Dopo il voto. La vittoria di Pirro del campo largo: votare No e diventare conservatori.

Il paradosso italiano, indignazione per Tortora e Palamara ma niente Sì alla riforma

Antonio Bargone 25 Marzo 2026 alle 12:42 ilriformista.it lett3’

Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Roberto Gualtieri qt the celebrations for the victory of the “No” vote in the referendum on the judiciary Rome Monday March 23 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Roberto Gualtieri durante festeggiamenti per la vittoria del No al referendum sulla magistratura. Roma, Lunedì 23 Marzo 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse) Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Roberto Gualtieri qt the celebrations for the victory of the “No” vote in the referendum on the judiciary Rome Monday March 23 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Ha vinto il No. Ma chi ha vinto veramente? Ha vinto l’insofferenza per il cambiamento di gran parte del Paese. È un voto conservatore, che è stato alimentato da quelle forze progressiste(?) anche in contraddizione con la loro storia. Si è fatta la scelta di orientare il voto contro il governo, lasciando in ombra la riforma sottoposta a referendum. Mi ha colpito che anche nel profluvio di commenti al voto, la riforma è scomparsa. Si è discusso e si discute sulle conseguenze politiche del voto, sul riposizionamento degli schieramenti, ma non c’è stato nessuno (tranne qualche voce isolata come quella del direttore di questo giornale) che abbia sottolineato che si è persa un’occasione storica di cambiare il sistema giudiziario, che quindi rimane ancorato al fascista codice Rocco.

Nella campagna referendaria il fronte del No ha utilizzato parole d’ordine (la costituzione non si tocca; no alla svolta autoritaria), agitando fantasmi inesistenti, ma hanno fatto presa. Soprattutto tra i giovani. Che ci sia una insoddisfazione per l’azione di governo, inadeguata e incerta rispetto alle questioni internazionali e i riflessi sull’economia del paese, ci può stare. Il centrosinistra ha voluto fare una prova generale per verificare le potenzialità di vittoria dello schieramento per le prossime politiche.

Ma per farlo ha sacrificato una riforma assolutamente necessaria per dare maggiori garanzie ai cittadini e dare applicazione ai principi costituzionali, in particolare all’art. 111 (giusto processo). Il paradosso di questo Paese è che mostra grande indignazione per il caso Tortora (per cui è stata realizzata anche una fiction) e per le rivelazioni di Palamara, e poi, quando gli si offre la possibilità di cambiare, dice di no perché tutto resti come prima. Le allarmanti conseguenze di questo voto si son mostrate in modo plastico con la sgangherata e indecente festa dei magistrati di Napoli (tra cui i vertici), con un comportamento in contrasto (questo sì) con lo spirito della Costituzione.

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Ora il centro sinistra si gode la vittoria. Ma si può rivelare una vittoria di Pirro se non si dà ascolto anche ai 13 milioni che hanno votato per il sì, per il cambiamento. La sinistra soprattutto, a cui sono affezionato, deve mettere in campo proposte riformatrici, idee e obiettivi di cambiamento di un Paese che rischia di rimanere fermo. C’è bisogno di una proposta di governo che aggreghi il consenso non su un rifiuto ma sulla voglia di far crescere questo Paese. Altrimenti quel no rischia di rivelarsi un boomerang.

Antonio Bargon

Commenti   

#1 walter 2026-03-26 08:22
Ai seggi non ci sono più i registri divisi tra uomini e donne
La novità, introdotta nel 2025, è stata adottata per la prima volta a livello nazionale solo al referendum del 22 e 23 marzo

Quando si entra in un seggio elettorale la prima cosa da fare è capire dove mettersi in fila per consegnare tessera elettorale e carta di identità. Fino a pochi mesi fa sui cartelli attaccati al tavolo degli scrutatori – quelli che indicano quale fila fare e a quale registro rivolgersi – c’era scritto “uomini” e “donne”. Al referendum del 22 e 23 marzo qualcosa è cambiato: non esistono più i cartelli “uomini” e “donne”, ma i registri sono organizzati in ordine alfabetico: dalla A alla L il primo e dalla M alla Z il secondo….. estratto 24 marzo 2026 di Micol Maccario pagella poliica.it

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