La linea salviniana, sul fine vita, era di votare contro. Enigma Stefani

Il presidente di Regione e successore di Luca Zaia, Alberto Stefani, aveva promesso al patriarca di Venezia e al partito di Salvini di tenere duro. Alla fine la legge sul fine vita è passata e nel partito parlano di "voltafaccia"

diGinevra Leganza 5 SET 26 iulfoglio,it lettura2’

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Roma. Fine vita o morte a Venezia? Nella Serenissima raccontano della giravolta di Alberto Stefani. Il presidente di Regione, e successore di Luca Zaia, che aveva promesso al patriarca di Venezia e al partito di Matteo Salvini di tenere duro, bossianamente, di non mollare. E dunque di non lasciar passare nessuna legge. La legge, invece – per anni auspicata proprio da Zaia – è poi stata approvata giovedì scorso. Sicché, nelle chat del Carroccio si è subito scritto che “quello di Alberto è un voltafaccia” (“voltafaccia”, hanno scritto, per non scrivere “tradimento”: stilema più post-missino).

Con la fine dell’estate, comunque, il giovane governatore leghista avrebbe disatteso la promessa fatta al potere spirituale del patriarca Moraglia e al potere temporale (e quantomai caduco) di Salvini. Ogni promessa è debito, si sa, o almeno questa è la versione del Carroccio di governo, pro Capitano. Il quasi-anatema cattolico, invece, è arrivato ieri pomeriggio dopo una telefonata di Moraglia e un’altra di Monsignor Matteo Zuppi. “La Cei ha fatto di tutto – raccontano vicino al segretario – per sensibilizzare Alberto sull’abbraccio mortale che stava portando avanti contro la chiesa, venendo meno alle promesse fatte in fase pre-elettorale”. Alla fine, però, le promesse si sono infrante e ha vinto la linea del più carismatico “ex”.

La legge “di Zaia” è passata e non è chiaro fino in fondo quanto Stefani l’abbia subita – essendo egli figlio politico e putativo di Salvini – o quanto, alla fine, l’abbia addirittura voluta. Certamente cruciali, per sbrecciare tra gli indecisi, sono stati comunque i dieci emendamenti a sua firma. Dieci piccoli passi dell’enfant prodige, ma in una direzione assai diversa da quella del padre. Metamorfosi o debolezza? Chi ha visto e sentito Salvini nelle ultime ore – prima che ieri sera partisse per la festa regionale a Castegneto Carducci – lo ha raccontato combattivo ma pensieroso. Sul fine vita, del resto, rischia di finire pure la sua Lega. Anche perché – al di là della “libertà di coscienza” – l’accordo di votare No con Fratelli d’Italia lascia traccia nel voto contrario non di un consigliere qualsiasi… Ma del capogruppo della Liga Riccardo Barbisan (insieme al consigliere Filippo Rigo). E dunque della testa del partito che però, sul Canal Grande, si ritrova ora acefalo. Tra Zaia – dalla cui eredità Stefani avrebbe dovuto affrancarsi – che festeggia come i divi accorsi alla Mostra, e Salvini che al lido ci va, sì, ma con la sdraio, a contemplare il tramonto, come lo sventurato di Thomas Mann… Tra i due, oggi, c’è comunque il giovane presidente. Stefani che diventa un punto interrogativo. E che, nelle prime reazioni, avrebbe stravolto i piani di Salvini.

Nel frattempo, le chat dei leghisti pro Matteo non sono meno avvelenate dei comitati pro-vita. Riceviamo la foto di un’anziana in piazza con manifesto: “Zaia, aspettavamo l’autonomia, invece ci dai l’eutanasia”. Poi l’analisi: “La trasformazione antropologica è giunta al suo compimento”. E infine un tweet di Simone Pillon: “Non ne verrà nulla di buono per te, Luca Zaia, né per il nostro movimento politico né soprattutto per i veneti più fragili”. Zaia, intanto, pare sia già altrove. Forse, come già accadde mesi fa, ancora più vicino a Marina. La figlia del Cav. che, giovedì, si è sentita veneta e serenissima.

Commenti   

#1 walter 2026-09-06 15:26
Libertà di coscienza

Fine vita, la destra non ha una linea comune. In Veneto ha deciso l’aula, in Lombardia un atto d’ufficio
Mario Alberto Marchi
5 Settembre 2026 alle 16:40

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Fine vita, la destra non ha una linea comune. In Veneto ha deciso l’aula, in Lombardia un atto d’ufficio

«Libertà di coscienza». È la formula con cui la politica italiana si assolve da decenni ogni volta che un tema le scava dentro: il fine vita, il corpo, la libertà di decidere di sé. L’ex governatore del veneto Luca Zaia l’ha detta meglio di tutti, definendo questi terreni una «no fly zone»

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