L’ora dei patrioti europei. Strani sovranisti che consigliano di lasciarsi menare senza reagire
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Le conseguenze di una resa ai ricatti militari e tariffari di Trump saranno molto care, in ogni senso, per tutti
Francesco Cundari 20.1.2026 linkiesta.it lettura2’
scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette
Nei prossimi giorni si deciderà come l’Unione europea dovrà rispondere alle nuove minacce di Donald Trump, che ormai, oltre alla consueta sfilza di dazi, non esita a ventilare persino l’aggressione militare. Gli argomenti addotti per giustificare l’annessione della Groenlandia sono risibili, sono stati già smontati praticamente ovunque e non meritano di perderci tempo e righe preziose (se avete dubbi, è una questione talmente fessa che va bene pure l’intelligenza artificiale: chiedete a lei). Il succo è che gli Stati Uniti, se volessero, potrebbero già oggi schierare sopra, sotto e attorno alla Groenlandia tutte le forze armate di cui dispongono. Dunque la questione è davvero semplicissima e sta esattamente in questi termini: andare incontro ai capricci di Trump sulla Groenlandia oggi significa prepararsi a cedere domani su Irlanda, Ibiza o Santorini, magari perché Ivanka ci è andata in vacanza e le è piaciuta, e dopodomani, perché no, sulla Sardegna o sulla Sicilia. L’idea che si possa mediare e trovare un compromesso, come ha sostenuto due giorni fa Giorgia Meloni e ieri anche Guido Crosetto, significa non avere imparato niente, dopo un anno intero in cui tutto il mondo ha visto Trump arretrare ogni qualvolta si è trovato davanti un interlocutore determinato a farsi rispettare, dalla Cina al Brasile, e invece pretendere e ottenere sempre di più ogni qualvolta si è trovato davanti gli europei.
Sono davvero degli strani patrioti, questi sovranisti italiani che invitano a lasciarsi menare senza reagire, e infatti rischiano di finire in minoranza persino tra i sovranisti europei, dove si moltiplicano le voci che chiedono una risposta ferma. Al momento, Meloni può contare soprattutto sulla prudenza, per non dire di peggio, del cancelliere tedesco Friedrich Merz, con cui fece asse già l’altra volta, quando si trattò di mandar giù i dazi di Trump senza osare nemmeno la più piccola ritorsione, anzi ringraziandolo per come era stato magnanimo (ed ecco il risultato). Senza contare ovviamente le solite quinte colonne di tutti i nemici dell’Unione, come il premier ungherese Viktor Orbán o quello ceco Andrei Babiš. Considerando poi le naturali inclinazioni di Ursula von der Leyen e la sua ovvia sensibilità alle posizioni tedesche, c’è dunque il serissimo rischio che si ripeta lo spettacolo degradante dell’altra volta, con conseguenze imprevedibili per la tenuta della stessa Unione europea. D’altra parte, proprio la prepotenza e la spudoratezza di Trump offrono anche un’occasione, a chi voglia coglierla, per scuotere l’opinione pubblica e fare leva, se non sull’orgoglio, se non sulla razionalità, almeno sull’istinto di sopravvivenza. Per una volta, le opposizioni hanno la possibilità di fare qualcosa di utile, a se stesse e persino all’Italia, ma devono farlo subito. Insomma, è l’ora dei patrioti europei, è l’ultima occasione di inchiodare i nostri sovranisti alle loro responsabilità, premendo perché il nostro paese chieda all’Ue una risposta all’altezza della sfida, da adeguati controdazi fino al famoso strumento anticoercizione, che giustamente la Francia chiede di usare e che von der Leyen già minaccia di rimettere, per l’ennesima volta, nel cassetto. Chiunque abbia modo di far sentire la propria voce farà bene ad alzarla adesso, perché le conseguenze di una definitiva resa europea ai ricatti militari e tariffari di Trump saranno molto care, in ogni senso, per tutti.


