Campo Report. Ranucci si è fatto intortare da Lavitola, ma pensa alla politica per fermare la Spectre

il conduttore si sta ritagliando il ruolo di martire e di eroe solitario contro il Sistema Globale. E la sinistra, già piena di campioni populisti, rischia di trovarsi un nuovo e ingombrante protagonista

Mario Lavia 20 Agosto 2026 linkiesta.it lettura 2’

L’amico Valterino ce l’ha fatta: il conduttore si sta ritagliando il ruolo di martire e di eroe solitario contro il Sistema Globale.

Sigfrido Ranucci è diventato quello che Valter Lavitola voleva: un martire politico. La bomba è servita. Molta gente – a Roma, la gggente – lo acclama. Due giorni fa, a Lavarone, dove un tempo si tenevano i convegni di Ciriaco De Mita, gli hanno gridato «Non mollare» – lo slogan dei fratelli Rosselli, per dire. Figurarsi come si è ulteriormente aperta la ruota del pavone. L’ego di Sigfrido, già gonfio come uno zigomo del pugile al tappeto, rischia di straripare, soprattutto se il gioco si fa duro, e la Rai, poniamo il caso, lo dovesse cacciare.

I segni del Sigfrido furioso già si vedono. Querela una magistrata. Risponde in stile pizzino a chi, come Selvaggia Lucarelli – che spettacolo! – lo aveva criticato. Soprattutto, ed è la cosa più inquietante, sta entrando nella parte che fu di Beppe Grillo, pur con molto meno talento, nella funzione del classico granello di sabbia che ingrippa il sistema, l’uomo nuovo che fa piazza pulita – non si sa bene di che – col suo canestro pieno non di parole ma di bufale complottarde e politicamente terrapiattiste.

Si vendicherà, l’amico di Valterino, se il Sistema lo punirà? E come potrà reagire uno che ha una così alta considerazione di sé, che, in poche parole, è una forma di mitomania?

Per esempio, scendendo in politica. Lui nega, ma può essere marketing. Con un Forza Sigfrido nuovo di zecca; o in combutta con Alessandro Di Battista, un altro Don Chisciotte lancia in resta contro «i politici»; o magari nella lista dei 5 Stelle di lotta e non di governo – ma l’avvocato Giuseppe Conte sopporterebbe un personaggio che gli facesse ombra? Ci penserebbe Marco Travaglio a escogitare una bella sintesi tra i due: il capo del Fatto sa come ci si muove negli stagni della politica italiana e sa che, quando serve, due populismi possono essere impastati in un unico racconto.

In questo tempo già vannacciano, l’avvento di Ranucci in politica complicherebbe non poco il quadro politico. È tutto di là da venire – chi può dire dove sarà il capo di Report tra un mese? – ma certo sarebbe una pessima notizia esclusivamente per il campo largo, perché una lista Ranucci da sola toglierebbe molti voti al M5S ma anche al Partito democratico. E se Sigfrido finisse con Conte sarebbe comunque un problema: come fai un programma comune con uno così? Se il campo largo diventasse un campo Report, quali sarebbero le sue linee di politica estera o della sicurezza?

La sinistra, come al solito, ha parlato troppo presto confondendo la libertà di stampa con le ambizioni sbagliate di un seminatore di bubbole e polemiche. Ma negli ultimi giorni si sta rendendo conto del problema. Meglio tardi che mai. Può darsi che Lavarone abbia portato qualche elemento di chiarezza: Ranucci sembra indubitabilmente passare da giornalista nel mirino a costruttore di un racconto nel quale egli è il simbolo della lotta contro l’establishment italiano e internazionale, quello che da Licio Gelli conduce a Donald Trump, ai baroni dell’intelligenza artificiale e ovviamente ai perfidi israeliani, dentro una delirante contro-elegia della destra vista come la Spectre del nostro tempo.

