Come se ne esce Il pragmatismo di Zohran Mamdani, e la nuova sinistra americana

il linguaggio contemporaneo e accattivante del sindaco di New York, autore di una delle campagne elettorali più travolgenti degli ultimi anni

Francesco Costa 9.9.026 linkiesta.it lettura5’

Nel suo ultimo libro, Francesco Costa racconta il linguaggio contemporaneo e accattivante del sindaco di

Nel gennaio 2025 un giovane deputato statale, Zohran Mamdani, trentenne musulmano dalla biografia articolata – nato in Uganda da genitori indiani, newyorkese del Queens da quando aveva sette anni – pubblicò su YouTube un video che partiva proprio da quella domanda: com’è possibile che a New York persino il chicken over rice dei carretti ambulanti, il cibo economico per eccellenza, sia diventato così caro? Un minuto e mezzo girato per strada, dentro i carretti, in mezzo ai venditori, facendo domande semplici e ascoltando risposte semplici con lo scopo di non fermarsi a denunciare la halal-flation, ma capirne le cause. Mamdani è iscritto alla più grande organizzazione socialista degli Stati Uniti, i Democratic Socialists of America; sua madre è l’importante regista indiana Mira Nair. Nel video sui carretti, Mamdani ascoltava i venditori raccontare delle licenze introvabili e dei molti soldi che devono pagare agli intermediari, e arrivava a una conclusione notevole per un socialista: bisognava superare la scarsità creata artificialmente dal comune e quindi aumentare le licenze, sbloccare i permessi, togliere potere agli intermediari che si arricchivano ai danni della collettività, così da portare di nuovo un piatto di riso col pollo a costare 8 dollari. Non la chiamava liberalizzazione, ma la sostanza era quella.

Quando un anno dopo Mamdani si insediò come nuovo sindaco di New York, dopo aver sbaragliato tutti alle primarie ottenendo di rappresentare alle elezioni il Partito democratico, molti guardarono al video sui carretti come a un esempio delle ragioni per cui questo completo sconosciuto era riuscito a scalzare l’intera classe dirigente che aveva dominato la politica locale negli anni precedenti. Quel video aveva funzionato innanzitutto per la brillantezza comunicativa di Mamdani, che non è mai posticcio e pare credere a quello che dice, che non sembra ammaestrato da quattro consulenti ma è sempre a suo agio. Non è una condizione sufficiente per vincere, ma necessaria sì. Mamdani parla con la bocca piena, corre in modo buffo, gioca con la telecamera, si sforza di essere simpatico e ci riesce. Non appare mai arrabbiato, anche quando dice cose radicali; è espressivo, sorridente, non fa il buffone ma non sembra nemmeno prendersi eccessivamente sul serio. Il suo linguaggio è quello dei creator più che degli spot elettorali. La storia del pollo col riso risuonava nelle vite di milioni di newyorkesi perché a New York ogni cosa è diventata troppo costosa: il pranzo ma anche l’affitto, l’asilo, la metropolitana, il supermercato, una serata fuori.

Mamdani parlava una lingua quasi scomparsa dal Partito democratico e lontanissima anche da quella usata dai suoi compagni socialisti: concreta, materiale, comprensibile, liberata da ogni aggressività, da ogni gergo settario. Una lingua normale. Allo stesso modo, i suoi comizi non contenevano passaggi sul neoliberismo e l’intersezionalità, non invitavano a decostruire privilegi postcolonialisti, non parlavano di «sicurezza alimentare» invece che di fame, non parlavano di «comunità a basso reddito» invece che di poveri, non c’era il gergo degli attivisti usato con lo scopo di legittimarsi nella propria bolla né l’obiettivo di ribaltare il paese dalle fondamenta. C’era la vita che costava troppo e cosa fare concretamente per farla costare di meno.

