Con i funerali oscuri della Rizzoli finalmente sappiamo che cosa è la “casta”

Ora si capiscono meglio le polemiche e le inchieste a schiena dritta contro la “casta”. La Rizzoli era nata dai Martinitt, era figlia di un orfano, e anche la sua morte è desolatamente orfana. Chi è stato? Chissà

di Giuliano Ferrara | 11 Ottobre 2015 ore 06:00

Ora si capiscono meglio le polemiche e le inchieste a schiena dritta contro la “casta”. Rizzoli, la casa editrice che nel 2007 aveva pubblicato il libro di Stella e Rizzo per moralizzare la politica togliendole il vizietto castale, ha appena finito di vendersi il palazzo di via Solferino a Milano, le edizioni Flammarion in Francia, e la divisione libri tutta intera, dopo i periodici. Appena terminata la devastazione di un antico patrimonio culturale, editoriale e industriale, il capo esecutivo della Ditta, uno con un nome che sembra uscito da un fumetto (Scott Jovane), è stato licenziato su due piedi e senza tante spiegazioni, a parte una mediocre buonuscita che forse vale come spiegazione per lui solo tenuto com’è a clausole di non concorrenza (già, padroni e manager contrattano “clausole di non concorrenza”: liberismo sfrenato, si dice). Ecco, di tutta questa storia noi sappiamo quasi niente, i giornali riportano poche stitiche righe, non ci affatichiamo di certo nel tentativo di sapere; nemmeno quelli che schiaffeggiano i leoni per conto delle procure, e vivono di polemiche anticasta e antipolitiche, indagano sul serio: boh, chissà, è la crisi dei libri e dei giornali, che vuoi fare, un investimento sbagliato in Spagna e sai com’è la vita. La Rizzoli era nata dai Martinitt, era figlia di un orfano, e anche la sua morte è desolatamente orfana. Chi è stato? Chissà.

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Ferruccio de Bortoli, bravo ragazzo se ce ne sia uno, fa capire la sua rabbia: non ne parlo altrimenti perdo la brocca. Uuuuhhhh, chissà che cosa c’è dietro, si domanderanno invano in tanti. Perfino un ex direttore del Corriere pensa che il suicidio della Rizzoli sia materia da infuriarsi e sbroccare. Eppure silenzio o sussurri, ssssshhhhht, la corporazione dei giornalisti, degli intellettuali, dei militanti e bloggisti antipolitici non ha molto da dire. Per noi che sappiamo tutto della fine della Repubblica dei partiti, per noi che siamo stati condotti in visita nella camera da letto dell’ex premier Berlusconi, ormai, a casta sistemata, non rimane che assistere smemorati e ignari alle gesta della casta vera, quel complesso manageriale-azionario-bancario che se la suona e se la canta come ad esso piace, e poi senza dare conto di niente prende le sue fughe ed elimina testimoni e prove.

Avevamo già visto con il famigerato papello di Mediobanca e Ligresti, avevamo visto in molte occasioni che il mondo del business è mille volte meno trasparente perfino degli scontrini di un Marino, e in casi in cui è in ballo roba forte e roba privata, ma non senza la mano assistente dei pubblici poteri e delle pubbliche finanze, ma ora la realtà supera la finzione. Casta? Ma Scott Jovane, chi era costui? Chi ha investito in Spagna e perché? Come si è usciti da quell’investimento? Quale tempio sacerdotale e castale ha protetto nel silenzio le gesta dei censori della politica dei partiti?

Sono domande che non avranno risposta. Perché a porle siamo noi, i minuscoli sem terra dell’informazione, mentre procure, redazioni, televisioni e altre tribune del già visto anticorruzione la forza di levarsi e chiedere: diteci la verità, non ce l’hanno e non hanno alcuna voglia di averla.

Categoria Italia

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