La proposta di Battista: «Stop alle feste del 25 aprile dal prossimo anno». Sinistra al governo festa conta poco

Pagliarulo Anpi, perché esalta i valori della resistenza italiana ma nega il valore della resistenza Ucraina. E fa il filo-putiniano.

24 Aprile 2025 - 10:04 Alba Romano lettura2’

L'editorialista: «Il signor Pagliarulo, che viene spacciato per il capo dei partigiani, è esattamente come me. Né io né lui abbiamo combattuto»

Pierluigi Battista dice basta al 25 aprile. In un’intervista al Giornale firmata da Hoara Borselli il giornalista ed ex vicedirettore del Corriere della Sera dice che la «famiglia antifascista» che nasce da Stalin. «Una celebrazione di una data così importante va bene. È l’ottantesimo anniversario. Noi facciamo sempre nozze d’argento, nozze d’oro, facciamo pure questo ottantesimo. Però dall’ottantunesimo facciamola finita». Secondo Battista la festa dovrebbe diventare «come il 2 Giugno: si mandano le corone, qualche discorso ufficiale, e punto. Il 2 Giugno è una festa che tutti quanti riconoscono. Che unisce gli italiani. Puoi essere di destra, di sinistra, ma più o meno ti riconosci nei valori repubblicani, no?».

L’Anpi

Infine, sull’Associazione Nazionale Partigiani: «Il signor Pagliarulo, che viene spacciato per il capo dei partigiani, è esattamente come me. Né io né lui abbiamo combattuto. Allora, fregiarsi del titolo di partigiano quando non lo sei ha un significato: usurpi un titolo morale in più. Non è vero: tu sei niente. Hai gli stessi titoli morali miei. Se ti dichiari partigiano è come se io aderissi a una associazione di ex garibaldini». L’associazione, invece, «ha senso strumentale. Ti dico una cosa: questo signore che esalta i valori della resistenza italiana nega il valore della resistenza Ucraina. E fa il filo-putiniano. Che coerenza c’è? Lancio una sfida a Pagliarulo: andiamo il 25 aprile insieme a Kiev?»

La normalizzazione

Insomma, Battista dice che bisogna normalizzare il 25 Aprile: «Sa perché? Non si possono legare valori che sono universali, come la libertà e la democrazia, a un fatto specifico, molto circoscritto nella storia del mondo, come la liberazione del Nord Italia. Tra due o tre generazioni cosa faremo? Celebreremo la democrazia o la liberazione di Milano?». Anche perché «intorno al 25 Aprile ci sono state delle rotture. Negli anni Cinquanta addirittura si scissero le associazioni dei partigiani. C’era l’Anpi, legata al Pci, e poi una associazione di partigiani dc e liberali. Poi, col tempo, si era desacralizzato. Gli anni finali della prima Repubblica era una festa tranquilla, come il Primo maggio».

Il 25 aprile del ’94

Ma è diventata divisiva, spiega Battista, «il 25 aprile del ’94. Pioveva a dirotto quel giorno. Berlusconi aveva appena vinto le elezioni. Era tornato il nemico e in piazza un’enorme folla diceva che stava tornando il fascismo. Il 25 Aprile tornò a essere la festa dell’allarme. In quel ’94 Bossi partecipò al 25 Aprile e D’Alema decise che la Lega era una costola della sinistra». Da allora sempre così? «No, quando la sinistra è al governo il 25 aprile conta poco. Ci si limita a fare un corteo, a fischiare il padre della Moratti in carrozzina, a insultare e tirare le uova alla Brigata ebraica, senza che l’Anpi si scandalizzi».

 

Commenti   

#2 walter 2025-04-24 18:24
Il colloquio
Soliani (Anpi): “Il riarmo non è uno scandalo. Difendere la Brigata ebraica”
La vicepresidente dell'Associazione partigiani e presidente dell'Istituto Cervi: "Facciamo sempre più fatica a riconoscere e sostenere le resistenze che ci sono in giro per il mondo. L'invito alla sobrietà del governo? Parole improprie"… estrattoLuca Roberto ilfoglio.it
#1 walter 2025-04-24 15:31
Polemiche da 25 aprile: lo svilimento fascista della memoria resistenziale
….
La provocazione
Se dunque il lutto per la scomparsa del Pontefice invita a un clima di raccoglimento, esso può anche offrire un’occasione preziosa: quella di restituire al 25 aprile il significato che gli è proprio, come festa unitaria della libertà riconquistata, fondamento della nostra democrazia. È un compito che interpella soprattutto le giovani generazioni, spesso confuse da una narrazione storica distorta e fuorviante, che cerca di sminuire il valore della lotta resistenziale o di ribaltarne il senso. In questo contesto, non stupisce che vi sia chi prova a delegittimare la resistenza armata del popolo ucraino contro l’invasione russa, dipingendola come una provocazione e non come una reazione legittima alla violenza. Ma una simile lettura, rovesciata e ambigua, ci riporta indietro nel tempo, come se anche i partigiani italiani avessero dovuto desistere dalla lotta armata per non provocare il nazifascismo.
. Polemiche sul 25 aprile “sobrio”
Il significato rinnovato
Oggi, di fronte a nuove minacce all’ordine democratico – in Europa come altrove – il 25 aprile acquista un significato rinnovato. Proprio nella sobrietà e nella solennità imposte dalle circostanze si cela l’opportunità di ricomporre il senso autentico di questa festa. Non come vessillo di parte, ma come patrimonio comune di tutti i democratici italiani, chiamati a testimoniare, oggi più che mai, il valore della libertà, della giustizia, della resistenza al sopruso. Perché quei valori, ieri come oggi, non sono retorica: sono responsabilità….Raffaele Bonanni estratto da ilriformista.it

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