La campagna di Mamdani per diventare sindaco di New York era costruita tutta così. Il tema non era la riscossa contro Donald Trump o la difesa della democrazia, la lotta al capitalismo o la rappresentazione delle minoranze. Il tema era uno solo: quanto costa vivere a New York. Da lì arrivarono tre promesse grandi e facili da ricordare – affitti congelati, autobus e servizi per l’infanzia gratuiti fino a cinque anni – e altre ugualmente legate al costo della vita: negozi di alimentari gestiti dalla città per vendere beni essenziali a prezzi bassi, un aumento del salario minimo, investimenti nei servizi e una grande spinta allo sviluppo immobiliare. Non sono tutte cose facili da realizzare. Alcune non dipendono dai poteri del sindaco: per alzare le tasse sui ricchi e trovare i fondi per l’infanzia servirà convincere la governatrice. Potrà lavorarci ma non da solo. Altre rischiano di fare danni: i negozi gestiti dalla città faranno prezzi bassi perché esentati da molti obblighi fiscali, e metteranno in difficoltà le stesse piccole botteghe che Mamdani intende proteggere. Ma sai che novità, un politico che promette cose senza sapere se potrà mantenerle o se davvero le sue idee possono funzionare. Gli avversari di Mamdani – come gli illustri sconfitti democratici del passato – non hanno certo perso per eccesso di realismo: di promesse difficili da mantenere ne facevano anche loro.

Quali sono state allora le novità di Mamdani, oltre a una storia personale che rende credibile la sua preoccupazione per il costo della vita? Scegliere di dare priorità a qualcosa sacrificando altro, con grande disciplina. Basare quella scelta sulle priorità delle persone e non su quelle del movimento. Prendersi dei rischi e andare volentieri a giocare in trasferta: parlare con chiunque, corteggiare i rivali. Comunicare tantissimo, postare tantissimo, tenersi costantemente al centro della scena. Mostrarsi sempre ottimisti, accoglienti, mai ostili, mai aggressivi, mai settari: cercare di unire più che di dividere. Allargare invece che radicalizzare. Sembrano tutte cose banali, ma il Partito democratico fa da anni il contrario su ognuno di questi punti.

Mamdani cominciò presto a togliere di mezzo i potenziali ostacoli alla sua campagna attuando una strategia «popolarista», cioè guidata dalle opinioni delle persone più che dalle sue, e quindi parlando con tutti e venendo incontro agli elettori. Nel 2020, come molti politici e attivisti della sinistra statunitense, aveva chiesto di tagliare i fondi alle forze dell’ordine usando il famigerato e politicamente suicida slogan defund the police, molto caro alla sinistra radicale e ai movimenti socialisti di cui fa parte. Quattro anni dopo, anche a seguito di un’ondata di omicidi e violenze, però, quello slogan è diventato una zavorra per chiunque lo abbia pronunciato: anche la gran parte dell’elettorato del Partito democratico pensa che sia una scemenza.

Mamdani non lasciò che quella vecchia dichiarazione diventasse un problema: andò a Fox News per chiedere scusa agli agenti di polizia e promettere che da sindaco avrebbe lavorato con loro, senza tagli. Allo stesso tempo, aggiustò la sua proposta rendendola più popolare: promise di investire nell’assistenza alle persone senzatetto e tossicodipendenti, così che potessero essere seguite da professionisti e gli agenti di polizia si occupassero invece dei reati più gravi. Non convinse tutti, ma qualcuno sì; soprattutto disinnescò gli altri, impedendo che gli venisse chiesto di quello slogan ogni settimana.

Quando i Democratic Socialists of America gli chiesero se condividesse le loro posizioni più estreme, come la depenalizzazione dei reati minori e la chiusura delle carceri a gestione locale, Mamdani rispose di no. Si oppose anche alla richiesta dei sindacati di togliere al sindaco i poteri di controllo del sistema scolastico. E fece le dichiarazioni più interessanti proprio sulla questione centrale di ogni dibattito pubblico sulla condizione delle città e il costo della vita: la casa. Mentre prometteva di investire miliardi di dollari in edilizia pubblica o convenzionata, Mamdani cominciò a corteggiare tutto quel mondo politico e culturale che è stato soprannominato YIMBY – acronimo di yes in my backyard, il contrario dei più famosi NIMBY – che chiede di permettere agli investitori immobiliari di costruire più case, così che la domanda possa incontrare l’offerta e far scendere i prezzi. È un mondo che appartiene al Partito democratico ma che è soprattutto liberale e moderato, e guardava a Mamdani con diffidenza e scetticismo. Lui difese i costruttori e il loro coinvolgimento, promise di edificare duecentomila nuove case citando gli esempi di Austin e Minneapolis, che avevano abbassato gli affitti costruendo tantissimo; loro smisero di attaccarlo e si convinsero che con lui si poteva discutere. Un nemico in meno.

Tratto da “Come se ne esce” (Mondadori), di Francesco Costa, 19,50 euro, 204 pagine.

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