Renzi appeso al paradigma Confalonieri

La scissione sentimentale con la sinistra dei diciamo e dei D’Alema costringe Renzi a costruire un vero patto con gli elettori non del Pd. Possibile? Da cosa dipende il sostegno dei Confalonieri e dei G. Letta a un “leader della nazione”

di Claudio Cerasa | 10 Marzo 2016 ore 06:13 Foglio

Potremmo chiamarlo il “paradigma Confalonieri” e oggi non c’è modo migliore di questo per inquadrare un fenomeno importante, insieme politico e culturale, che riguarda la grande sfida politica che attende nei prossimi mesi Matteo Renzi. Una sfida che rischia di diventare sempre più centrale in una fase storica come quella attuale in cui la vecchia sinistra scopre ogni giorno una ragione buona per sentirsi incompatibile con il progetto renziano. Il significato del “paradigma Confalonieri” è presto spiegato: è la predisposizione naturale del presidente del Consiglio a conquistare la simpatia di elettori storicamente lontani se non ostili alla sinistra italiana. A prima vista ci si potrebbe chiedere quale sia la novità, dato che il successo renziano, nel Pd, è da sempre legato alla sua possibilità di sfondare al centro e a destra, anche a costo di sacrificare pezzi importanti della sinistra.

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La novità è che oggi, in presenza di una scissione sentimentale sempre più forte con i reduci della sinistra dei diciamo e dei D’Alema, è diventata cruciale, per Renzi, la conquista dei Fedele Confalonieri e dei Gianni Letta. E da questo punto di vista le prossime elezioni, già quelle amministrative, saranno un banco di prova importante. Non per capire quanto pesa il Pd a livello nazionale. Ma per capire, piuttosto, se lo schema che Renzi immagina per le prossime politiche – ovvero il Pd che si presenta agli elettori come l’unica alternativa al salvinismo a cinque stelle diventando inevitabilmente il centro di gravità del ventre vitale del paese – ha la possibilità di funzionare davvero. Roma e Torino, volendo, potrebbero essere due città in cui lo schema Renzi rischia di essere testato al ballottaggio. Ma più in generale il paradigma Confalonieri è importante da studiare per capire qual è il vero bacino elettorale che, in prospettiva, può fare la fortuna di Renzi. Il punto è semplice: oggi, in Italia, esiste un tipo di elettorato diffuso, ma difficilmente intercettabile dalle rilevazioni demoscopiche, che, pur venendo da un percorso opposto a quello della sinistra, non si sente grillino, non si sente salviniano e considera Renzi un possibile “leader della nazione”. Non perché il segretario del Pd sia un leader di destra ma perché Renzi è riuscito a impossessarsi di alcune idee (tasse, garantismo, apertura al mercato) che la sinistra aveva gentilmente regalato alla destra – anche facendo tesoro di un rimescolamento ideologico innescato da alcune dinamiche legate alla presenza della grande coalizione, che in fin dei conti governa l’Italia ormai da cinque anni. Ancora oggi, il presidente del Consiglio è lì che può sfondare davvero. E l’idea di dar vita, due anni fa, al famoso e adorato, da noi, patto del Nazareno fu una buona intuizione, non solo per questioni legate alle dinamiche parlamentari ma anche perché, invitando Berlusconi nella sede del Pd, Renzi non aprì le porte del partito ai barbari della destra, come si credette all’epoca, ma mostrò agli elettori di destra che le porte del Pd sono aperte anche agli elettori non del Pd.

Almeno dal punto di vista parlamentare, lo schema ha retto nonostante la rottura del patto del Nazareno. Ed è quantomeno significativo che tre su quattro del vecchio gruppo dirigente del Pdl siano oggi sostenitori di Renzi (l’ex segretario Alfano, l’ex coordinatore Denis Verdini, l’ex coordinatore Sandro Bondi, a parte Berlusconi manca solo Ignazio La Russa) e che due grandi amici di Berlusconi, come Fedele Confalonieri e Gianni Letta, siano a loro volta sostenitori sinceri di questo governo, anche in mancanza di alternative. Si può negare, è il pensiero sia di Letta sia di Confalonieri, che Renzi abbia dato una spinta positiva al paese? E si può avere dubbi su chi scegliere se la scelta dovesse essere tra un Renzi e un Grillo oppure tra un Renzi e un clone di Grillo come Salvini? No, ovvio. Il patto del Nazareno, chissà se tutti conoscono questo dettaglio, prevedeva la possibilità che in un futuro, chissà quanto remoto, sarebbe stato possibile immaginare un patto capace di superare persino il perimetro dell’accordo parlamentare. Forse, in modo rocambolesco, uno dei non detti di quel patto potrebbe verificarsi grazie al sostegno che il Pd riceverà in futuro dalla squadra guidata da Verdini (e lo scorso weekend, per la prima volta, non solo a Napoli, il sostegno verdiniano ha superato il perimetro dell’accordo parlamentare). Ma Verdini a parte il punto ci sembra chiaro: ancora oggi c’è un pezzo importante del paese, disgustato dai Salvini e dai Grillo, che osserva Renzi con fiducia, che lo considera “il futuro” (definizione di Confalonieri) e che sarebbe disposto persino a votarlo. Da qui alle prossime elezioni la sfida di Renzi sarà dunque questa: osservare sempre con maggiore  attenzione il “paradigma Confalonieri” e rassegnarsi al fatto che la sinistra residuale dei diciamo e dei D’Alema è ormai alternativa a questo Pd. Per Renzi non è detto che sia necessariamente una sfortuna, la distanza dalla sinistra dei D’Alema, dei Maltese e dei Fassina. Non lo è solo a condizione che il leader della nazione sappia fare quello che il ventre del paese chiede: meno attenzione al consenso, più attenzione alle riforme di buon senso. Senza fare questo, Renzi rischia di ritrovarsi schiacciato, un domani, tra una sinistra-incudine che non lo vota più e una destra-martello che lo avrebbe voluto votare ma che senza buon senso non avrebbe ragioni per considerarlo ancora il futuro. E’ il paradigma Confalonieri. E il destino di Renzi, volendo, passa anche da qui.

Categoria Italia

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