Si è rotta la cinghia di trasmissione Pd-sindacato

EVVIVA

di Redazione | 23 Febbraio 2015 ore 13:47 Foglio

E' vero che "non è Landini che abbandona il sindacato, è il sindacato che abbandona Landini", copyright by Matteo Renzi sulla presunta mini-discesa in campo del capo della Fiom. Così come è vero che questa farebbe assai piacere al premier, visto che, sempre per dirla con Renzi, "Landini ha acquisito visibilità schierandosi contro Marchionne, oggi che Marchionne sta stravincendo lui scappa". Ovvio dunque che lo share landiniano nel paese sarà come quello in fabbrica, cioè inversamente proporzionale alla sua (onni)presenza nei talk show di lotta e di poltrona: un'opposizione di sicuro insuccesso a sinistra, per Renzi il massimo della vita. Ma c'è in questa vicenda anche uno scarto netto rispetto a riti e pedaggi passati, che dipende dalla rottamazione imposta da Renzi al Pd: non esiste più, per chi esce dalla Cgil, il posto nel partito comodo e sicuro.

Un tragitto già garantito ai Luciano Lama, agli Antonio Pizzinato, agli Ottaviano Del Turco, ai Sergio Cofferati, ai Guglielmo Epifani. Tutti segretari del sindacatone di maggior successo e carisma (Lama, Cofferati, Del Turco), o anche di minore (Pizzinato e Epifani), ma comunque con seggio garantito nel parlamento italiano o europeo; come Cofferati anche sindaco di Bologna e poi auto-candidato alla regione Liguria, dimissionario dal partito ma non da Strasburgo. O, come Epifani, segretario di transizione del Pd. Per non parlare degli esponenti minori ex Cgil - tipo Cesare Damiano -  destinati a pur rilevanti ministeri e presidenze di commissione. O di big delle altre confederazioni, da Sergio D'Antoni a Franco Marini a Giorgio Benvenuto, ai quali i Ds, l'Ulivo e il Pd spalancavano le porte automatiche. La cinghia di trasmissione si è spezzata anche qui. Evviva.

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