La crisi dell'Occidente. Le reti raffinatissime che legano Putin, Xi e Trump

Adesso da Conte, Landini e una parte dei dem, è in atto un attacco demagogico al governo sul terreno dell’aumento delle spese militari…

Fabrizio Cicchitto 20.10. 2026 alle 12:50 ilriformista.it lett2’

Putin, Xi Jinping e Trump stanno facendo di tutto per confermare quanto ha scritto Anne Applebaun: «Al giorno d’oggi le autocrazie (titolo del libro da cui sono tratte queste parole ndr.) non sono governate da un solo cattivo, ma da raffinate reti che poggiano su strutture finanziarie cleptocratiche, su un complesso di servizi di sicurezza – militari, paramilitari e polizia – e su esperti di tecnologia che forniscono sorveglianza propaganda e disinformazione. I membri di queste reti sono connessi non soltanto fra loro in una data autocrazia, ma anche a network presenti in altri paesi autocratici e a volte nelle stesse democrazie».

Fino alla presidenza Biden l’attacco delle autocrazie è stato contrastato da una entità geopolitica, dotata di uno straordinario intreccio fra valori ideali, forza politica, potenza militare, strutture economiche costituita dall’Occidente, fondato sulla connessione fra gli USA, l’Unione Europea, il Canada, l’Australia, Giappone e altre nazioni dell’estremo oriente in pessimi rapporti con la Cina. Con il secondo mandato di Trump tutto ciò è entrato in una crisi sempre più profonda, culturale prima che politica, e adesso addirittura di carattere militare con l’apertura del Presidente americano a Putin sulla decisiva questione della Ucraina. Rispetto alle elezioni di medio termine, Trump si è cacciato da solo in un cul de sac con l’improvvida spedizione contro l’Iran (simile per l’insuccesso a quella messa in atto da Putin contro l’Ucraina), che – a parte l’impasse militare – si sta traducendo in un fallimento soprattutto sul piano economico, con l’andamento disastroso dei prezzi del petrolio e del diesel. Il tycoon sta cercando di cambiare le carte in tavola, riversando su Zelensky e l’Ucraina la responsabilità di un aumento dei prezzi che invece deriva dalla sua guerra con l’Iran. È evidente che tutto ciò sta caricando l’Unione Europea di responsabilità politiche, economiche e militari, prima tra tutte quella riguardante la difesa della Ucraina e non solo per tutelarla da un’aggressione, ma per altre due ragioni: se la Russia sfondasse in Ucraina non si fermerebbe lì, e i milioni di profughi che questa situazione creerebbe in Europa.

 

È incredibile che in Italia di fronte all’inquietante complicità tra Trump e Putin, M5S, AVS, e il settore del Pd che fa capo a D’Alema e Bettini, siano contrari al sostegno militare all’Ucraina.

Adesso da Conte, Landini e una parte dei dem, è in atto un attacco demagogico al governo sul terreno dell’aumento delle spese militari, quando questi stessi personaggi sanno benissimo che esso deriva dall’aggressione in corso da parte della Russia nei confronti della Ucraina. La deriva di una parte della sinistra italiana – iniziata nel 1992-1994 con l’operazione eversiva consistita nella distruzione del PSI, dei partiti laici e di una parte della DC attraverso l’uso politico delle procure e di alcuni giornali – è arrivata adesso all’ultimo capitolo. Non a caso anche sul terreno dei rapporti di forza nel campo largo il posto del PSI è quello preso dal M5S, cioè di un partito a esso agli antipodi: filo putinista, giustizialista, culturalmente qualunquista. Una deriva involutiva che ha raggiunto il suo approdo finale.

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