Almasri. La risposta ritorsiva della magistratura non è un’opinione, è un sospetto legittimo che si spiega facilmente con la ricerca dei pieni poteri da parte delle procure. Gian Domenico Caiazza ilfoglio
Quello che non torna
Meloni indagata, l’ombra di una trappola della CPI: Almasri lasciato libero in Ue dal 6 gennaio
Perché la Corte Penale Internazionale ha aspettato 12 giorni prima di emettere il mandato di cattura? L’ipotesi di una ritorsione contro il governo, che non farà arrestare Netanyahu se sarà nel nostro paese
Pasquale Ferraro 30 Gennaio 2025 alle 11:11 ilriformista3’ Powered by
Meloni indagata, l’ombra di una trappola della CPI: Almasri lasciato libero in Ue dal 6 gennaio
Agatha Christie, con consapevole saggezza, sosteneva che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. E se applicassimo questo metro all’epilogo grottesco che sta assumendo la vicenda che ha portato alla liberazione di Najeem Osema Almasri Habish, non possiamo non cogliere alcune particolari sfumature che si addensano nell’intera vicenda e che conducono ad alcuni interrogativi obbligati. Per farlo, però, è necessario abbandonare le trincee della contesa politica e il ribollire di un conflitto “civile freddo”. Ma quello dello scontro diretto, successivo alla comunicazione urbi et orbi a mezzo social di Giorgia Meloni, è l’ultimo capitolo di una storia che può e deve essere ricostruita con un necessario raziocinio.
La strana mossa della Corte Penale Internazionale
Partiamo dal mandato di cattura emesso dalla Corte Penale il 18 gennaio – il giorno prima del suo arrivo in Italia, non dalla Libia ma dalla Germania – dando seguito a una richiesta della Procura presso la CPI datata 2 ottobre 2024. Almasri, capo della Polizia giudiziaria libica, è stato arrestato dalla Digos a Torino il 19 gennaio. E qui già sorge il primo legittimo interrogativo: se Almasri è così pericoloso come ritiene la Corte Penale Internazionale, e la Procura dell’Aja richiede di spiccare il mandato di cattura già il 2 ottobre, perché aspettare fino al 18 gennaio con tutti i rischi del caso? Soprattutto alla luce del fatto, anche qui incontrovertibile, che il libico è giunto sul suo europeo il 6 gennaio, girovagando indisturbato. Un sospetto sollevato dalla stessa presidente del Consiglio e che non può che trovare sostegno in chiunque sia scevro da forme di pregiudizio politico.
È una questione di sicurezza nazionale, la nostra, e ha indubbiamente a che fare anche con il rapporto che sussiste con il famigerato “memorandum” con la Libia – siglato dall’allora ministro dell’Interno Minniti – che impedì che sull’Italia si riversassero 250mila clandestini. Memorandum rinnovato da tutti i governi che si sono succeduti negli anni. Qui le ipotesi potrebbero essere molteplici, tra cui uno sgambetto della CPI all’Italia per aver dichiarato che non procederà all’arresto del premier israeliano Benjamin Netanyahu se dovesse trovarsi sul suolo italiano. Oppure a qualcuno non va giù la nuova politica estera italiana, soprattutto in Libia, dove un certo ritrovato dinamismo sta riportando la nostra posizione alla dimensione di un tempo. Dubbi che probabilmente rimarranno insoluti, ma che la dicono lunga sulle “trame” che possono essere intessute per raggiungere gli scopi prefissati. E si sa: gli organismi internazionali non sono estranei a “influenze”.
La reazione della magistratura italiana
Ovviamente la vicenda e le implicazioni “internazionali” potrebbero escludere l’interpretazione secondo cui il caso è uno strumento della guerra in corso tra l’esecutivo e la parte barricadera della magistratura, quella che non accetta la riforma Nordio e la separazione delle carriere. E anche qui le cose appaiono ben più complesse di come sono state raccontate. Partiamo innanzitutto dalla prima obiezione che è stata posta alla ricostruzione fornita da Meloni, ovvero che la Procura di Roma aveva l’obbligo di trasmettere gli “atti” e dunque di inviare non subito, ma “entro 15 giorni” anche la comunicazione agli indagati. Naturalmente “omessa ogni indagine”, in quanto non la Procura di Roma, ma il Tribunale dei ministri ha l’obbligo di fare le indagini.
La Procura di Roma poteva ritenere infondate le accuse? Poteva ritenere che non si configurassero in alcun modo le due ipotesi di reato avanzate nella denuncia? Poteva allegare la richiesta di archiviazione come già avvenuto. Ma poniamo il caso che ritenesse fondate entrambe le accuse, e consideriamo che è consentito un lasso di tempo di 15 giorni per la trasmissione degli atti e la “comunicazioni agli indagati”. Visto il “clima” rovente che si è respirato tra governo e magistratura, probabilmente attendere qualche giorno avrebbe evitato una così eclatante “coincidenza”. Finendo per annullare le informative in Parlamento di Nordio e Piantedosi.
Intanto i componenti del governo indagati hanno deciso di nominare congiuntamente l’avvocato Giulia Bongiorno quale difensore. Una scelta che pone in evidenza non solo la compattezza dell’esecutivo ma la comune linea difensiva, tanto giudiziaria quanto politica. Pasquale Ferraro ilriformista



Commenti
Trovare un equilibrio non è un diritto ma è un dovere. Le sagge parole di Meloni.. Redazione
lettere al direttore
I pm? Accontentarsi che badino alla legalità, piuttosto che alla moralità..ilfoglio
Le ragioni che hanno portato alla perdita di credibilità dei magistrati spiegate da due magistrati doc
Luigi Salvato riconosce che gli ambiti di cui si deve occupare il potere giudiziario sono aumentati, come i margini di discrezionalità nella sua attività: deve però resistere all'idea che egli sia sopra ogni potere. Per Margherita Cassano la politica spesso sceglie di non scegliere e lascia troppo spazio di interpretazione..CLAUDIO Cerasa ilfoglio.it
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