A meno di un anno dal voto. Le pagelle del Governo, Meloni corr
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Giorgetti e Crosetto tengono il passo. Male Tajani, Urso e Calderoli. Salvini? Troppa campagna elettorale
Gabriele Elia 1.9. 2026 alle 13:37 ilriformista.it lett2’
Dopo quasi quattro anni è tempo di bilanci. Meloni ha garantito stabilità e centralità internazionale, ma la sua squadra procede a velocità molto diverse. Ecco promossi, rimandati e bocciati.
Giorgia Meloni – 8,5. Il Governo è lei. Leadership indiscussa, stabilità e peso internazionale. Ha superato molte delle aspettative del 2022 e oggi è interlocutrice riconosciuta in Europa e nell’Occidente.
Giancarlo Giorgetti – 8. Serio e pragmatico. Tiene insieme conti pubblici e richieste della politica. La credibilità finanziaria dell’Italia porta anche la sua firma.
Guido Crosetto – 8. Autorevole, atlantico, istituzionale. In anni di guerre ha dato alla Difesa una linea chiara senza trasformarla in un palcoscenico.
Andrea Abodi – 8. Competenza e concretezza. Conosce lo sport e le istituzioni, lavora più di quanto comunichi. Una delle migliori sorprese.
Carlo Nordio – 7,5. Ha avuto il coraggio di sfidare il terreno più difficile: la giustizia. Linea garantista e riforme vere. Il referendum perso pesa, ma non cancella il lavoro.
Paolo Zangrillo – 7,5. Poca propaganda, molti dossier. PA, reclutamento e semplificazione. Profilo liberale e riformista che meriterebbe maggiore spazio.
Giuseppe Valditara – 7,5. Merito, disciplina e autorevolezza dei docenti. Finalmente una direzione politica riconoscibile per la scuola.
Anna Maria Bernini – 7. Istituzionale e moderata. Università e ricerca gestite con serietà, senza bisogno di cercare quotidianamente i riflettori.
Francesco Lollobrigida – 6,5. Ha riportato agricoltura e sovranità alimentare al centro. Qualche scivolone comunicativo ne ha talvolta oscurato il lavoro.
Nello Musumeci – 6,5. Esperienza e presenza sui dossier della Protezione civile e del mare. Fa il suo senza particolari acuti.
Tommaso Foti – 6. Politico esperto alle prese con PNRR, Europa e coesione. Sufficienza centrata ma servono risultati ancora più visibili.
Alessandra Locatelli – 6,5. Seria e lontana dal rumore. Sulla disabilità ha mantenuto attenzione e continuità, anche se serve maggiore incisività.
Matteo Piantedosi – 6. Gestisce un Viminale difficilissimo, ma su sicurezza e immigrazione il cambio di passo atteso poteva essere più netto.
Gilberto Pichetto Fratin – 6. Equilibrato e competente. Su ambiente ed energia, però, amministra più di quanto riesca politicamente a incidere.
Matteo Salvini – 5,5. Il Ponte resta la grande scommessa, ma per un vicepremier serve altro. Troppa campagna elettorale e una Lega attraversata da tensioni ne ridimensionano il peso.
Elisabetta Casellati – 5,5. Il premierato doveva essere la riforma simbolo. Il cantiere è ancora aperto e il tempo comincia a pesare.
Marina Calderone – 5,5. L’occupazione cresce, ma salari, precarietà e produttività restano nodi enormi. I numeri non bastano ancora per una piena promozione.
Eugenia Roccella – 5,5. Coerente nelle sue battaglie, ma sulla natalità, vera emergenza nazionale, la svolta promessa non si vede.
Luca Ciriani – 5. Rapporti con il Parlamento gestiti senza disastri, ma da un ministro politico ci si attende maggiore capacità di lasciare il segno.
Roberto Calderoli – 5. L’autonomia doveva essere la sua grande riforma. Il percorso accidentato e ancora incompiuto rende inevitabile l’insufficienza.
Orazio Schillaci – 5. Competenza tecnica, poca forza politica. Liste d’attesa, personale e pronto soccorso restano problemi quotidiani.
Alessandro Giuli – 4,5. Cultura e preparazione non sono in discussione. Al Ministero, però, manca ancora una linea riconoscibile e politicamente incisiva.
Antonio Tajani – 4. risultati politici troppo modesti. Da vicepremier e ministro degli Esteri era lecito attendersi ben altro protagonismo.
Adolfo Urso – 4. Industria, ex Ilva, automotive e produzione industriale: troppi dossier critici. Il Made in Italy è un’intuizione, ma alla fine contano i risultati.
Gianmarco Mazzi – S.V. Insediato da troppo poco tempo al Turismo per attribuirgli seriamente meriti o responsabilità.
Governo – 7. Meloni corre più velocemente di buona parte della sua squadra. La stabilità è conquistata; ora servono i risultati. Perché durare è importante, lasciare il segno molto di più.


