Pure sulle banche il problema della Lega non è Salvini, ma il salvinismo
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se critichi Eco una volta, ti torna indietro cento volte. Monte paschi versus
Lettere Direttore 22.8.2026 ilfglio.it lettura3’
Al direttore - Niente da fare: in Italia, se critichi Eco una volta, ti torna indietro cento volte.
Giovanni De Marchi
Al direttore - Credo che la lettera di Cataldo Intrieri meriti solo poche osservazioni, dal momento che ritengo confermi in pieno la mia analisi. La definizione della alleanza promossa nel 1994 da Silvio Berlusconi come “espressione di un risorgente fenomeno e di uno strisciante sentimento fascista”. Il carattere “illiberale” dell’attuale governo, par di capire, anch’esso tendenzialmente fascista. E, finalmente, una testimonianza concreta di “preoccupante autoritarismo antidemocratico”, e dunque, sembrerebbe, una prova concreta del carattere fascista di questo governo, ovvero il provvedimento disciplinare adottato dal ministro Valditara contro un insegnante che lo aveva, a tacer d’altro, paragonato alla Morte nera. In verità, caro Intrieri, nel nostro stato democratico il ministro non ha il potere di sanzionare alcuno. Le sanzioni sono invero adottate da organi autonomi istituzionalmente preposti che fra l’altro applicano norme stabilite da precedenti governi. Quella decisione è stata confermata in ogni caso dalla magistratura ordinaria, che si è limitata a ridurla nella durata considerandola però legittima nella sostanza. Questo intervento dimostra ulteriormente quanta confusione e mistificazione rischi di generare la riflessione di Eco.
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione
Al direttore - E’ condivisibile quel che lei ha scritto, partendo dalle progettate operazioni Montepaschi versus Banco Bpm e Generali Italia, a proposito del risveglio delle banche nei confronti della politica, ma non bisogna trascurare i possibili “recuperi” di quest’ultima. Non è stato certo l’augurio di un “quisque de popolo” l’auspicio della premier Giorgia Meloni a proposito del “no” allo smembramento del Monte, “no” al trascurarne sede, storia e identità. Resta comunque significativo che per quest’ultima operazione, come per la precedente, nulla si dica su quella che è la ragion d’essere di una banca: tutelare meglio il risparmio, sostenere più efficacemente famiglie e imprese, migliorare la qualità dei servizi offerti, finalità e vincoli ,questi, che non possono essere posposti alla crescita di valore per gli azionisti. L’intervento del governatore Fabio Panetta all’assemblea dell’Abi del 15 luglio contiene, tra l’altro, una sorta di decalogo per le aggregazioni bancarie, imposto dalle norme vigenti e dai criteri e indirizzi della Vigilanza bancaria. Non un “flatus vocis” si è finora registrato per dimostrare la coerenza dei predetti progetti con quel decalogo. D’altro canto, se per le operazioni in questione la legge richiede la delibera dell’assemblea straordinaria, data la condizione di “passivity rule”, con il voto favorevole dei due terzi, ci si deve chiedere, vista la delibera del consiglio di amministrazione del Monte, perché mai ci si sia avviati per una tale strada conoscendone tutti i rischi. Non è che si estende il ruolo della politica o che si confida in tale estensione?
Angelo De Mattia
A proposito di banche e di superficialità e di demagogia. Una storia istruttiva. Ieri la Lega ha tenuto a far sapere di essere favorevole all’offerta fatta da Mps su Bpm e su Banca Generali. Nulla di male, legittimo, ma sono interessanti le motivazioni. Leggiamole. “La Lega non aveva mai nascosto la sua predilezione per mantenere Mps risanata come banca statale al servizio del territorio. Anche in questo caso, la vendita è stata forzata dalle regole Ue che puntano a ‘lasciar fare al mercato’ dove vige la legge del più forte. Non pensiamo che mega-gruppi sempre più grandi e sempre più distanti dalle esigenze dei cittadini abbiano portato particolari vantaggi ai correntisti e alle nostre imprese medie e piccole che avevano rapporti fruttuosi con le banche di prossimità”. Si tratta di una ricostruzione molto comoda. La privatizzazione di Mps non è il capriccio di un’Europa ossessionata dal mercato: è un impegno assunto dall’Italia quando Bruxelles autorizzò gli aiuti pubblici necessari a salvare la banca. Prima si chiede all’Europa di consentire allo stato di mettere miliardi in una banca, poi si presenta come un sopruso europeo la condizione che quell’intervento pubblico non diventi eterno. E, se vogliamo aggiungere demagogia a demagogia, potremmo far notare all’autore della nota che i dati Abi, a disposizione di tutti, dicono che nel 2025 il 90,4 per cento delle Pmi italiane ha ottenuto tutto il credito richiesto o almeno tre quarti della somma richiesta, contro l’84,2 per cento della media dell’area euro. Difficile sostenere che le concentrazioni bancarie abbiano prodotto una desertificazione del credito alle piccole imprese. Le banche di prossimità che funzionano bene (ma si può considerare Bpm, la quarta banca italiana, come banca di prossimità?) lo fanno non perché si oppongono alle grandi concentrazioni ma perché cercano di competere con i grandi istituti con creatività, con innovazione e con progetti all’altezza delle sfide. Se poi si pensa che il credito bancario sia l’unico strumento attraverso cui un’impresa può finanziarsi, il problema non è più soltanto l’ignoranza: è quel tic autarchico che porta a considerare gli altri strumenti offerti dal mercato – obbligazioni, capitale di rischio e non solo – come strumenti del demonio. Il problema della Lega, se è consentito, non è sintetizzabile nella parola “Salvini”, ma è ben rappresentato dalla parola salvinismo, che per fortuna vive più nelle note dei suoi dioscuri che nelle pratiche di governo dei suoi ministri.


