1-IL PETROLIO DI CARACAS E’ UN DONO O UN CETRIOLO?

2-Magallanes, politica venezuelana esiliata in Italia: “Maduro non è più al potere, ma il regime sì.

8.2.2026 dagospia e ilriformista, lettura4’

1-IL PETROLIO DI CARACAS E’ UN DONO O UN CETRIOLO? - LE SOCIETÀ PETROLIFEREAMERICANE VOGLIONO "GARANZIE SERIE" DA WASHINGTON PRIMA DI INVESTIRE IN VENEZUELA – E LO SPIEGA BENE PAUL DE GRAUWE, DOCENTE ALLA LONDON SCHOOL OF ECONOMICS: “PER RIATTIVARE L'INDUSTRIA PETROLIFERA VENEZUELANA, DILAPIDATA DA ANNI DI MALAGESTIONE E MANCATE MANUTENZIONI, SERVIREBBERO DAGLI 80 AI 100 MILIARDI DI INVESTIMENTI. CHI DOVREBBE FINANZIARLI? – ALLE COMPAGNIE DI ‘BIG OIL’ SI CHIEDE DI FARSI CARICO DI INGENTI INVESTIMENTI MA DEVONO FRONTEGGIARE PREZZI DEL GREGGIO IN CADUTA LIBERA: SIAMO ORMAI SOTTO I 60 DOLLARI AL BARILE QUANDO TRE ANNI FA SI VELEGGIAVA SOPRA I 100 - QUESTO DEL VENEZUELA È PER TRUMP UN DIVERSIVO IN UN MOMENTO IN CUI HA SPAVENTOSI PROBLEMI INTERNI: I SONDAGGI IN RIBASSO, IL CASO EPSTEIN, I DAZI CHE SI SONO DIMOSTRATI UN BOOMERANG E STANNO PER ESSERE CASSATI DALLA CORTE SUPREMA, L'INFLAZIONE CHE PENALIZZA I CONSUMATORI”..estratto dagospia.com

'BIG PETROLIO USA VOGLIONO GARANZIE DA TRUMP PER IL VENEZUELA, CHEVRON TRATTA'

'BIG PETROLIO USA VOGLIONO GARANZIE DA TRUMP PER IL VENEZUELA, CHEVRON TRATTA' 'Possibile estensione della licenza speciale'

.. TRUMP, VENEZUELA COMPRERÀ SOLO PRODOTTI USA CON RICAVI PETROLIFERI 'Farà affari con noi come principale partner'

. PAUL DE GRAUWE

"SERVIRANNO MILIARDI NON CI SARÀ UNA CORSA A SFRUTTARE I POZZI". PAUL DE GRAUWE, DOCENTE ALLA LONDON SCHOOL OF ECONOMICS: "FRANCAMENTE NON VEDO UN GRANDE FAVORE ALLE AZIENDE AMERICANE"

Estratto dell’articolo di Eugenio Occorsio per “la Repubblica”. 1-8 gen 2026 12:27 estratto da dagospia.com

2-Magallanes, politica venezuelana esiliata in Italia: “Maduro non è più al potere, ma il regime sì. Presto sifarà luce sui fondi neri portati in Spagna da Delcy Rodríguez”

Aldo Torchiaro 7 Gennaio 2026 alle 12:20 lettura ilriformista.it

vicina alla leader dell’opposizione María Corina Machado. Eletta deputata nel suo Paese, è stata costretta a lasciare il Venezuela a causa delle minacce del regime. Da sei anni vive in esilio in Italia.

Cosa sta succedendo a Caracas

«Il regime sta cercando di riorganizzarsi attraverso la leva della paura e quella della corruzione. Ma non ce la farà. Le centinaia di persone con cui sono in contatto ogni giorno mi confermano che il clima è cambiato: la democrazia sembra davvero a un passo. Serve però grande attenzione. Maduro non è più al potere, ma il regime sì. Oggi comanda Delcy Rodríguez, che rappresenta la continuità del sistema chavista ed è profondamente corrotta. Ora bisogna capire come Donald Trump intenda garantire una transizione democratica, proteggendo davvero i cittadini venezuelani».

Trump ha fatto bene a ordinare il blitz e la cattura di Maduro?

«Questo blitz americano è la conseguenza diretta della scelta di Maduro e del suo regime di chiudere tutte le vie politiche, diplomatiche, elettorali e istituzionali, impedendo ogni cambiamento democratico. ».

Qual è stato il ruolo di Marco Rubio?

«Marco Rubio è un grande alleato della causa democratica venezuelana. È cubano-americano, conosce il funzionamento dei regimi autoritari latinoamericani e sa cosa accade in Venezuela».

MARIELA MAGALLANES DEPUTATA VENEZUELA

Ora dovrebbe esserci una reazione popolare. Ci sarà?

«C’è molta paura, il regime è ancora operativo e i venezuelani sanno di poter essere colpiti dalla repressione e dai gruppi paramilitari. Ma c’è anche una forte volontà di voltare pagina. Nella notte ci sono state sparatorie in diversi quartieri di Caracas. Si parla di droni americani che monitorano i palazzi del potere. Confermiamo la guida di María Corina Machado come leader del Venezuela e riconosciamo Edmundo González Urrutia come presidente eletto».

