Le ragioni di un Sì Referendum giustizia, a Firenze la sinistra garantista sposa il Sì.

Morando: “Distinguiamo la riforma dal colore politico”

Aldo Torchiaro 12 Gennaio 2026 alle 07:30 ilriformista.it lett3’

Lunedì a Firenze Libertà Eguale riunisce le voci della sinistra garantista a sostegno del Sì al referendum sulla separazione delle carriere. Un appuntamento che punta a riportare il dibattito sul merito, sottraendolo alla contrapposizione ideologica. Ne parliamo con Enrico Morando, presidente di LibertàEguale.

Presidente Morando, partiamo dal referendum. Perché è importante votare Sì sulla separazione delle carriere?

«Perché completa un percorso di riforma lungo e coerente sulla giustizia penale e lo Stato di diritto. La separazione delle carriere, insieme alle scelte sull’organizzazione del CSM e sulla disciplina dei magistrati, è il tassello mancante di un processo che la sinistra riformista ha avviato e sostenuto negli anni».

 

Un percorso che lei rivendica come parte della storia della sinistra di governo.

«Parte da una scelta fondamentale: quella di Giuliano Vassalli, eroe della Resistenza, giurista e ministro della sinistra socialista, di introdurre in Italia il rito accusatorio, superando il rito inquisitorio. Poi andò oltre: in una celebre intervista al Financial Times ebbe l’onestà intellettuale di dire che giudici e pubblici ministeri continuavano a far parte della stessa carriera e dello stesso ruolo, influenzandosi reciprocamente. Individuò così un limite che andava superato con una riforma successivReferendum Giustizia, a Roma il dibattito sul voto e le ragioni del “Sì”. L’evento nella Sala dei Santi Quattro

Il secondo passaggio è l’articolo 111 della Costituzione, nato anch’esso a sinistra.

«Nasce in pieno scontro tra berlusconismo e anti-berlusconismo, alla fine degli anni Novanta. Eppure, nonostante un clima politico durissimo, il centrosinistra promosse un disegno di legge di riforma costituzionale, a prima firma di Cesare Salvi, per introdurre in Costituzione il principio del giusto processo. Si aprì un confronto con il centrodestra allora all’opposizione e si arrivò a una riforma condivisa».

Che cosa afferma l’articolo 111 che rende oggi necessaria la separazione delle carriere?

«Afferma che il processo è giusto quando accusa e difesa sono poste su un piano di parità davanti a un giudice terzo. Questa parità non può essere realizzata se accusa e giudice appartengono alla stessa carriera e sono governati dallo stesso organo di autogoverno. La separazione delle carriere è la conseguenza logica di quel principio costituzionale».

Eppure oggi una parte consistente della sinistra si oppone.

«Ed è un grave errore politico e culturale. Al di là delle responsabilità del governo, che ha scelto di non modificare il testo originario, anche l’opposizione ha rinunciato a dire: la separazione delle carriere è una scelta che nel merito condividiamo, ma discutiamo come realizzarla meglio. Penso, ad esempio, al tema del sorteggio nel CSM, su cui dal nostro mondo sono arrivate proposte alternative, come i collegi uninominali».

Va distinto il merito della riforma dal colore politico di chi la propone.

«Assolutamente sì. Non comincerò a considerare sbagliata una riforma che ho sempre ritenuto giusta solo perché oggi è proposta dal centrodestra. È un tema di garantismo che prescinde le maggioranze contingenti».

Un punto su cui insiste spesso anche il Presidente della Repubblica.

«Il Presidente Mattarella ricorda continuamente alle forze politiche la lezione dei costituenti: distinguere il terreno del governo da quello costituzionale».

Il rischio, altrimenti, è quello già visto in passato.

«Esattamente. Lo abbiamo visto con la riforma Renzi: si votò pro o contro il governo, non sul merito. Oggi nessuno direbbe che il bicameralismo perfetto funzioni, ma quella riforma fu bocciata per ragioni politiche contingenti. Ripetere lo stesso errore, a parti invertite, sarebbe dannoso per la democrazia».

L’Anm intanto si fa partito e riempie le stazioni italiane di manifesti molto discutibili…

«Ho visto: parlano di attacco all’indipendenza della magistratura. È una caduta di stile clamorosa. Il nuovo art.104 riafferma in modo chiarissimo l’autonomia della magistratura. Un conto è criticare la riforma, un altro è costruire una campagna su intenzioni inesistenti».

Aldo Torchiaro. Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003.

Commenti   

#2 walter 2026-01-14 11:19
l'intervista
“Sostenere che il sorteggio porterà incapaci al Csm significa delegittimare i magistrati”. Parla Mirenda (Csm)
Il membro togato del Csm Andrea Mirenda: “La sfibrante retorica sul complesso ruolo di consigliere pare unicamente funzionale al disegno della correntocrazia di controllare militarmente i ‘propri’ consiglieri". "Sì alla separazione delle carriere tra pm e giudici" …estratto Ermes Antonucci ilfoglio.it
#1 walter 2026-01-13 14:14
Guardando all’altro fronte,, a inizio mese si è tenuto il primo evento pubblico di SìSepara, il comitato guidato dall’avvocato Gian Domenico Caiazza e promosso nell’alveo della Fondazione Luigi Einaudi. Accanto a questa iniziativa si muove anche il Comitato nazionale Sì Riforma, presieduto dall’ex giudice costituzionale Nicolò Zanon. Negli ultimi giorni entrambe le realtà hanno preso di mira l’Associazione nazionale magistrati, accusandola di aver avviato una campagna comunicativa fortemente schierata. Nelle stazioni ferroviarie italiane sono comparsi grandi manifesti 6×3 promossi dal Comitato per il No dell’Anm, nei quali si sostiene che la riforma Nordio comporterebbe una subordinazione della magistratura alla politica. Una tesi che ha fatto infuriare tutti i Comitati per il sì, per i quali si tratta di una «affermazione falsa…
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