Una vale uno. Schlein o Conte non importa, contro Meloni c’è il partito unico del populismo di sinistra

La Festa dell’Unità ha certificato il definitivo appiattimento del Pd sulle posizioni dei Cinquestelle,

Mario Lavia 15.9.2026 linkiesta.it lettura2’

La Festa dell’Unità ha certificato il definitivo appiattimento del Pd sulle posizioni dei Cinquestelle, a cominciare dal venir meno di un reale sostegno all’Ucraina. A questo punto le primarie saranno una formalità e una mera questione di potere tra apparati

Secondo l'editorialista de Linkiesta Lavia la Festa dell’Unità ha certificato il definitivo appiattimento di Elly Schlein sulle posizioni di Giuseppe Conte, a cominciare dal venir meno di un reale sostegno all’Ucraina

Elly Schlein, segretaria del Pd / LaPresse

La Festa dell’Unità che si è chiusa domenica a Reggio Emilia è stata la prima festa del partito unico Pd-M5s-Avs. La Festa dell’amalgama, non sappiamo quanto riuscito, tra Pd e M5S.

A questo punto le primarie sono una formalità giusto per sapere chi, del ticket di fatto Schlein-Conte, sfiderà Giorgia Meloni, una formalità perché si è definitivamente capito che “una vale uno”, più o meno: più nuova lei, più esperto lui ma politicamente è la stessa cosa. Prendiamo di petto la Questione, con la Q maiuscola, dell’Ucraina. A Conte che sostiene che il campo largo non esisterebbe più se confermasse il sostegno militare («armi a gogò ») alla Resistenza ucraina, Schlein non ha replicato direttamente trincerandosi dietro un blando «sostegno all’Ucraina» senza ulteriori specifiche.

Una soprattutto, quella che conta: se il campo largo andasse al governo, l’Italia continuerebbe a mandare armi a Kyjiv? Questa era la domanda. La segretaria del Pd non ha risposto. Ribadendo la solita tiritera sul no alle spese militari al cinque per cento e al riarmo nazionale.

Grandi applausi di una platea della Festa dell’Unità che sembrava quella di cinquant’anni fa. È un pubblico che odia il “neoliberismo”, o “liberalismo”, od “ordoliberismo” – i termini non gli sono chiarissimi – e che ovviamente, sulla scorta di Jasmine Trinca che considera «la produttività la morte civile» (meglio morire di fame?), odia il capitalismo, i governi tecnici, gli accordi parlamentari, e – senza dirlo a voce alta – detesta Volodymyr Zelensky che con la sua ostinazione nel respingere l’invasore fa aumentare le bollette, mannaggia a lui.

Fino alla leader dei Giovani democratici, Virginia Libero, indistinguibile da una capetta di Potere al popolo, una che Enrico Berlinguer avrebbe preso per un orecchio. Tutto questo armamentario obiettivamente antieuropeo, Conte lo snocciola senza giri di parole e con l’abilità suadente dell’avvocato di provincia così da riscuotere le fragorose ovazioni del popolo Pd.

A parte la piccola componente dei riformisti del Partito Democratico che curiosamente ce l’ha con Conte ma non con la segretaria che dice le stesse cose – bisogna pur sopravvivere – i partiti di Schlein, Conte e Fratoianni-Bonelli hanno la medesima lettura del momento storico e dunque la stessa linea politica ormai lontanissima dall’idea che, come ha benissimo spiegato Giorgio Tonini sul Foglio, la pace si difende innanzitutto salvaguardando la democrazia dall’attacco imperialistico di Putin. In sintesi, si sta confermando l’area politica del populismo di sinistra: meno seria ideologicamente del tradizionale estremismo, e meno credibile sul piano della cultura di governo.

L’unica differenza riguarda, com’è noto, la guida dello schieramento. Una legittima questione di potere non solo e non tanto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte ma tra i rispettivi apparati. La linea con la quale il partito unico Pd-M5s-Avs va alla battaglia contro Giorgia Meloni è certamente popolare, come tutte le posizioni più attente a lisciare il pelo della gente che non a costruire una credibile proposta di governo.

Il partito unico Pd-M5s-Avs potrebbe anche vincere le elezioni. Sotto la guida della leader del Pd o dell’avvocato di Volturara Appula a questo punto cambia poco.

Commenti   

#2 walter 2026-09-15 12:56
DALLA BATTAGLIA CONTRO GLI ECCESSI DEL WOKE AL NO ALL’INVIO DI NUOVE ARMI ALL’UCRAINA: TUTTI GLI AFFONDI DI CONTE PER PRENDERSI LA LEADERSHIP DEL CENTROSINISTRA - L’AUTODIFESA FIUME IN COMMISSIONE COVID (PERFETTA PER RICORDARE CHI TRA I DUELLANTI È GIÀ STATO A PALAZZO CHIGI), L’ORAZIONE UFFICIALE A SANT’ANNA DI STAZZEMA (“QUESTO È IL TEMPO DEI COSTRUTTORI DI PACE”), IL VETO SU RENZI E LA DIFESA DELLE PRIMARIE: LA STRATEGIA DI PEPPINIELLO È DETTARE L’AGENDA E COSTRINGERE SCHLEIN A RINCORRERE – ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI REGGIO EMILIA I MILITANTI DEL PD LO HANNO ABBRACCIATO COME UNO DI CASA PROVOCANDO MAL DI PANCIA TRA I FEDELISSIMI DI ELLY. SENZA CONTARE I CAPOCCIONI SINISTRATI, DA BETTINI A D’ALEMA, CHE LO SOSTENGONO…
Monica Guerzoni per il "Corriere della Sera" – Estratti da dagospia.com
#1 walter 2026-09-15 08:42
-– DOPO LE FRASI DI PEPPINIELLO SUL NO ALL’INVIO DI NUOVE ARMI A KIEV, SCHLEIN VA AL CONTRATTACCO: “LUI VUOLE METTERCI IN DIFFICOLTÀ SCHIACCIANDOCI SU UNA POSIZIONE GUERRAFONDAIA CHE NON È LA NOSTRA. È ENTRATO IN MODALITÀ CAMPAGNA ELETTORALE PER LE PRIMARIE" - L’IRA DEI RIFORMISTI DEM, LIA QUARTAPELLE LO DEFINISCE “SABATATORE”, LORENZO GUERINI IMBUFALITO: “CONTE STA CERCANDO LO SCONTRO, CI VUOLE UNA BUONA DOSE DI SPREGIUDICATEZZA A DIRE SIMILI COSE A FINI ELETTORALI CON LA POPOLAZIONE CIVILE UCRAINA SOTTO LE BOMBE” – NON E’ CHE CONTE FA QUESTE SPARATE PER DIMOSTRARE CHE LE PRIMARIE SONO UN ERRORE, FACENDO COSÌ DA SPONDA A CHI, A SINISTRA, È SCETTICO SUI GAZEBO, COME GOFFREDO BETTINI, SE NON PROPRIO CONTRARIO, COME MASSIMO D’ALEMA CHE LE DEFINISCE “UNA FOLLIA”?
Maria Teresa Meli Per Il "Corriere della Sera" – Estratti da dagozpia.com

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