Renzi non ha la forza per abbattere il debito

L'Italia è su un binario morto. In contrasto con il riformismo spesso confusionario di Matteo Renzi e il suo invincibile ottimismo. I dati economici critici

Il Foglio, Vincino

 di Marino Longoni  Italia Oggi 16.3.2016

 

 

L'Italia è su un binario morto. In contrasto con il riformismo spesso confusionario di Matteo Renzi e il suo invincibile ottimismo (d'altra parte un premier pessimista sarebbe deleterio), i dati economici inchiodano il Paese in una situazione critica. Partiamo dai numeri di fondo. Per tutti gli anni 80 e fino al 1993, il debito pubblico si è mantenuto sempre sotto il 100% del pil. Da allora, per una quindicina di anni, ha superato il 100%, ma senza allontanarsi troppo dal rapporto uno a uno. Dal 2008 la situazione cambia radicalmente e, mentre il pil si riduce, il debito pubblico cresce senza tregua, arrivando al 133% del pil. E non c'è speranza che questo trend possa invertirsi nel breve o nel medio periodo. Renzi infatti non ha mai preso in considerazione un seria spending review. Anche perché, essendo la spesa pubblica una componente del pil, tagliarla significa ridurre immediatamente il denominatore del rapporto deficit/pil, il parametro fondamentale tenuto sotto osservazione dalle istituzioni comunitarie, quindi perdere credibilità. C'è anche una ragione politica: il governo che taglia la spesa perde consensi.

Quindi, per ritornare a un rapporto debito pubblico/pil del 100% occorrerebbe una crescita del pil di oltre il 30% a spesa invariata. Impensabile. Le aziende tricolore, oppresse da un carico fiscale e burocratico tra i più alti al mondo, da una forte crisi di liquidità, da una contrazione dei consumi, stanno sulla difensiva (è di ieri il dato che siamo entrati di nuovo in deflazione). Gli investimenti lordi, che una decina d'anni fa avevano sfiorato i 100 miliardi l'anno sono precipitati a 65. Il tasso di produttività per lavoratore si è ridotto del 10% rispetto a vent'anni fa, mentre quello dei paesi concorrenti è cresciuto (fonte, Eurostat). Anche le droghe monetarie della Bce, che comunque sono riuscite finora a scongiurare dissesti finanziari, non possono durare in eterno.

L'unica possibilità di sbloccare la situazione sarebbe un piano di massicce dismissioni del patrimonio pubblico in grado di riportare sotto controllo il rapporto debito/pil. Ma questo significherebbe, per chi governa, tagliare il ramo sul quale sta seduto, suicidandosi politicamente. Aspetta e spera.

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