1-Perché è pericoloso creare simmetrie fra la tragedia di Gaza e la Shoah
- Dettagli
- Categoria: Italia
2. Il Pd deve decidere se vuole davvero mettersi nell’area della barbarie di una Francesca Albanese.
02 ott 2025 ilfoglio.it lettura 4’
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
Sullo stesso argomento:
Contro gli esibizionismi finto umanitari, evviva Mattarella
Criticare Israele senza dimenticare di condannare Hamas? Si può fare
L'errore di celebrare san Francesco come se fosse santa Greta
Al direttore - Rispondendo a Mieli che, ospite di Formigli e della sua trasmissione su La 7, si rifiutava di definire “genocidio” quel che succede a Gaza, Montanari ha così detto: “Tu ti puoi anche rifiutare di dire che l’acqua calda è calda, ma che a Gaza sia genocidio è una verità scientifica”. E’ la scienza dunque ad attestare che a Gaza è genocidio, secondo Montanari. Chiaro che Montanari di scienza capisce il giusto, ma la domanda che le sue parole impongono è: ma com’è possibile che uno di questo livello intellettuale sia rettore di una delle più antiche e celebrate università italiane?
Roberto Volpi
Suggeriamo a Montanari, nel caso fosse troppo complicato chiedere a Liliana Segre cosa ne pensa del tema, una lettura istruttiva. Iannis Roder, responsabile della formazione al Mémorial de la Shoah e direttore dell’Observatoire de l’éducation alla Fondazione Jean-Jaurès, poche settimane fa sul Point ha ricordato l’Abc. “Genocidio” è una categoria giuridica rigorosa: richiede la prova di un intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo, e una messa in opera simultanea e sistematica di tale volontà. A Gaza vi è una tragedia assoluta ma questi elementi, dice Jaurès, non risultano: non c’è un progetto di annientamento del popolo palestinese né un dispositivo di sterminio generalizzato dei civili. E’ una guerra, terribile, feroce, oscena. E chi usa alcune parole precise per creare simmetrie lineari fra la tragedia di Gaza e l’Olocausto dovrebbe ricordare che la trasformazione di Gaza in un nuovo Olocausto ha un effetto chiaro e pericoloso: superare rapidamente la stagione del senso di colpa nei confronti degli ebrei. Con tutto quel che ne consegue.
Al direttore - Capisco che l’ottimo prof. Antonio Gurrado si diverta a provocare sul filo del paradosso, ma stavolta – se lo vogliamo prendere sul serio, come merita – sbaglia, e di grosso. Quando sogna la “separazione delle carriere”, auspicando che le famiglie educhino e la scuola si “limiti” a istruire, dimentica forse (o sottovaluta) il fatto che qualunque maestro è – volente o nolente – un educatore, e che attraverso l’istruzione si insegna inevitabilmente la vita, e uno stile di vita. “Separare le carriere” significa sminuire terribilmente la nobile professione del docente – a quel punto, davvero, sostituibile al 100 per cento con una macchina o un’intelligenza più o meno artificiale! No, caro prof. Gurrado, la soluzione non è la separazione, ma la triangolazione, e soprattutto una virtuosa (nel rispetto dei reciproci limiti) alleanza tra famiglia e scuola. Glielo garantisco, avendo il privilegio di presiedere da 15 anni le Scuole Faes - Famiglia e Scuola, che da ragazzo frequentai e che su questa alleanza si fondano da oltre 50 anni. Un caro saluto e grazie per l’attenzione a questi temi.
Giovanni De Marchi
Al direttore - Maurizio Landini: “Se attaccano la flotilla, sciopero generale tempestivo”. Confederazione dei sindacati di base: “Se fermano la flotilla, sciopero generale senza preavviso”. Benedetta Scuderi, europarlamentare Avs a bordo della flotilla: “Se ci impediscono di sbloccare il blocco, blocchiamo tutto”. Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana della flotilla non a bordo della flotilla: “Se non ci fanno passare, manifestiamo in tutte le piazze italiane”. Ennio Flaiano: “Vogliono la rivoluzione, ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri”.
Michele Magno
Per una volta, forse, la sinistra italiana, compresa quella sindacale, dovrebbe ascoltare Pedro Sánchez: “Non entrate nella zona di esclusione, perché farlo metterebbe seriamente a repentaglio la vostra stessa sicurezza. La missione della flotilla è lodevole e legittima, ma la vita dei suoi membri deve venire prima di tutto”. Sciopero generale? Forse più sciopero della ragione. Speriamo bene.
Al direttore - Anche l’Università Ca’ Foscari di Venezia si è allineata: interrotti i rapporti con “enti, istituzioni e università” israeliane, e ovviamente con i docenti che non riescano a dimostrare di non appoggiare la politica del governo Netanyahu. Lo sdegno di fronte a quanto i media stanno mostrando a ciclo continuo è comprensibile. Ma alcuni interrogativi sono ineludibili, eppure rimangono sempre senza risposta: la stessa sensibilità e lo stesso sdegno i docenti di Ca’ Foscari li hanno espressi anche davanti al massacro, alle decapitazioni, agli sventramenti di 1.200 civili ebrei il 7 ottobre? E quanto è durato quello sdegno? E la stessa interruzione di rapporti culturali i docenti di Ca’ Foscari l’hanno deliberata anche dopo l’attacco russo all’Ucraina? Credo di ricordare che a Ca’ Foscari ci sia un Centro studi sull’Arte russa (Csar) istituito con il sostegno dei due ministeri della Cultura e degli Esteri della Federazione Russa. Vi è chi abbia verificato che nel Comitato scientifico e fra i collaboratori russi non vi siano sostenitori della politica di Putin? Si è mai pensato di interrompere i rapporti con i musei russi e con i loro direttori? Si sono verificati i loro pedigree? Che l’anti Netanyahu sia spesso antisionismo e che l’antisionismo sia non di rado antisemitismo non è un mistero, purtroppo. Non si tratta di un’equivalenza necessaria a priori. E non lo si dice a difesa della politica del governo israeliano. Ma la politica di un governo non può giustificare l’interruzione dei rapporti culturali ed educativi, perché la cultura non è appannaggio di un governo, ma delle libere istituzioni di un paese e di un popolo. Purtroppo quel popolo è fatto in buona parte di ebrei, e ciò che vale per gli ebrei non vale, solo per fare un esempio, per i russi. A Ca’ Foscari, come del resto altrove, posizioni di non sviscerata passione per gli ebrei saranno esistite anche prima di Gaza, è normale, e può spiegare, ad esempio, il silenzio seguito al 7 ottobre: niente bandiere né manifestazioni di protesta, né ‘notti per Gaza’, nessuna condanna. Solo il silenzio imbarazzante dell’antisemitismo che diventa messaggio educativo per le nuove generazioni e condizionamento di giovani menti. A braci spente, l’antisemitismo non ha più vergogna. E, anziché costringere allo studio della storia, l’università scava trincee. Un’occasione persa di fare cultura.
Prof. Dario Calimani
2- L'editoriale dell'elefantino
Il Pd deve decidere se vuole davvero mettersi nell’area della barbarie di una Francesca Albanese
Votare per la linea contraria alla fine politica e militare di Hamas e contro cessate il fuoco e liberazione degli ostaggi, in qualsiasi forma, in qualsiasi campo largo o stretto, sarebbe una macchia indelebile


