Bilancio Fermi tutti Meloni fa una legge di bilancio che non scontenta nessuno, ma non serve a niente

Diciotto miliardi per tenere i conti in ordine e il Paese immobile: nessuna misura espansiva, solo ritocchi e rinvii.

Mario Lavia 18.10.2025 linkiesta.it lettura3’

Tajani salva le banche, la Cgil protesta, Confindustria si annoia. E Mattarella, l’unico a dire le cose come stanno, ricorda che senza salari dignitosi non c’è dignità né crescita

La fotografia del governo che ieri ha illustrato la legge di Bilancio 2026 al momento di scattarla pareva già ingiallita. È una fredda manovrina (diciotto miliardi di euro) che ricorda quelle di tanti anni fa su cui i cronisti avevano poco da scrivere: le famose Finanziarie degli anni Ottanta, qualche soldino qui qualche altro là, ma niente di sconvolgente. Niente di strutturale, come si dice. Non cambia nulla.

Giorgia Meloni, scesa in sala stampa dopo secoli, ha detto due cosette e se n’è andata lasciando la parola a Giancarlo Giorgetti («In bocca al lupo», la battutina) per l’esposizione tecnica. La parola magica è “equilibrio”: il che risponde al vero, i conti sono in ordine e va riconosciuto. Ottimo. Anche se è difficile non stare in equilibrio se si sta fermi. Non ci sono infatti misure espansive, e questo non lo dice un marxista, ma il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha lamentato l’assenza di misure per la crescita. Per lui la manovra non interviene con forza su settori chiave, né dà segnali coerenti di sviluppo di lungo periodo, non interviene cioè sulle ragioni a monte della stagnazione della produzione industriale che perdura ormai da anni. Sulle banche ha vinto Antonio Tajani, niente tassa sugli extraprofitti ma un marchingegno per avere qualche soldo senza che il sistema bancario-assicurativo si faccia male.

Da parte sua la Cgil (la Cisl ormai fiancheggia il governo, la Uil è sparita) segnala due problemi su tutti: il famoso fiscal drag, cioè critica che la manovra non restituisca appieno quanto “perso” per effetto del cosiddetto drenaggio fiscale; e i bassissimi, quasi offensivi, aumenti per i redditi più bassi: si calcola una incremento mensile di quaranta euro al mese per i redditi medio-bassi e per chi percepisce un reddito inferiore nemmeno quelli. Le pensioni minime aumentano di venti euro al mese.

In questo contesto colpisce il grido d’allarme di Sergio Mattarella sui salari insufficienti. Proprio nel giorno della presentazione della legge di bilancio, il Capo dello Stato ha sottolineato che mentre «risultati positivi sono stati conseguiti dagli azionisti e robusti premi hanno riguardato taluni fra i dirigenti», per non parlare «dei supermanager», che godono «di remunerazioni centinaia, o persino migliaia di volte superiori a quelle di dipendenti delle imprese», dall’altra parte ha messo sotto accusa i contratti pirata che creano «vere e proprie forme di dumping contrattuale che hanno l’effetto di ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori, di abbassare i livelli salariali, di provocare concorrenza sleale fra imprese».

Viene da pensare alla famosa frase di Adriano Olivetti – «Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minimo» – per comprendere quanto ogni anno la forbice si allarghi.

Inutile vantarsi del (relativo) aumento dell’occupazione, come fa la presidente del Consiglio, perché – ha detto ancora Mattarella – «l’occupazione, come recita l’articolo 36 della Costituzione, deve assicurare ad ogni lavoratore “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”».

Senza forzare il pensiero del Presidente della Repubblica, non si può fare a meno di notare un implicito richiamo alla politica, e segnatamente al governo, a fare di più. Un controcanto, quello di Mattarella, che si inquadra in una particolare situazione di solitudine, come scrivono i quirinalisti, quasi di disincanto sia rispetto a un governo che non lo soddisfa sia a un’opposizione che lo lascia del tutto freddo e con la quale ha scarsa consuetudine. E non certo per scelta sua.

Commenti   

#3 walter 2025-10-18 13:47
Legge di Bilancio
Otto miliardi in tre anni: il passo corto del governo sull'industria
Secondo il presidente dell'Unione industriali Torino, Marco Gay, l'industria rappresenta il “cuore dell’economia”: vale 510 miliardi, il 23,4 per cento di pil. La manvora annunciata da Meloni destina però solo 8 miliardi alle imprese nel triennio: un terzo di quanto richiesto da Confindustria .. estratto Dav Demattone ilfoglio.it

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..estratto Carmelo Caruso

Legge di Bilancio
La destra post berlusconiana alza la tassa più odiata dal Cav: l'Irap. L'altro lato del colpo alle banche
Quando nessuno aveva più la forza di difendere l’Irap e tutti si erano convinti o rassegnati a sopprimerla (persino Visco, che la ideò nel 1997), ecco che arriva un governo del centrodestra forgiato da Berlusconi (che la chiamava "Imposta RAPina") ad aumentarla di due punti estrattoLuciano Capone ilfoglio.it
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#2 walter 2025-10-18 09:01
Governo
Niente retorica e tanta visione (senza deficit)
Il cuore della manovra pulsa nella parte sociale. Famiglia e natalità tornano centrali, con misure permanenti. Si aiuta chi deve crescere i figli, non con parole da convegno, ma con provvedimenti concreti. Non è retorica, è politica
Per una volta l'opposizione tace. E quando parla, persino Landini - non certo noto per slanci amorosi verso il governo -, ammette suo malgrado che la legge di bilancio "va nella direzione giusta". Non è un'illusione, né una tregua ideologica. È il riconoscimento, tardivo ma inevitabile, che questa è una manovra che sta in piedi. E che prova a far camminare l'Italia con scarpe buone, pur vestendosi con gli abiti stretti dei vincoli europei, della crescita debole e del debito pubblico monstre. Il governo Meloni, con il ministro Giancarlo Giorgetti in cabina di regia, ha confezionato un provvedimento che ha un merito raro nel panorama italiano: fa i conti. E li fa davvero. Eppure riesce a mettere al centro famiglie, imprese, lavoratori, sanità, natalità e perfino il nodo pensioni. Non con bonus a pioggia o mance elettorali, ma con misure mirate, anche strutturali. E con l'intelligenza politica di chi sa dove e come chiedere un contributo senza inciampare nella patrimoniale ideologica…estratto Osvaldo De Paolini 18 ottobre 2025 - 10:00 ilgiornale.it
#1 walter 2025-10-18 08:33
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Prudenza, demagogia, poco pil. Cosa ci dice la manovra sul governo
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… estratto Claudio Cerasa ilfoglio.it

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