Oltre la felpa, nulla. Il palloncino di Salvini. Cronaca di un flop annunciato

Anche se tutto è in ballo e molto è ancora in gioco c’è un politico che si presenta già oggi, rispetto al voto di giugno, con il volto dello sconfitto: Matteo Salvini

di Claudio Cerasa | 22 Febbraio 2016 ore 06:00 Foglio

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Mancano poco meno di quattro mesi. Le elezioni amministrative sono ancora lontane, le candidature non sono ancora definite, molti partiti si muovono ancora zoppicando e senza avere in testa una chiara direzione per il futuro. Ma anche se tutto è in ballo e molto è ancora in gioco c’è un politico che si presenta già oggi, rispetto al voto di giugno, con il volto dello sconfitto: Matteo Salvini. Questo giornale sostiene da mesi che il leader della Lega Nord, pur avendo senz’altro straordinarie abilità comunicative, sia una bolla mediatica destinata a sgonfiarsi presto e l’impressione è che sia arrivato il momento in cui il palloncino salviniano si stia avvicinando allo spillone della dura realtà politica.

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La Lega di Salvini doveva essere quella dura e pura della ramazza e della scopa: quella che avrebbe preso a calci nel sedere tutto, usiamo volutamente un linguaggio salviniano, il “marcio” della Lega. E quando un leader si proietta sulla scena con il volto del gran castigatore giustizialista moralizzatore delle coscienze civiche di un paese è evidente che sia sufficiente qualche schizzo di fango per far sgonfiare il palloncino. E’ il difetto del “partito degli onesti”: se i tuoi avversarsi che finiscono nei guai giudiziari sono degli avversari per i quali non vale la presunzione di innocenza non puoi sorprenderti se viene applicato lo stesso severo criterio incivile a politici del tuo partito che finiscono in guai giudiziari (Edoardo Rixi, vicesegretario federale della Lega Nord di Matteo Salvini, rinviato a giudizio qualche giorno fa; Fabio Rizzi, consigliere regionale lombardo, arrestato la scorsa settimana). Vale sempre la lezione di Pietro Nenni: “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”.

Il lato giudiziario però non è il vero punto debole di Salvini. E a voler osservare il peso specifico esercitato dalla Lega in questa tornata elettorale risulta evidente che il progetto di sfondamento della Lega oltre la barriera del centro Italia è un progetto che semplicemente non c’è. Toc-toc, c’è nessuno? A Roma, la Lega non esiste (Bertolaso sì, Bertolaso no, Bertolaso bo). A Napoli, la Lega non esiste – e non sorprende che la Pontida del Sud annunciata in pompa magna dal leader leghista lo scorso giugno non sia mai stata organizzata (no elettori, no party). A Cagliari, dove Salvini ha proposto un referendum per l’indipendentismo della regione, la Lega non offre grandi segni di vita. La Lega esiste in alcune regioni dove il salvinismo non esiste (Veneto, terra di Zaia; Emilia Romagna, terra dei maroniani). E laddove invece il salvinismo avrebbe dovuto mostrare tutta la sua forza, tutto il suo celoabbiamodurissimo, ovvero la Lombardia, è successo che la linea di Salvini è stata doppiamente sconfitta su due fronti. Il primo fronte era uno dei capi saldi del salvinismo e fa sorridere che il Salvini che oggi non fa nulla o quasi senza chiedere prima il permesso a Berlusconi sia lo stesso Salvini che pochi anni fa (luglio 2012) prometteva al suo popolo quanto segue: “La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Basta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi. Sono sicuro che non c’è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un’alleanza con Berlusconi”. Risate. La realpolitik si è impossessata improvvisamente di Salvini e lo ha fatto a tal punto che a Milano – dove il leader della Lega non ha avuto il coraggio di candidarsi come sindaco – è stato costretto a fare l’esatto contrario di quello che aveva promesso. Diceva Salvini: “Non è possibile che il simbolo della Lega Nord sia affiancato da quello dell’Ncd, simbolo di un partito che ha scelto Renzi”. Eppure, nella Milano del nostro adorato Salvini, la Lega sosterrà come sindaco lo stesso candidato (Stefano Parisi) che verrà sostenuto indovinate da chi? Indovinato: anche da Ncd.

 Berlusconi sorride di fronte al lento e inesorabile declino del palloncino salviniano e dal suo punto di vista il Cav. non ha torto quando dice – vecchia volpe – che, per evitare che Salvini abbia la golden share della coalizione, la legislatura deve durare il più possibile. “Salvini – ha detto tempo fa con saggezza Umberto Bossi – ha il problema di tutti i leader: quando ci si presenta agli elettori, loro ti chiedono cosa gli dai in cambio”. E cosa può dare oggi Salvini ai suoi elettori? Una felpa, o poco più. Perché a fare a gara a fare i puri, caro Salvini, troverai sempre uno più puro che ti epura. Benvenuto in politica.

Categoria Italia

COMMENTI

Carlo 11 • un'ora fa

E' anche vero che in questo sfascio se non fai il puro fai l'impuro. E se fai l'impuro e' sicuro che ti epurano. Casino nel casino.

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angelo marchina • un'ora fa

Renzi non avrebbe potuto dire meglio,complimenti!

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maurizio guerrini • 2 ore fa

Peccato sia come dice Cerasa!

Io ce lo vedevo, disteso come un'odalisca a torso nudo con la cravatta verde, comandare gli incursori nelle azioni di affondamento dei barconi degli immigrati

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