Politica Veneto, il nuovo governo regionale di Stefani si insedia in un momento che non ammette
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esitazioni. . un territorio che negli ultimi anni ha seminato più di quanto abbia raccolto
Spritz 27 Dicembre 2025 alle 07:00 ilriformista.it lettura1’
Il nuovo governo regionale si insedia in un momento che non ammette esitazioni. Alberto Stefani eredita una macchina amministrativa rodata, ma soprattutto un territorio che negli ultimi anni ha seminato più di quanto abbia raccolto. Progetti avviati, investimenti intercettati, filiere che attendono solo di essere messe a sistema. Il Veneto che emerge dalle cronache di queste settimane è una regione che ha saputo costruire un equilibrio raro: quello tra iniziativa privata e regia pubblica, tra competenze delle imprese e capacità della politica di creare le condizioni perché quelle competenze si esprimano. Non è poco, in un Paese dove troppo spesso questi mondi si ignorano o si ostacolano.
Ora però viene il difficile. I cantieri aperti, i fondi europei da rendicontare, le scadenze del PNRR impongono un salto di qualità. Non basta più avviare: bisogna completare, integrare, far parlare tra loro progetti che rischiano di restare isolati. La transizione energetica, la riconversione industriale, l’innovazione tecnologica non sono obiettivi in sé: sono strumenti. La domanda vera è un’altra: a chi serviranno?
È qui che la politica deve fare la sua parte. Mettere a sistema significa anche redistribuire, garantire che i benefici dell’innovazione non restino confinati nei bilanci delle aziende o nelle statistiche regionali. Le ricadute sociali — occupazione, formazione, qualità della vita — sono il banco di prova su cui la nuova giunta sarà giudicata. Il Veneto ha le carte per giocare una partita importante. Sta alla politica non sprecarle.



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