Giù la maschera. Trump dà la colpa della guerra agli ucraini, che ne dice l’Italia?
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L’unico lato positivo di questa immensa tragedia sta proprio nell’incredibile spudoratezza del presidente americano,
Francesco Cundari 19 Febbraio 2025 linkiesta.it lettura2’
scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette
La posizione dell’amministrazione americana sulla guerra in Ucraina diviene ogni giorno più chiara, ed è, semplicemente, quella della Russia. Non fossero bastati i fatti, a cominciare dalla clamorosa riabilitazione di Vladimir Putin sulla scena internazionale, mentre continua imperterrito a bombardare case, scuole e ospedali, e dalla scelta di avviare colloqui di pace con lui, sulla testa dell’Ucraina, ieri sono arrivate anche le parole di Donald Trump.
I colloqui avviati da americani e russi in Arabia Saudita, ha detto il presidente americano, «sono andati molto bene e ora sono più fiducioso di prima, perché la Russia vuole mettere fine alla guerra». Ha assicurato che vedrà Putin presto, «probabilmente entro fine mese». Quanto alle proteste di Volodymyr Zelensky, «poteva pensarci prima, fermando con un accordo questo confitto, che rischia di finire con la Terza guerra mondiale. Zelensky mi ha deluso».
E se tutto questo già non bastasse, Trump ha persino rilanciato la più spudorata di tutte le provocazioni russe, quella sull’illegittimità democratica del presidente ucraino: «In Ucraina non si tengono elezioni da molto tempo. C’è la legge marziale e Zelensky ha il quattro per cento nei sondaggi. Si capisce, perché il suo paese è distrutto, come e peggio di Gaza».
L’unico lato positivo di questa immensa tragedia sta proprio nella spudoratezza del presidente americano. Se alla telefonata con Putin fossero seguite dichiarazioni almeno un poco più ambigue, qualche parola di circostanza per le sofferenze ucraine, una qualche minima concessione retorica per Zelensky o per l’Europa, la grande ipocrisia che circonda le mosse di Trump avrebbe potuto reggere ancora.
E soprattutto dare alla destra di Giorgia Meloni il tempo di portare a termine la sua manovra di riallineamento alla nuova amministrazione americana, con il ritorno alle sue originarie posizioni filoputiniane, scaricando l’Ucraina senza dare troppo nell’occhio. Del resto, si tratta della sua collocazione naturale, assieme ai populisti della Lega e del Movimento 5 stelle.
Per capirlo con ampio anticipo bastava leggere la Verità, che infatti oggi apre la prima pagina con un trionfale «Usa e Russia licenziano Zelensky». Lo spazio per il doppio gioco meloniano tra Europa e Stati Uniti, o meglio ancora per l’equivoco della sua evoluzione liberal-conservatrice, si fa sempre più stretto. È l’unica buona notizia di questi giorni terribili. E temo anche dei prossimi.



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