Cgil in panne. Il crepuscolo di Landini, l’Usb al comando, e la nuova era del sindacalismo senza testa

Il movimento per Gaza accelera e va in piazza senza le sigle storiche, mentre nuovi gruppi emergono come protagonisti delle proteste

Mario Lavia. 25.9.2025 linkiesta.it lettura3’

Ai sindacati storici la situazione rischia di sfuggire di mano. Cgil, Cisl e Uil sono stato scavalcati dalla Usb, il sindacato di base ex Cobas, quello che – per usare un linguaggio da anni Settanta – ha preso la testa del movimento. «Proclameremo un nuovo sciopero generale e questa volta lo faremo senza preavviso», hanno detto ieri.

Perché è diretto dall’Usb il movimento per Gaza che non vedeva l’ora di andare in piazza e che lunedì c’è effettivamente andato, magari credendo che a chiamare allo sciopero generale fossero come sempre i tre sindacati storici. Specialmente Maurizio Landini, giacché i lavoratori hanno ben capito che la Cisl di Silvia Fumarola, allieva del sottosegretario Luigi Sbarra, è approdata dalle parti del governo.

Ma Landini stavolta non c’era. Un paradosso clamoroso per uno che da anni cerca di suscitare movimenti di massa e rivolte sociali passando per referendum fallimentari, come quello sul Jobs Act. Ora la Cgil farà di tutto per rientrare ma per ora la piazza non la controlla: la controllano gruppi sindacali minori di tipo mélenchoniano, e infatti lo sciagurato slogan francese «blocchiamo tutto» è diventato il loro motto.

La situazione rischia di degenerare: senza preavviso uno sciopero può uscire dai binari della legge, e Matteo Salvini già si frega le mani nell’annunciare un trumpismo bonsai in salsa italica.

«A Roma, piazza dei Cinquecento sarà presidio permanente per Gaza. E sarà così in tutta Italia. Organizzeremo cento piazze per Gaza», ha detto ieri un rappresentante di questo sindacato ribelle che ha avuto sicuramente la prontezza di chiamare la gente in piazza ma un po’ così, elevando lo spontaneismo a cifra di una protesta politica, il che non ha certo disincentivato i nuovi black bloc e facinorosi vari che hanno rovinato la mobilitazione soprattutto a livello mediatico.

La questione vera è che la Cgil non ha seriamente mai ostacolato il risorgente estremismo dei nuovi Cobas, mentre la Cisl finiva in braccio a Giorgia Meloni.

Nel bipolarismo sindacale le confederazioni appaiono cascami di un mondo ormai finito. E in questa caduta del sindacalismo storico l’Usb, più agile e meno mainstream, sfonda, a imitazione di quello che sul piano politico è accaduto dieci anni fa con l’emersione del grillismo ai danni della sinistra riformista. Con la differenza che Landini, lui, ha sfregato la lampada del populismo dalla quale sta uscendo il Genio dell’estremismo, è stato un apprendista stregone che ha soffiato su tutti i fuochi del malessere, non per darvi risposte, ma per farne il trampolino del proprio successo. Invece l’uomo che doveva guidare le masse ne è stato scavalcato perché, diceva Pietro Nenni, «c’è sempre uno più puro che ti epura». E infatti ieri in piazza Montecitorio a un presidio per Gaza hanno fischiato una rappresentante della Cgil.

In questo quadro sarà da vedere se il movimento inasprirà ancora di più le sue caratteristiche di una massa senza controllo, alimentando le pulsioni autoritarie del governo.

Mentre la sinistra politica, cioè il tripartito Pd-M5s-Avs, dà evidenti segni di voler anch’essa recuperare un movimento che è scattato in avanti, non sotto la sua egida e la sua direzione, e in questo senso alza i decibel della protesta contro Giorgia Meloni – come si è visto ieri mattina con la momentanea occupazione dell’aula di Montecitorio.

Ieri il Movimento 5 stelle ha disertato l’aula dove parlava Giancarlo Giorgetti, e invano Stefano Patuanelli ha cercato di tenere una posizione meno estremista che poi è prevalsa.

Vedremo che succederà oggi in Parlamento, dove Guido Crosetto spiegherà cosa sta succedendo ai danni della Flotilla bersagliata da attacchi su cui il governo deve fare luce.

Si è dunque entrati in una fase inedita di bollori popolari lasciati senza una guida e incentivati dal crescere dell’offensiva israeliana – con una posizione del governo sul riconoscimento condizionato dello Stato palestinese che la sinistra giudica come una perdita di tempo.

In particolare, Elly Schlein sta criticando duramente Giorgia Meloni, forse anche con la speranza che il movimento per Gaza e la solidarietà alla Flotilla portino vento nelle sue vele, a pochi giorni dal cruciale voto nelle Marche: cosa che nessuno, ragionevolmente, può prevedere.

Ma tornando a Landini, ha scritto bene Dario Di Vico, sul Foglio, a proposito del suo «progetto cerebrale» di mettere su un qualcosa di politico che non ha avuto i consensi sperati e ha snaturato la funzione storica della Cgil. A questo punto resta da capire se dopo tante emblematiche batoste sia già tardi per cambiare molto, o tutto, lì dentro.

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