Bonaccini e i cortocircuiti sulle primarie.
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Quanto mi costa?”. Così si chiama la campagna promossa da Carlo Cottarelli
lettere al direttore17 LUG 26 ilfoglio.it lettura3’
Al direttore - Ho letto con tristezza che è morta Enoe Bonfanti, la moglie di Vittorio Feltri, e la mamma di Mattia, che tante gioie ha regalato al Foglio. Non la conoscevo, ho letto qualcosa di lei, ho visto che faceva, una delizia, la puericultrice a Bergamo, al brefotrofio dove Vittorio Feltri portava le sue due figlie gemelle quando rimase vedevo. E ricordo una bellissima intervista rilasciata al Corriere della Sera in cui, in occasione degli ottant’anni di Vittorio Feltri, suo marito, ha offerto una risposta che mi sono conservato. Domanda: “Cosa gli ha regalato per gli ottant’anni?”. “Niente, sono io il suo regalo. E lui lo sa”. L’ho trovata meravigliosa. Un abbraccio a Mattia.
Mauro Marconi
L’abbraccio a Mattia e a Vittorio è anche di chi scrive e di tutta la redazione del Foglio.
Al direttore - Ma al centrosinistra la nuova legge elettorale fa così paura perché ora dovranno fare le primarie? Chiedo per un amico.
Mario Anzoni
Mi ha colpito, su questo tema, un confronto avuto mercoledì sera con un esagitato Stefano Bonaccini, a “In Onda”. Ho chiesto a Bonaccini: dato che il centrosinistra sostiene che si debba andare a votare presto, che la legislatura sia finita, che il campo largo sia pronto per vincere le elezioni, non varrebbe la pena prendersi sul serio, fare i conti con la realtà e anticipare la presentazione del programma del centrosinistra e soprattutto fare le primarie, con urgenza? Bonaccini ha definito questa soluzione “infantile”. Curioso che sia “infantile” pretendere che chi reclama le urne chiarisca subito quale coalizione propone, chi dovrebbe guidarla e per fare cosa. Auguri al campo largo, che evidentemente dice di essere pronto a votare senza avere però fretta di far sapere né cosa dire, né a chi farlo dire, né a chi dare il timone. Una delizia.
Al direttore - “Quanto mi costa?”. Così si chiama la campagna promossa da Carlo Cottarelli e dalla Fondazione Luigi Einaudi per l’approvazione di un disegno di legge sulla trasparenza dei programmi elettorali. La proposta obbliga partiti e coalizioni a quantificare il loro costo, indicando le coperture necessarie per l’intera legislatura. Le stime sarebbero poi valutate dall’Ufficio parlamentare di bilancio. In un paese in cui “ogni promessa è... più debito”, mi sembra un’idea che, se andasse in porto, rappresenterebbe una significativa svolta nel costume politico nazionale. Prendiamo la questione delle pensioni. E’ la prima voce del bilancio pubblico: 343 miliardi di euro nel 2025, il 15,2 per cento del pil. Vale più del doppio della spesa sanitaria. Rispetto alla media europea, spendiamo circa quattro punti di pil in più, l’equivalente di una novantina di miliardi annui. Il dibattito domestico, però, si svolge quasi sempre lontano da questi numeri, tra attacchi alla legge Fornero e allarmi periodici sulle pensioni da fame. Il problema è un altro: il sistema previdenziale assorbe una quota crescente del reddito di chi lavora per finanziare prestazioni solo in parte coperte dai contributi di chi le riceve. In cambio, alle generazioni che pagano oggi promette pensioni più basse domani. In altre parole, si tratta di un sistema che regge comprimendo il resto della spesa pubblica, dalla sanità alle politiche per la famiglia, cioè propri le voci che potrebbero sostenere la natalità e la crescita da cui il sistema stesso dipende, e scaricando l’aggiustamento su un punto solo: le pensioni future – più basse – di chi intanto paga quelle attuali. Insomma: in un paese sempre più vecchio, in cui i pensionati aumentano mentre la demografia arranca, il sistema, questa volta politico prima ancora che previdenziale, premia un po’ di più chi la pensione già la riceve. Quasi ogni governo dell’ultimo decennio, infatti, ha allentato dove avrebbe dovuto stringere: il sistema resta com’è perché correggerlo ha un costo immediato per chi decide, mentre il rinvio lo pagheranno altri, più tardi. Le pensioni italiane continueranno a essere erogate, in un modo o nell’altro: la domanda è da chi. Finora la risposta è sempre stata la stessa, cioè da chi non era ancora nato quando le promesse sono state fatte. In cauda venenum: ci possiamo aspettare una risposta diversa dal programma (attendiamo con ansia) delle forze che hanno concepito e sostenuto il superbonus edilizio e il reddito di cittadinanza?
Michele Magno


