Giorgia Meloni al Foglio: «Quelli che polemizzano sull’Ice poi chiedono agli Usa di difendere l’Ue»

«Sono convinta che solo un Occidente forte e coeso possa fronteggiare le sfide globali di quest'epoca

31 Gennaio 2026 - 09:16 Ugo Milano, ope.online lettura3’

«Sono convinta che solo un Occidente forte e coeso possa fronteggiare le sfide globali di quest'epoca, e questo vale tanto per gli europei quanto per gli americani. L'Europa non deve avere complessi di inferiorità», ha dichiarato la premier

«Non trova che sia un paradosso che proprio quelli che fanno continuamente polemica sui rapporti con gli Stati Uniti, che si stracciano le vesti per una presenza di esponenti delle forze di sicurezza statunitensi durante le Olimpiadi, come accade sempre in questi eventi con i diversi Paesi alleati, poi chiedano agli Stati Uniti di continuare a occuparsi della nostra difesa? Credo che questa confusione sia uno dei nostri principali problemi». Sono le parole di Giorgia Meloni in un’intervista con il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa. Ma la premier chiarisce subito: «Ho sempre difeso, nel rapporto con gli Stati Uniti, l’unità dell’occidente. Sono convinta che solo un occidente forte e coeso possa fronteggiare le sfide globali di quest’epoca, e questo vale tanto per gli europei quanto per gli americani».

La Nato, l’Ue e l’Ucraina

Il ragionamento della premier si allarga all’equilibrio interno alla Nato e al ruolo che l’Europa dovrebbe assumere nello scenario internazionale, a partire dalla guerra in Ucraina. «La realtà politica da cui provengo sostiene da sempre che la Nato debba poggiarsi su due solide colonne: una nordamericana e una europea. Due colonne che siano di pari forza e di pari dignità e che siano in grado di relazionarsi su base paritetica. Siamo ancora molto lontani da questo scenario, e questo governo lavora fin dal suo insediamento per colmare questo divario. Perché un’Europa in grado di difendersi da sola è un’Europa che può far sentire la propria voce e determinare pienamente il proprio destino. Soprattutto in un tempo nel quale il caos si moltiplica e le certezze che avevamo vengono meno. E l’origine drammatica di questo caos è proprio l’invasione russa dell’Ucraina. In questo quadro, sono convinta che la libertà che viene difesa a Kiev non sia solo la libertà del popolo ucraino ma anche la nostra».

«L’Europa non deve avere complessi di inferiorità»

Da qui il passaggio alla questione dell’autonomia strategica europea, che secondo Meloni non va intesa come alternativa all’alleanza occidentale, ma come rafforzamento della posizione del continente:

«Io non penso che un grande continente come l’Europa […] abbia come unica scelta possibile quella di decidere a chi consegnarsi. Io credo, al contrario, che l’Europa debba ambire a essere una potenza forte e autonoma capace di dire la propria sullo scenario internazionale e di dialogare con tutti, senza complessi di inferiorità, per perseguire i propri interessi».

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Nuovi e vecchi nemici

Nella parte finale dell’intervento, la presidente del Consiglio richiama la necessità di una visione politica di lungo periodo, mettendo in guardia da reazioni frammentarie e da nuove minacce agli equilibri europei: «Ma serve una strategia. Per tutelare l’interesse nazionale occorre difendersi dai nuovi e vecchi nemici della libertà. E per trovare le coordinate giuste, oggi come non mai, occorre partire da qui: argini contro il putinismo, contro il protezionismo, contro chi sogna un’Europa più vulnerabile alle minacce esterne. Con una consapevolezza nuova, da governare non ci sono solo gli avversari espliciti, ma anche quelli meno espliciti».

Commenti   

#1 walter 2026-01-31 17:10
Decreto Pnrr, i sindacati attaccano la misura che dà loro più potere. La realtà che li sbugiarda
Ignazio Riccio 29 gennaio 2026a a a
Il decreto legge collegato al PNRR è diventato in poche ore terreno di uno scontro politico e sindacale senza precedenti. Al centro del dibattito ci sono gli standard retributivi dei contratti collettivi: mentre opposizioni e sindacati denunciano quella che definiscono una “favorizzazione delle imprese”, la realtà normativa è ben diversa. La misura tutela chi applica correttamente i contratti collettivi, garantendo stabilità e sicurezza ai rapporti di lavoro e prevenendo rischi economici retroattivi che potrebbero mettere a rischio posti di lavoro e la tenuta stessa delle aziende. Il nodo della questione è l’articolo 18 del provvedimento: stabilisce che se un’impresa ha seguito un contratto collettivo nazionale firmato dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, il giudice potrà intervenire solo sulle retribuzioni future, ma non potrà imporre differenze di compenso retroattive. Restano esclusi i contratti “pirata” o incoerenti con il settore di riferimento. In sostanza, si tutela chi rispetta le regole, assicurando certezza sui costi del lavoro e sulle procedure di compliance. Il contesto normativo lo rende ancora più evident eestratto iltempo.it

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