Le ragioni di un Sì. Riforma della giustizia, il referendum si muove nella nebbia. Un sì

per rinvigorire lo Stato di diritto. Il referendum so muove nella nebbia.

Biagio Marzo 4 Gennaio 2026 alle 15:59 ilriformista.it lettura3’

Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia continua a muoversi nella nebbia.

L’unica certezza riguarda le modalità di voto: due giorni, domenica e lunedì, con chiusura alle ore 15.

Sul calendario, invece, è scontro politico. Ma i referendum non si vincono sui tempi — lunghi o brevi che siano — bensì sul merito delle questioni sottoposte agli elettori.

Intorno alla cosiddetta riforma della giustizia si è accumulato molto rumore di fondo e una quantità impressionante di informazioni fuorvianti. Occorre allora chiamare le cose con il loro nome. Il cuore del provvedimento è la separazione delle carriere, accompagnata dall’istituzione di due Consigli superiori della magistratura — uno per la funzione requirente e uno per quella giudicante — e di un’Alta Corte disciplinare. Non si tratta di un attacco alla magistratura, ma di un tentativo di rafforzarne l’autonomia, la credibilità e le garanzie, ricostruendo uno Stato di diritto che negli ultimi decenni è stato più volte piegato in nome dell’emergenza. Nel tempo, soprattutto per contrastare terrorismo e mafia, il legislatore ha introdotto norme eccezionali, concepite come temporanee ma divenute strutturali. In questo contesto anche l’esperienza di Mani Pulite produsse uno slittamento pericoloso: dallo Stato di diritto allo Stato etico, dove il confine tra giustizia e moralismo si è fatto incerto. La separazione delle carriere serve a chiudere definitivamente quella stagione, completando in modo coerente il modello accusatorio del processo penale.

Giuliano Vassalli in una nota intervista, nel febbraio del 1987, al Financial Times precisò “che parlare di sistema accusatorio laddove il pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice, che ha… che non avrà più gli stessi poteri del giudice come li ha oggi, ma che continuerà a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli…essere colleghi, è uno dei tanti elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio”. In un ordinamento moderno, il giudice deve essere realmente terzo: arbitro imparziale tra accusa e difesa, non parte di un unico circuito culturale e di carriera. È un principio che affonda le sue radici nell’Illuminismo giuridico: da Cesare Beccaria a Gaetano Filangieri, la giustizia è tale solo se il potere punitivo è limitato, distinto e sottoposto a regole certe. Anche la riforma disciplinare va letta in questa chiave. Il trasferimento del potere sanzionatorio a un’Alta Corte non è una misura punitiva contro i magistrati, ma una tutela ulteriore: significa sottrarre il giudizio disciplinare all’autoreferenzialità, garantendo trasparenza e responsabilità. È una garanzia per i cittadini, ma anche per i magistrati che svolgono correttamente il proprio lavoro.

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È dunque infondata l’accusa secondo cui la riforma renderebbe il Pubblico ministero subordinato al potere politico. La Costituzione resta intatta. L’articolo 104 stabilisce che «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», mentre l’articolo 107 garantisce al Pubblico ministero le stesse tutele previste per gli altri magistrati, ribadendo che essi si distinguono soltanto per diversità di funzioni. Proprio questa distinzione rende necessaria la separazione delle carriere. Questo referendum non è contro la magistratura; al contrario, con i nuovi assetti ne rafforza l’indipendenza e la credibilità. Non è una battaglia di destra o di sinistra, né una contesa ideologica. Non prevede parole d’ordine, di schieramento e non chiama in causa la fedeltà politica. Per sua natura, il referendum è trasversale: divide gli schieramenti e interroga le coscienze. Lo ricordava anche Giacomo Matteotti, quando difendeva le istituzioni come argine contro ogni arbitrio del potere: la legalità non come formalismo, ma come garanzia sostanziale, e il processo come luogo di libertà, in cui la giustizia si realizza attraverso la forma.

