“Referendum? Per loro sono cogl…”. E Landini vuole sorteggiare i deputati
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Il leader della Cgil trasforma il voto sulla giustizia nell’ennesimo comizio contro l'esecutivo.
di Franco Lodige 20 Gennaio 2026, 9:48politicoquotidiano.it lettura2’
E mentre attacca, pare sempre meno un sindacalista e sempre più il candidato premier del campo largo
Sulla riforma della giustizia l’aria era già pesante, ma a Napoli Maurizio Landini ha deciso che è il momento di alzare ulteriormente i toni. Il segretario della Cgil sale sul palco e parte con la solita narrazione barricadera: “Questo referendum non c’entra assolutamente nulla col far funzionare meglio la giustizia”. Per lui non si tratta di riflessioni tecniche, di problemi concreti o di ingranaggi giudiziari inceppati. No: è quasi sempre, immancabilmente, una questione politica, anzi politica con la P maiuscola. Lo ribadisce: “Noi siamo qui per dire che il nostro problema non è limitare l’autonomia o l’indipendenza della magistratura, il nostro problema è far funzionare la giustizia che non funziona”. Poi arriva il pezzo forte, quello che piace tanto ai palchi e un po’ meno ai fatti: “Questo referendum risponde a una logica totalmente politica di un governo che non solo sulla magistratura, ma anche sull’informazione, ma anche sul Parlamento, ha intenzione di cambiare, di modificare radicalmente la nostra Costituzione”, con l’obiettivo “di portare sotto il controllo politico anche l’azione dei magistrati”. E naturalmente, per non farsi mancare nulla, chiude con la cannonata finale: “Sarebbe bene che questo governo non pensasse che i cittadini italiani sono un mondo di coglioni che non capiscono quello che sta succedendo”.
Ora, sia chiaro: Landini fa Landini. Ma a volte, ascoltandolo, sembra davvero che non abbia alcuna intenzione di rinunciare al suo sogno non troppo segreto: diventare il leader politico della sinistra che il campo largo non riesce a trovare.
Ogni occasione – anche la più tecnica – diventa per lui un comizio, una tribuna, un palcoscenico per ritagliarsi il ruolo del “tribuno popolare” contro il potere cattivo. Come se stesse sempre provando il costume da capo partito, pur continuando a vestire la maglietta del sindacato. Un’eterna audizione. Ed è proprio questa impostazione a far esplodere la reazione della maggioranza, in particolare di Forza Italia, che risponde compatta. Giorgio Mulè parla di “solo bugie”. Maurizio Gasparri rilancia dicendo che Landini “fatica a capire i principi di diritto”. Deborah Bergamini affonda definendolo un “generatore automatico di fake news”.
A mettere il timbro istituzionale ci pensa il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che non gliela manda a dire: “Quando al posto delle critiche si ricorre al turpiloquio, finisce il confronto e comincia un comizio, del tutto ideologico. È un cortocircuito che dice molto sulla mancanza di argomenti di Landini rispetto alla riforma della giustizia, come votata dal Parlamento. Gli slogan urlati e gli appellativi truci non giocano alla causa di chi vi fa ricorso, semmai ne svelano la povertà di idee e ragioni”.
Nel frattempo, il ministro Carlo Nordio combatte un’altra battaglia: quella con l’Associazione nazionale magistrati. Spiega che l’Anm ha declinato un confronto televisivo diretto: “L’Anm si è rifiutata di avere un confronto one to one con me in televisione, con la motivazione che non vuole avere interlocuzione politica per non dare a questo confronto un significato politico. Questo mi fa credere che rifiutino qualsiasi altro confronto con interlocutori politici altrimenti significherebbe che hanno paura di confrontarsi con me”. E poi, senza giri di parole, aggiunge: “Io credo che l’Anm ormai stia un po’ annaspando. Cercherà interlocutori un po’ a destra e a sinistra? Va bene è nel suo pieno diritto mi rammarico che non lo faccia con me”. Nordio ora si prepara a una settimana importante: relazione annuale sulla giustizia mercoledì, inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione il 30. L’Anm assicura che non ci saranno nuove proteste, e il ministro dice di “rallegrarsene”.
Ma chi pensa che l’atmosfera sia destinata a rasserenarsi vive in un altro Paese. Lo scontro tra governo e magistratura è tutt’altro che chiuso. E pure quello tra Landini e la sua tentazione da “leader mancato” non sembra destinato a spegnersi. Anzi, ogni volta sembra alimentarsi un po’ di più. Quando si dice il fuoco sacro della carriera politica. Una cosa è chiara, cristallina: sono pronti a tutto per osteggiare il governo e questa riforma. Questa di Landini è solo l’ultima di una lunga serie di sparate destinate a inquinare il dibattito ideologico. Ma del resto si sa, la narrazione talebana non conosce né buongusto né buonsenso.
Franco Lodige, 20 gennaio 2026