Cosa pensa della telefonata tra María Corina Machado e Giorgia Meloni?

«È stato un segnale molto importante. Il sostegno dell’Italia a una leadership che sta guidando il Paese verso la democrazia è fondamentale. Sentiamo il supporto del mondo democratico e l’obiettivo è il ritorno della democrazia in Venezuela, che passa anche dal rientro di Machado e di noi esuli».

Quanto è importante il sostegno dell’Italia e dell’Europa?

«In questo momento l’attenzione internazionale è concentrata sull’azione di Trump. Era qualcosa di inevitabile, che ci aspettavamo. È la dimostrazione che l’uscita di Maduro non poteva avvenire in altro modo, senza l’appoggio di un alleato forte come gli Stati Uniti, da sempre al fianco della democrazia venezuelana».

Quali sono gli sviluppi internazionali più rilevanti?

«Sono enormi. Il regime di Maduro era alleato della Russia di Putin, della Cina e dell’Iran. Dal Venezuela sono partiti fondi per finanziare questi Paesi. Mentre il popolo era ridotto alla fame, fiumi di denaro, minerali, risorse rare e petrolio hanno aggirato l’embargo, alimentando un sistema di fondi neri, spesso trasformati in criptovalute, per sostenere le armi dei proxy iraniani. Un terzo della popolazione è emigrato per fame e disperazione. Anche per questo non potevamo liberarci da soli».

Di questo denaro hanno beneficiato anche i proxy iraniani, come Hamas e Hezbollah?

«Non solo. Quando si parla di sovranità bisogna ricordare che è stato il regime a violarla per primo. La prova più evidente è la presenza di quaranta agenti di sicurezza cubani nel primo anello di protezione di Maduro. Ma c’è molto di più. Gruppi terroristici operano stabilmente sul territorio venezuelano, controllano miniere e frontiere, come le Farc e l’Eln. Recuperare la sovranità del Venezuela significa anche liberarlo da questi gruppi irregolari e dagli alleati del regime che agiscono impunemente nel Paese».

Lei denuncia episodi di corruzione in Europa, quali?

«Numerosi episodi. Uno dei più recenti riguarda una compagnia aerea semisconosciuta che nel 2021 ha ricevuto dalla Spagna un salvataggio pubblico da 53 milioni di euro. In realtà era una rete di interessi che parte da Caracas, passa per Madrid e arriva fino alle banche di Panama. Secondo diverse ricostruzioni, una operazione di riciclaggio con fondi opachi legati alla nomenklatura venezuelana, restituiti “ripuliti” grazie a un prestito statale garantito dal governo spagnolo. In mezzo compaiono nomi collegati al Cartel de los Soles, a PDVSA e a prestanome internazionali».

Questi scandali coinvolgono anche l’attuale leader del regime, l’ex vice di Maduro?

«Delcy Rodríguez, che oggi detiene il potere, ne è stata protagonista. È volata in Spagna violando le regole di Schengen, nonostante fosse sanzionata, con valigie piene di denaro e lingotti d’oro per corrompere politici e partiti. Non è stata la prima: prima Chávez e poi Maduro hanno finanziato forze politiche e partner in diversi Paesi europei, alcuni dei quali sono arrivati al governo, per imporre una precisa agenda politica».

 

Accuse gravissime. L’opposizione venezuelana ha le prove?

«Molte prove esistono, altre sono state occultate nel tempo. Alcuni testimoni sono stati eliminati. Quei fondi facevano parte di una strategia geopolitica concordata tra Caracas e Mosca per indebolire la democrazia in Europa. Oggi i funzionari venezuelani pronti a parlare sono pochi, ma quando la paura finirà molti si presenteranno davanti alla giustizia, chiarendo chi e come, in Europa, ha beneficiato dei fondi neri del regime di Maduro».

Commenti   

#1 walter 2026-01-09 17:10
Petroliere fermate.Se Putin ha più senso della misura di Lucio Caracciolo
L’ennesima crisi diplomatica mostra come la Russia, che sul piano geopolitico continua a perdere posizioni, sia costretta alla protesta verbale. Ma a evocare effetti imprevedibili restano soprattutto certi commentatori


Non so pronunciarmi sulle conseguenze politiche a lungo termine del sequestro americano delle due petroliere russo-venezuelane, parte della famigerata flotta ombra con cui Mosca da anni aggira le sanzioni, ma sentire i portavoce del Cremlino indignarsi per l’inaccettabile violazione del diritto internazionale è un piacere tanto raro quanto intenso. Sebbene, va detto, nessuno di loro si sia spinto fino a denunciare il rischio di «effetti imprevedibili sul già stagnante “processo di pace” per l’Ucraina», come fa Lucio Caracciolo su Repubblica, perché alla fin fine anche loro hanno il senso della misura.


E sono i primi a rendersi conto di come l’affronto americano sia l’ennesima dimostrazione di un inarrestabile declino del potere e della capacità di influenza di Mosca, ormai espulsa dalla Siria, spazzata via dal Venezuela e impantanata da quattro anni in Ucraina. Al bluff dell’invincibile potenza del regime putiniano, cui dovremmo tutti inchinarci per evitare guai peggiori

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