L’appeasement non funzionò nel ’38. Sicuri che stavolta andrà meglio?
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la governance di Pirelli.. è stato esercitato per proteggere una società italiana dall’influenza di un azionista divenuto direttamente controllato dallo stato cinese
19 SET 26 lettere Direttore ilfoglio.it lettura4’
La firma dell'Accordo di Monaco. Settembre 1938 (Foto Getty)
Al direttore - Osservando nel loro insieme le vicende giudiziarie in cui è coinvolto Sigfrido Ranucci mi sono convinto che sarà accolto il suo ricorso contro la Rai per la sostituzione alla guida di “Report”. A pensarci bene, questo sarebbe l’esito più coerente con la linea seguita nelle indagini in sede penale sull’attentato dinamitardo, nelle quali l’ex conduttore continua a essere ritenuto “vittima” ignara, mentre l’inchiesta si sposta sempre più sulla figura di Valter Lavitola, per il complesso delle sue attività.
Giuliano Cazzola
Ranucci vincerà il ricorso, pochi dubbi, ma la domanda da porsi è una e una sola. Se un’azienda considera un proprio dipendente non all’altezza del ruolo che ricopre, può sostituirlo. Ma se al tempo stesso continua a considerarlo pienamente idoneo a lavorare per quella stessa azienda, dovrebbe essere in grado di spiegare con chiarezza perché non sia più idoneo proprio a quel ruolo. Se non lo fa, un problema c’è. O no?
Al direttore - Condivido il giudizio positivo sull’indipendenza mostrata dalla Federal Reserve con la recente stretta monetaria, tanto più significativa dopo le continue pressioni di Trump per una riduzione dei tassi. Resta però da chiarire un episodio che, se confermato, sarebbe grave: il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, voluto fortemente da Trump, avrebbe chiesto preventivamente al presidente come comportarsi davanti a una maggioranza del comitato favorevole al rialzo dei tassi. Trump lo avrebbe “autorizzato” a votare con gli altri, criticando duramente gli altri componenti. La decisione della Fed resterebbe corretta, ma il metodo sarebbe incompatibile con l’autonomia di una banca centrale. Ai tempi della Banca d’Italia, quando si modificava il saggio di sconto, il governatore informava il ministro del Tesoro solo dopo aver assunto la decisione: mai prima, e mai chiedendo che cosa fare. E’ questo il punto decisivo: l’indipendenza istituzionale non riguarda soltanto le decisioni finali, ma anche il processo che porta a prenderle, insieme all’autonomia intellettuale e al senso dell’istituzione.
Angelo De Mattia
Al direttore - Sfrutto lo spazio offerto dalla vostra rubrica dedicata agli studenti universitari. Ci chiedete: a un partito di centrosinistra servirebbe più o meno cultura della diserzione? Io penso che un partito di centrosinistra dovrebbe portare avanti una cultura della diserzione. Esclusivamente, però, se il partito di sinistra in questione non si riconosce nei princìpi sanciti dalla Costituzione. Cosa che – purtroppo o per fortuna, questa scelta sta a voi – il Pd chiaramente fa. Addirittura, come possiamo ben ricordare, durante l’ultima campagna referendaria, si è autoproclamato paladino della Costituzione. Quindi il discorso della leader dei Gd riguardo l’organizzazione di disertori, o quello più recente che definiva gli iscritti al Pd come i “nipoti dei comunisti” (quindi filorussi), è ineccepibile. Nessuno, cara Virginia, vuole mandare te – così come qualunque altro giovane italiano – a combattere. Per quello ci pensano altri giovani. Quelli ucraini. Ai quali tu non dedichi neppure una battuta del tuo discorso. Loro – che sono gli aggrediti, fa sempre bene ricordarlo – non organizzano disertori: difendono la patria lasciando le proprie vite al fronte. Questa è la differenza tra chi ama il proprio paese e chi ama la propria retorica. Ora che hai tutte le carte trai tu le conclusioni. E’ meglio organizzare schiere di disertori quando nessuno vuole mandare te, così come nessun altro ragazzo e ragazza, in guerra oppure sostenere i nuovi partigiani ucraini – con i quali dovresti essere familiare – che combattono contro un vile aggressore. Ps. Se odi così tanto il tuo paese e prediligi la prima, non scomodarti, compra un colbacco e un biglietto di sola andata verso l’Urss.
Gabriele Barbone
Università Cattolica del Sacro Cuore
“La Germania, con Hitler cancelliere, si ritirò nel 1933. Lo stesso fece il Giappone. L’Italia uscì nel 1937. Questi ultimi due paesi (con Francia e Impero britannico e la stessa Germania), erano membri permanenti del Consiglio della Società delle Nazioni. Fin dall’inizio, purtroppo, la SdN non seppe fare argine all’espansionismo, alle ripetute violazioni della sovranità territoriale, in Europa come in altri continenti. Così, negli anni Trenta del secolo scorso, assistemmo a un progressivo sfaldarsi dell’ordine internazionale, che mise in discussione i princìpi cardine della convivenza pacifica, a cominciare dalla sovranità di ciascuna nazione nelle frontiere riconosciute. Le politiche di appeasement adottate dalle potenze europee nei confronti dei fautori di queste dinamiche furono testimonianza di un tentativo vano di contenere ambizioni distruttive di simile portata: emblematico rimane l’Accordo di Monaco del 1938, che concesse alla Germania nazista l’annessione dei Sudeti, territorio della Cecoslovacchia. Un abbandono delle responsabilità condusse quei paesi a sacrificare i princìpi di giustizia e legittimità, nel proposito di evitare il conflitto, in nome di una soluzione qualsiasi e di una stabilità che, inevitabilmente, sarebbero venute a mancare. La strategia dell’appeasement non funzionò nel 1938. La fermezza avrebbe, con alta probabilità, evitato la guerra. Avendo a mente gli attuali conflitti, può funzionare oggi?”. (Sergio Mattarella, 5 febbraio 2025)
Al direttore - In merito al mio articolo “La sottile linea che divideva lo stato dal mercato si è fatta più sottile” pubblicato lo scorso 15 settembre mi preme chiarire che il golden power non ha portato lo stato italiano dentro la governance di Pirelli ma è stato esercitato per proteggere una società italiana dall’influenza di un azionista divenuto direttamente controllato dallo stato cinese.
Stefano Firpo


