Leggendaria Bugatti, un addio tra tanti misteri: la Voiture Noire

e il mito della hypercar unica al mondo. Dalle corse al mito

27 Marzo 2026, 6:22 | di Paola Guidi | firstonline .info lettura4’

La leggendaria Bugatti La Voiture Noire, hypercar unica, messa in vendita da Anton Piëch, unisce lusso, tecnologia e artigianalità, raccontando oltre un secolo di vittorie, tragedie e rinascite della casa Bugatti

Bugatti, un addio tra tanti misteri: la Voiture Noire e il mito della hypercar unica al mondo

La mitica e misteriosissima Bugatti La Voiture Noire, simbolo dei sogni di ogni miliardario e hypercar davvero unica nel suo genere, è stata messa in vendita pochi giorni fa dal suo attuale proprietario, Anton Piëch, che l’aveva ricevuta in eredità dal padre, Ferdinand, leggendario dirigente della Porsche. Ferdinand l’aveva acquistata nel 2019 per 16,7 milioni di euro, senza mai guidarla. Due anni dopo la sua morte, nel 2021, la Bugatti consegnò La Voiture Noire a suo figlio Anton.

Bugatti La Voiture Noire: tecnologia e artigianalità

La Voiture Noire è un restyling, una celebrazione del 110° anniversario della Bugatti, realizzata a Molsheim, in Francia, nella moderna fabbrica Bugatti, basata sulla piattaforma Chiron. Ha un’estetica spettacolare e una tecnologia eccezionalmente avanzata. Ogni singolo componente è realizzato a mano; è dotata di 1500 CV, sei terminali di scarico e una carrozzeria in fibra di carbonio di un nero intenso.

Il nome è italianissimo e, in effetti, la Bugatti venne fondata in Italia, a Milano, nel 1909, da Ettore Bugatti, che, dopo aver lavorato nella bottega di famiglia e grazie alla sua passione per la meccanica, venne assunto dall’ingegner Prinetti e dall’industriale Stucchi per lavorare nella fabbrica di tricicli a motore di quest’ultimo.

Dalle corse al mito: la carriera di Ettore Bugatti

Nel 1899 cominciò una carriera vittoriosa come pilota di auto da corsa, tutti su modelli De Dion. Ritiratosi a causa di un incidente, progettò una vettura a quattro ruote che venne realizzata grazie ai finanziamenti dei conti Gian Oberto e Olao Gulinelli di Ferrara. Presso il loro palazzo, in pieno centro, Ettore Bugatti, ancora diciannovenne, realizzò una nuova vettura, denominata ufficiosamente Tipo 2 (o Bugatti-Gulinelli Tipo 2), che vinse il Gran Premio di Milano del 1901. Il successo internazionale della nuova auto gli fruttò un contratto con la fabbrica alsaziana, allora tedesca e poi francese, della De Dietrich. Cominciò così una lunga serie di successi sia commerciali che sportivi, grazie alle innovazioni, all’eleganza e all’aura di mito della tecnologia che circondava sempre le sue vetture.

Record e vittorie: migliaia di gare vinte da Bugatti

Alla fine degli anni Venti, la fabbrica Bugatti contava 1200 dipendenti e vinceva tutte le gare internazionali; dal 1924 al 1927 conquistò il successo in ben 1.851 gare. Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, la famiglia Bugatti tornò a Milano. Per salvare i segreti e i prototipi di motori innovativi, Ettore, tornando in Francia, riuscì con i suoi collaboratori a seppellire i motori mitici, quelli con testata a 16 valvole. La fabbrica venne ripetutamente bombardata e, oltre alle disavventure legate al suo gioiello, Ettore dovette affrontare il grande dolore del suicidio del fratello.

Ritorno in Francia: trionfo con la Tipo 35

Tornato a produrre in Francia le sue splendide vetture, trionfò in tutte le gare dell’epoca grazie a una serie di modelli, tra cui la celebre Tipo 35, una delle vetture da Gran Premio più iconiche di sempre. Il crollo di Wall Street e la conseguente crisi economico-sociale degli anni Trenta, insieme alla guerra, costrinsero Ettore a lasciare la direzione della fabbrica al figlio Jean, che morì in un incidente pochi anni dopo.

La Bugatti diventa tedesca e affronta la guerra

Jean era diventato il geniale designer di queste eleganti vetture. La sua morte e la crisi costrinsero la Bugatti a trovare una soluzione per salvare l’azienda: impiegò i motori delle auto negli autotreni ferroviari, che raggiunsero, per l’epoca, velocità da record, oltre i 175 km/h. L’inizio della seconda guerra mondiale causò la chiusura della fabbrica e la Bugatti, nonostante i tentativi di ripresa nel 1941, venne venduta ai tedeschi per soli 150 milioni. Nel frattempo, Ettore Bugatti morì di embolia nel 1947. Con la sua scomparsa, finì un’epoca di imprenditoria visionaria, aperta al mondo e alle invenzioni, sempre pronta a rialzarsi dopo tragedie famigliari e disavventure.

Rinascita con Romani Artioli e la EB110

Nel 1987 l’italiano Romani Artioli, dopo aver comprato i diritti della Bugatti e della Lotus, aprì una nuova fabbrica automobilistica a Campogalliano, vicino a Modena, dalla quale uscì la EB110, che Michael Schumacher, invitato da una rivista francese a un test comparativo, definì la miglior hypercar del mondo, tanto che ne acquistò subito una. “Quest’auto è avanti di 30 anni rispetto alle altre.” La splendida vettura venne presentata a Parigi nel 1991, con Alain Delon quale padrino. Purtroppo, l’avventura di Artioli, anche lui visionario e audace, finì con la chiusura della fabbrica nel 1995 per motivi ancora oggi misteriosi. Improvvisamente gli ordini si fermarono e qualcuno attuò un micidiale boicottaggio. Fu così che il brand venne ceduto alla Volkswagen nel 1998, che lo rilanciò con alcune supercar, tra cui la Veyron, tutte costosissime. Nel 2021 l’azienda diventa Bugatti Rimac, una joint venture tra la croata Rimac Automobili e Porsche, marchio del gruppo Volkswagen.

La Voiture Noire e la sfortuna della start-up di Anton Piëch

L’erede di Ferdinand Piëch voleva entrare nella storia dell’automobilismo con un’auto sportiva elettrica. Ma la sua start-up sta incontrando grandi difficoltà, così Anton Piëch si è dovuto separare dalla leggendaria Bugatti, La Voiture Noire. La start-up di Piëch Automotive non ha ancora costruito un’auto di serie dopo dieci anni di sviluppo. Gli investitori attendono risposte. La produzione dell’auto sportiva elettrica, prevista inizialmente per il 2020, poi posticipata al 2022, ora è stata rimandata al 2028.

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