La pax elettorale. La proroga per Schlein in cambio del direttorio,

il “patto delle correnti” sulle candidature del Pd. .appiattimento ideologico segretaria anti riformista

*Sara Gilardi 12 Settembre 2026 alle 12:42 lettura3’

Come dimenticare la celebre scena di “Ricomincio da tre” dove Massimo Troisi spiegava a Lello che, siccome tre cose nella vita gli erano riuscite, non aveva senso ripartire da zero: se oggi ci chiedessimo da cosa debba ripartire il Campo Largo, il quesito rimarrebbe senza risposta, perché loro stessi non sanno da dove cominciare (nonostante sbandierino a gran voce che la loro sarà una grande “alleanza progressista” che porrà fine all’era Meloni).

 

Di fronte a questo quadro pieno d’incertezze, e in questa corazzata Potemkin, come si muoverà la “lungimirante” Elly Schlein? In realtà questa immaginaria coalizione, che vuole tenere dentro tutto e il contrario di tutto, è soltanto il riflesso di un Partito Democratico legato da mera convenienza. Un PD in cui oggi regna una surreale atmosfera da “tutto va bene”, sorretta esclusivamente da una tacita “pax elettorale” tra il Nazareno e la base riformista. Una vera e propria tregua d’armi stipulata dietro le quinte: lame affilate ma riposte fino al voto, visto che mantenere Schlein dov’è risulta, cinicamente, un comodo alibi a vantaggio di tutti. L’appoggio alla Segretaria -sbandierata all’esterno come la migliore guida del Pd -cela infatti fragilità interne evidenti. Partiamo da un paradosso: nonostante Elly (o Elena, a seconda delle preferenze) voglia portare il partito sempre più “a sinistra”, per il candidato “di punta” al Consiglio Comunale di Milano non è mai abbastanza; al contempo, la Segretaria tiene a bada il malessere dell’ala riformista e popolare, che di fatto è arrivata a stipulare un patto di non belligeranza: stiamo tranquilli ora per poi, “scatenare l’inferno” citando il Massimo Decimo Meridio.

Dall’altra parte delle barricate –e senza farne troppo segreto- insoddisfatti dal Pd schleiniano ci sono i riformisti della prima ora, quali Guerini, Gori e Delrio, “i riformisti critici”: contestano apertamente l’appiattimento ideologico della segreteria dem verso alcuni versanti (primo tra tutti i diritti civili), senza garantire spazio alla cultura garantista e cattolico-democratica. Anche se si parla di un ipotetico patto: Schlein otterrebbe la proroga della segreteria fino alle elezioni; le correnti, in cambio, chiederebbero di contare sulle candidature, attraverso un direttorio ristretto che gestisca le liste e garantisca la ricandidatura dei dirigenti. E poi c’è l’area “camaleontica” di Energia Popolare con Bonaccini, rivale alle primarie e ora grande amico di Elly (almeno di facciata); è lo stesso Bonaccini ad aver intrapreso una linea di stretta collaborazione con la segretaria dem, innescando un meccanismo a domino di forte malcontento nella sua stessa base. Alle tensioni nel PD si affiancano inevitabili quesiti: in questa Armata Brancaleone, tra i grandi sorrisi e le strette di mano, verrebbe da dire che non mancherebbe nessuno, se non fosse che all’appello mancano ancora i due liocorni (che sono proprio Renzi e Magi).

Leggi anche

Campo largo, il dilemma delle primarie per scegliere il leader: perché possono spaccare la maxi-coalizione

Il Pd si interroga su Schlein, sei mesi alle elezioni e il campo largo è un cantiere aperto

Il Pd va avanti con Schlein che fatica a imporsi su Conte. E Renzi teme per il futuro del campo largo

Partendo dal Kraken, che in una recente intervista ha dichiarato che le crepe della maggioranza sono così profonde che “dovremmo andare ad elezioni subito”, sorge una domanda: ne siamo proprio sicuri?

E non solo perché i suoi futuri compagni di scialuppa gli lanciano frecciatine senza alcun riguardo (si pensi alla proposta del “contratto alla tedesca” e alla risposta sprezzante di Bonelli, che ha ribadito di non voler lezioni da Renzi), ma soprattutto perché rimane irrisolto il nodo più grande di questa ammucchiata: e il programma? Sul nodo del programma va fatto un passaggio anche su +Europa, partito che potrebbe salire sul podio per la litigiosità, pari alla sua percentuale di voti: se si vuole ricominciare da tre, in +Europa la strada sembra segnata da tre anime. Da un lato Riccardo Magi, che vorrebbe essere il volto di queste fantomatiche primarie, mentre Hallissey e Della Vedova guardano al centro (uno verso Renzi -e quindi verso il Campo Largo -e l’altro verso Calenda).

Diciamocela tutta: qualora Hallissey dovesse “adeguarsi” alla linea della corazzata Potemkin, sarebbe un grande “vaffa” a tutte le battaglie che da liberale e radicale ha sempre portato avanti (energia nucleare, liberalizzazione licenze taxi, concessioni balneari) e che non troverebbero grande favore in questa coalizione “progressista”. Insomma, i dubbi aumentano. Le primarie rischiano di essere solo un’invenzione balorda per fingere un’unità inesistente e, se Schlein le vincesse, Conte la accetterebbe o il Campo Largo si sfalderebbe un minuto dopo? La domanda sorge spontanea: ha ancora senso votare una coalizione puramente strumentalizzata e contraddittoria?

*Sara Gilardi Classe 2002, riformista per scelta e cattolica per formazione, nel solco di maestri come Sturzo, De Gasperi e La Pira. Ho fondato Orizzonte Giuridico, un’officina di pensiero nata per rimettere la cultura del diritto al centro del dibattito pubblico. Mi divido costantemente tra l’Italia e l’Albania, con tre chiodi fissi: il Diritto Costituzionale, i sistemi elettorali e le stanze del Vaticano.

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata