LA DIPLOMAZIA AL TEMPO DI TRUMP: LE POTENZE IMPONGONO LE REGOLE, I DEBOLI S’ATTACCANO –

* ETTORE SEQUI: “IL MONDO SI RIORGANIZZA SECONDO LOGICHE DI SCAMBIO: CHI HA RISORSE DA NEGOZIARE IMPONE LE REGOLE,

21 feb 2025 16:14 dagospia.com lettura3’

CHI NE È PRIVO RESTA AI MARGINI. L’EUROPA È DAVANTI A UN BIVIO. PUÒ RESTARE SPETTATRICE E SUBIRE DECISIONI ALTRUI OPPURE PUÒ TRASFORMARE QUESTA CRISI NELL’OCCASIONE PER RAFFORZARE LA PROPRIA COESIONE POLITICA E STRATEGICA” – L’OBIETTIVO DI TRUMP NEL RIAVVICINAMENTO A PUTIN: “USARE MOSCA COME LEVA PER CONTENERE PECHINO. LA REINTEGRAZIONE DELLA RUSSIA NEI MERCATI GLOBALI RIDURREBBE LA SUA DIPENDENZA ECONOMICA DALLA CINA E NE INDEBOLIREBBE IL RUOLO NELLA SUA SFIDA ALLA SUPREMAZIA DEL DOLLARO…”

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

Il violento attacco di Trump a Zelensky […] non deve sorprendere. […] Trump applica una tattica collaudata: alzare la posta, creare caos, minacciare e costringere gli avversari a piegarsi alle sue condizioni.

[…] Con l’Europa, Trump ha seguito lo stesso metodo. Dopo l’esclusione dai negoziati di Riyad e le critiche di Vance, la reazione europea è stata affannosa: accettazione di un aumento delle spese militari – e perfino del tabù di scorporarle dai vincoli del Patto di Stabilità – mentre la Francia ha organizzato un vertice d’urgenza per discutere di difesa comune e del possibile invio di forze europee in Ucraina.

Trump agisce come un broker spregiudicato: non si limita ad affrontare le crisi, le trasforma in asset da gestire. L’Ucraina non è più solo un conflitto da risolvere ma una merce di scambio. Il prezzo è chiaro: accesso alle terre rare ucraine, accordi economici vantaggiosi con Mosca e una rapida chiusura del conflitto per concentrarsi sul vero rivale: la Cina. L’attacco a Zelensky non è dunque un errore, ma una mossa calcolata.

[…] La logica del broker è evidente anche sul fronte asiatico. Trump vuole usare Mosca come leva per contenere Pechino. La reintegrazione della Russia nei mercati globali – da qui l’idea di rianimare il G8 – ridurrebbe la sua dipendenza economica dalla Cina e ne indebolirebbe il ruolo nella sua sfida alla supremazia del dollaro.

Le conseguenze sarebbero decisive: indebolire l’asse Mosca-Pechino, limitare il sostegno russo a Iran e Corea del Nord e rafforzare la posizione americana in Asia. La Cina ha tratto grandi vantaggi dall’isolamento russo, trasformando Mosca in un junior partner sempre più dipendente. Se Trump riuscisse a scardinare questa dipendenza, Pechino perderebbe un alleato strategico e si troverebbe indebolita nella sua competizione con Washington.

Non a caso, Xi Jinping osserva con inquietudine ogni segnale di riavvicinamento tra Mosca e gli Stati Uniti. E non a caso, alla Conferenza di Monaco è iniziato un discreto corteggiamento reciproco tra Europa e Cina: il ministro degli Esteri Wang Yi ha sostenuto la partecipazione dell’Europa ai colloqui russo-americani di Riyad, mentre la Commissione Europea ha fatto aperture commerciali verso Pechino, preoccupata dalle possibili ripercussioni di futuri dazi americani sui beni europei.

Questa crisi ha accentuato inoltre la frattura tra la sicurezza americana e quella europea. Mentre Washington guarda sempre più all’Indo-Pacifico, l’Europa resta ancorata a una visione continentale della propria difesa, senza però una reale capacità autonoma di garantirla. Il mondo si riorganizza secondo logiche di scambio: chi ha risorse da negoziare impone le regole, chi ne è privo resta ai margini. L’Europa è davanti a un bivio.

Può restare spettatrice e subire decisioni altrui oppure può trasformare questa crisi nell’occasione per rafforzare la propria coesione politica e strategica. Soprattutto, dovrà ricordarsi di essere un sistema comune di valori in un momento storico in cui sembrano contare solo gli interessi.

*Ettore Francesco Sequi è un diplomatico italiano, segretario generale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale Da maggio 2023 è Presidente di Sorgenia

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