Almasri, il costituzionalista Mario Esposito : "Solo Meloni archiviata? Vedo una decisione politica"

In precedenza Almasri aveva soggiornato per dodici giorni tra Regno Unito, Belgio e Germania.

di Alessandro Gonzato martedì 5 agosto 202 liberoquotidiano.it lettura2’

Mario Esposito, professore di Diritto Costituzionale a Unipegaso e docente alla Luiss, commenta a Libero la chiusura delle indagini sul caso del generale libico Almasri, accusato di crimini di guerra, prima arrestato, poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane a gennaio. In precedenza Almasri aveva soggiornato per dodici giorni tra Regno Unito, Belgio e Germania.

Professore, com’è possibile che per gli stessi capi d’imputazione – falso e peculato – la posizione di Giorgia Meloni sia stata archiviata mentre i ministri Piantedosi, Nordio e il sottosegretario Mantovano rischiano il processo?

«Condivido il dubbio. Ho appena letto l’esiguo provvedimento del Tribunale dei ministri di Roma e rilevo una serie di punti che confermano le perplessità che ho avuto fin da subito. Se il governo ha una colpa, glielo dico apertamente, è quella dell’eccesso di buona fede: poteva invocare immeditamente il segreto di Stato e la partita si sarebbe chiusa lì. Tornando alla vicenda giudiziaria, mi pare chiaro che qualcuno abbia una finalità diversa, più politica che tecnico-giudiziaria».

Cosa intende?

«Paradossalmente la premier sarebbe stata messa meno in difficoltà se non avessero archiviato la sua posizione: forse c’è a chi non dispiace una spaccatura nell’esecutivo, diciamo così».

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Veniamo ai punti del provvedimento che non la convincono.

«Innanzitutto in modo quasi imbarazzato si fa riferimento alle informazioni sommarie del prefetto Giovanni Caravelli al quale si dà credito – ed era difficile non farlo – sul fatto che il presidente del Consiglio fosse informato della vicenda; però poi viene messo in dubbio che sulla scorta delle stesse informazioni fornite da Mantovano la premier fosse d’accordo: capiamoci, se era stata messa al corrente di tutto e non c’è stato un provvedimento contrario, è alquanto difficile affermare che la Meloni non sapesse né condividesse l’operato del suo stesso governo. Peraltro, se vogliamo ritornare strettamente alla legge, in base all’articolo 95 il presidente del Consiglio è responsabile dell’operato dell’esecutivo».

Qual è la seconda perplessità?

«Eh, qui si cela quasi un aspetto confessorio della natura politica del provvedimento».

Si spieghi.

«C’è scritto che non bastano nemmeno le dichiarazioni della Meloni rilasciate alla Rai dopo aver ricevuto l’avviso di inizio indagini perché, dice sempre il testo, configurano un’assunzione di responsabilità politica e non penale. Delle due l’una: se stiamo parlando di responsabilità politica – e a mio giudizio è così – e vale per la premier, deve valere pure per gli altri. Mi pare che quantomeno si imponga qualche riflessione...».

Diceva che i punti che non la convincono sono tre...

«Nel provvedimento c’è scritto che gli elementi indiziali sono tali da non ritenere che ci sia bisogno di procedere.

Da costituzionalista,tanto più nella scarsità di riferimenti alle condotte contestate- mi pare implausibile affermare ad un tempo che ci sia prova dell’informazione data al presidente ma non della sua condivisione. In realtà dal momento che è stata informata e che non ha assunto alcuna diversa determinazione, la questione rientra totalmente e senza residui nell’ambito dell’esercizio del potere politico e della correlativa responsabilità. Insomma, una fattispecie non frazionabile, che rientra nella politica generale del governo ai sensi dell’art. 95 della Costituzione».

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Ora qual è l’iter?

«Prima di tutto va chiarito che l’archiviazione non è impugnabile. Se invece, nei confronti degli altri, il collegio ritiene che si debba procedere la palla passa alla Camera e al Senato per la richiesta d’autorizzazione a procedere».

Che tempistica prevede?

«Teoricamente sarà piuttosto veloce, entro 90 giorni per l’eventuale richiesta. A differenza delle indagini che, stranamente, sono state piuttosto lunghe».

Commenti   

#1 walter 2025-08-06 02:13
L'intervista. Cassazione, Insolera: “Alla certezza del diritto si è sostituita la prevedibilità della decisione giudiziaria. Oggi è scomparsa la grande tradizione della penalistica italiana”
…C’è un “filo” che collega gli avvenimenti odierni a un progetto più ampio e risalente. Alla certezza del diritto si è sostituita la prevedibilità della decisione giudiziaria. Anche in ragione di interventi sovranazionali, si è ibridato il sistema, attingendo a piacere da ordinamenti basati sulla vincolatività del precedente e innestando le novità su una magistratura di carriera che nulla ha a che vedere con quella di common law. Certe relazioni del Massimario rischiano di condizionare pesantemente l’interpretazione dei singoli giudici
.. Parole belle, ma distanti da una realtà dove il diritto giurisprudenziale è ormai solo diritto giudiziario. Il consilium del giurista vale zero nelle aule di giustizia.
… Questo anche perché è scomparsa la grande tradizione della penalistica italiana: prima c’era chi nasceva nel foro, ma attualmente le università sono occupate prevalentemente da “tempo-pienisti”, che con l’ordinariato poi magari si mettono a fare gli avvocati, ma in una dimensione in cui conoscono e sfruttano tutte le deviazioni del diritto penale vivente. C’è un mutamento antropologico dell’università. Si è smarrita la dimensione del garantismo penale: noi ci occupiamo di libertà dei singoli di fronte al Leviatano, ma ormai prevalgono altri impulsi e altri sentimenti, che sono quelli “codisti” rispetto al pensiero politico della magistratura… estilriformista.it ratto Lorenzo Zilletti - avvocato penalista 4 Agosto 2025 alle 17:17

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