Lega, Salvini in bilico: ora i presidenti gli chiedono un cambio di leadership.
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Chi ha il physique du rôle? Un leader che sopravvivrà, ancora una volta, grazie al camaleontismo.
Christian Gaole 27 Agosto 2026 ilriformista.it lett3’
Un leader che sopravvivrà, ancora una volta, grazie al camaleontismo. Si dice che Matteo Salvini sia in bilico alla guida della Lega, ma finché tutti si concentrano sulla «fredda» stretta di mano tra lui e Attilio Fontana a Rimini, in occasione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, la grande kermesse annuale di Comunione e Liberazione, quest’anno alla 47ª edizione, dimenticano le due partite che scadranno a breve: il voto a livello nazionale e nelle grandi città.
I Governatori delle regioni del nord Italia lo mettono alle strette? Baruffe agostane destinate a essere dimenticate. Salvini incontrerà i presidenti che ora gli chiedono un cambio di leadership e troverà un accordo – o almeno queste sono le voci che circolano all’interno della Lega. Anche, e soprattutto, perché un cambio di rotta adesso, potrebbe spaccare ancora di più il partito. Secondo Salvini è meglio tirare i remi in barca e andare al 2027 compatti, possibilmente con le preferenze. A quel punto il segretario metterà i suoi uomini capolista e si assicurerà la vittoria di un altro congresso. Il leader del Carroccio, inoltre, sta aprendo a Vannacci senza fare il suo nome, ma semplicemente rendendo possibile un dialogo.
C’è chi a Rimini, luogo in cui il Ministro dei Trasporti è stato ospite della kermesse, ha riferito di aver visto un Fontana molto freddo e un Salvini altrettanto gelido, ma si sono parlati e hanno tenuto una conversazione con Geronimo La Russa, presidente dell’Aci. Non si deve dimenticare che tra i governatori del Nord c’è anche Alberto Stefani, presidente del Veneto. Lui stesso, la scorsa settimana, aveva regalato al leader Salvini un assist a mezzo stampa non indifferente. Lo stesso Stefani aveva dichiarato a Rimini che «non si può fare un congresso ogni due mesi». I leghisti della prima ora, quindi, spiegano compatti che non è così facile cambiare leader ora: Salvini ha i suoi uomini nelle posizioni chiave e punta a fare lo stesso nel 2027. Come biasimarlo, «così fan tutti». È lo stesso Salvini che non vuole staccare la spina. I cantieri al ministero stanno correndo. Anche se i treni continuano a essere in ritardo, Trenitalia nelle classifiche europee si attesta sempre sul podio per qualità-prezzo del servizio. E forse è proprio per questo che Salvini non vuole fare un passo indietro, il lavoro per portare l’Italia agli antichi splendori è ancora tanto. Lui stesso a Rimini ha affermato: «Dobbiamo sforare il bilancio dello Stato di almeno 20miliardi per non bloccare i cantieri».
Parrebbe, inoltre, che ci sia un accordo tra i leader del centrodestra di non staccare la spina prima del voto.
Anche Forza Italia ha le sue grane interne, ma almeno fino alle elezioni non si parla di cambio della guardia nel partito.
Questa stretta di mano «a tre» sarebbe dovuta alla tenuta del Governo: Giorgia Meloni – e non solo lei – vuole arrivare alla scadenza naturale del Governo. Il teatrino che sta erodendo i consensi della Lega e anche le giornate estive di chi commenta una possibile implosione del partito, non tiene conto di un fattore determinante: il dopo Salvini. Chi, tra gli attuali dirigenti della Lega, potrebbe avere le carte in regola per succedere a lui? Non ce ne vogliano i leghisti che ci leggono, ma nessuno ha ancora il «physique du rôle» per prendere il posto del segretario. Al Nord sono troppo nordisti, a meno che non vogliano tornare al partito delle origini (il che vorrebbe dire staccarsi dalla Lega). Al Centro e al Sud la questione è strutturale: la Lega è un movimento nazionale ma non ha ancora prodotto una classe dirigente pronta a mettere in discussione Alberto da Giussano.
Una caratteristica ha sempre salvato Matteo Salvini: il camaleontismo. Quando serve si critica l’Europa, ma all’occorrenza si diventa europeisti. E questo, a Matteo non è mai interessato, ha sempre preferito governare per dimostrare che la Lega può fare la differenza. Che il partito sia diviso e preoccupato è indubbio, ma questo non scalfirà Salvini. Forse farà un passo indietro dopo le elezioni, ma non ora