A rendere il clima meno sereno contribuisce invece l’Associazione Nazionale Magistrati, il cui punto di maggiore criticità è proprio la nascita di due CSM, i cui componenti saranno selezionati anche tramite sorteggio. Un meccanismo che riduce drasticamente il peso delle correnti, facendo passare il loro potere dal massimo al minimo. La nebbia che avvolge questo referendum non nasce dal testo della riforma, ma dal rumore costruito attorno ad essa. Diradarla significa tornare ai principi: separazione dei poteri, giudice terzo, garanzie per tutti. È su questo terreno — e solo su questo — che i cittadini sono chiamati a decidere.

Biagio Marzo

Commenti   

#3 walter 2026-01-06 17:56
I magistrati ora fanno propaganda per il No al referendum pure nelle chiese
In Puglia un gruppo di dieci toghe, capitanato da Antonio Diella, presidente del Comitato per il No dell'Anm, ha organizzato sette incontri all’interno di altrettante chiese delle diocesi di Trani, Molfetta e Andria per propagandare ai fedeli le ragioni del No al referendum della giustizia.. estratto Ermes Antonucci ilfoglio.it
#2 walter 2026-01-06 16:54
Referendum giustizia, “Vuoi giudici che dipendono dalla politica? Vota no”. Il manifesto ingannevole a Milano
Referendum giustizia, “Vuoi giudici che dipendono dalla politica? Vota no”. Il manifesto ingannevole a Milano
La campagna referendaria sulla riforma della giustizia si infiamma a Milano. A far esplodere la polemica è una pubblicità affissa alla Stazione Centrale che, come denunciato dal Comitato Sì Separa, veicola un messaggio «ingannevole» contro la riforma, indicando il rischio di «giudici dipendenti dalla politica».
Un’accusa respinta con forza dal fronte favorevole al referendum sulla separazione delle carriere, che parla di una «distorsione consapevole della realtà». «Alla stazione di Milano campeggia una pubblicità contro la riforma della giustizia che evoca giudici dipendenti dalla politica. Si tratta di una distorsione consapevole della realtà», denuncia il comitato Giustizia Sì Separa in una nota.. estratto Carola Causarano 6 Gennaio 2026 alle 13:30 ilriformista.it
#1 walter 2026-01-06 15:39
6 gen 2026 15:26
TRAVAGLIO? TIÈ! LA REPLICA VELENOSISSIMA DI GAIA TORTORA AL DIRETTORE DEL “FATTO QUOTIDIANO”: “RACCOGLIETE LE VOSTRE FIRME E LASCIATE DECIDERE I CITTADINI SENZA ALTERARE LE COSE. COME L'INUTILE EDITORIALE CHE HAI VERGATO. LA CONGIUNTA QUI PRESENTE NON HA MAI USATO IL CASO TORTORA PER ESPRIMERE IL SUO SÌ CONVINTO. ANCHE SE IN ALCUNE PARTI CI SAREBBE STATO. DI SICURO I MAGISTRATI CHE MASSACRARONO MIO PADRE NON SAREBBERO STATI PROMOSSI.I CITTADINI SAPRANNO RAGIONARE DI TESTA LORO SENZA INUTILI TERRORISMI...” - TRAVAGLIO NEL SUO EDITORIALE HA SCRITTO CHE “IL CASO ENZO TORTORA È UN FORMIDABILE SPOT AL ‘NO’ ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA" dagospia.com


“IL CASO ENZO TORTORA È UN FORMIDABILE SPOT AL ‘NO’ ALLA RIFORMA DELLE GIUSTIZIA” – MARCO TRAVAGLIO SMONTA IL MANTRA DELLA DESTRA SECONDO CUI, SEPARANDO LE CARRIERE DEI MAGISTRATI, NON AVREMO PIÙ UN ‘CASO TORTORA’: “SE FOSSE VERO CHE I MAGISTRATI SI DANNO RAGIONE A VICENDA PERCHÉ APPARTENGONO ALLA STESSA ‘FAMIGLIA’, I GIUDICI DI APPELLO E DI CASSAZIONE MAI AVREBBERO OSATO CONTRADDIRE IL COLLEGA GIUDICE ISTRUTTORE CHE AVEVA ARRESTATO E RINVIATO A GIUDIZIO TORTORA; E MEN CHE MENO I TRE COLLEGHI GIUDICI DI PRIMO GRADO CHE L’AVEVANO CONDANNATO…”https://www.dagospia.com/politica/travaglio-il-caso-enzo-tortora-e-formidabile-spot-no-riforma-delle-459468
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