Ma lui, il James Bond de’ noantri, non ha paura di niente. Anzi. Quel «tranquilli, non mi candido» scandito a Lavarone davanti agli astanti adoranti potrebbe essere piuttosto l’evocazione del contrario. «Non mollare». Fare politica, perché no? Si guadagna meglio che alla Rai, oltretutto. Non è difficile cucinare una pietanza che è bell’e pronta: nel ranuccismo già si mischiano i discorsi apocalittici di Grillo, l’uso personale, para-berlusconiano, della tv, il populismo contiano, un certo estremismo anarchicheggiante. Vedremo se l’eroe di Report lo scodellerà, questo piatto avvelenato.

Commenti   

#4 walter 2026-08-20 14:27
Torino, maranza sfregia l'Italia e provoca Silvia Sardone: "Qui noi non paghiamo, comandiamo
guarda, qui in Italia noi maranza non paghiamo il biglietto, guarda come entriamo, guarda. Viva la sinistra e questa tace.
19.8.2026 Libero.it 2' di lettura
"Silvia Sardone, guarda, qui in Italia noi maranza non paghiamo il biglietto, guarda come entriamo, guarda, questo è il biglietto". A dirlo, mentre salta il tornello, è Ilyas Maluma, noto maranza di origine marocchina e con 29mila follower su Instagram. In uno dei suoi tanti video lo si vede eludere i controlli in una stazione metropolitana di Torino. "Hai visto? - si rivolge ancora all'europarlamentare della Lega nota per le sue battaglie contro l'immigrazione clandestina -. I maranza comandano e nessuno parla, dove sono i controllori?". E ancora: "Aspetta, dove sono i controllori? Non ci sono".

Poi, con la telecamera rivolta a un altro "collega": "Guarda, guarda i maranza, bravo, bravo, bravo, bravo fra! Hai visto cosa Ilyas Maluma insegna ai suoi fan? Scavalcare", dice ridendo. D'altronde non è la prima volta che Maluma provoca Sardone. Era già successo mesi fa in un filmato pubblicato su TikTok nel quale si definiva il "manager dei maranza". "Ciao sinistra, vi voglio bene, sono con voi, sono al vostro fianco. Sono la voce del popolo, vi voglio chiedere una cosa, ho la pelle d'oca solo a chiederla, sono allibito: mi voglio candidare con voi, così almeno miglioriamo l'Italia".


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E alla Sardone si rivolgeva così: "La sinistra è con me, hai capito? Mi protegge, sono intoccabile, qui in Italia posso fare quello che voglio. Tu non puoi fare niente, tesoro mio. E se non ti sta bene questo lavoro, vai a fare la donna delle pulizie. In Italia non mi hai ospitato tu, mi ha ospitato la sinistra. Viva la sinistra".
#3 walter 2026-08-20 14:17
In Rai un direttore è per sempre. Ecco perché trovare una collocazione a Ranucci è un’impresa
In viale Mazzini, quando un dirigente rimane senza posizione apicale può optare fra tre altri incarichi equivalenti che l’azienda gli propone. Ma il caso del conduttore di Report è da manuale perché è vicedirettore ad personam, quindi la Rai dovrà trovargli tre modi diversi e ugualmente prestigiosi di essere il vice di nessuno…..
diSalvatore Merlo 20 AGO 26 ilfoglio.it estratto articolo
#2 walter 2026-08-20 09:48
Confondere il voyeurismo con il diritto di sapere
La televisione-tribunale non cambierà mai, più difficile congedare il Ranucci che è in noi: quello che aspetta un’inchiesta avendo già emesso la sentenza
Claudio Velardi19.8.2026

Dalla standing ovation al silenzio assordante, la parabola dell’Anm sul caso Ranucci: quel “tanto meglio” e i paragoni con Falcone e Borsellini di… Sigfrido
Lavitola, Ranucci e il circoletto vizioso: “Nel mio bistrot si riunivano i 5 Stelle”. Il volgar eloquio di Sandro Ruotolo: “Non capite niente ma tanto io sono un politico”
Ranucci è vittima dell’attentato ma -…estratto da il riformsta.it
#1 walter 2026-08-20 09:47
Meloni farebbe meglio a rispondere con un bel “no comment”
Ranucci, la prudenza della procura di Roma e il sistema di potere che difende il giornalista oltre ogni ragionevole dubbio
Giuliano Cazzola 19 Agosto 2026 alle 18:20 estratto da ilriformista.it

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