Se pure gli imam del Viminale predicano il jihad nelle carceri

Il ministero dell'Interno seleziona gli imam da far predicare nelle carceri. Ma nemmeno loro sno controllabili: i sermoni vengono comunque tenuti in arabo

Sergio Rame - Gio, 02/06/2016 - 12:11 Il Giornale

Contro il rischio radicalizzazione sobillata dagli imam-fai-da-te che in carcere si autoproblamano per formare nuovi jihadisti che odiano l'Occidente, il Viminale ha messo in campo una nutrita schiera di religiosi, mediatori culturali e assistenti volontari.

Peccato che tutta questa gente selezionata dal ministero dell'Interno tenga i sermoni in arabo. Abbastanza per far accendere il campanello d'allarme all'Istituto studi penitenitenziari che ha lamentato "l'impossibilità per gli operatori di comprendere che cosa effettivamente essi si dicano durante i momenti di preghiera collettiva".

In 197 carceri italiane sono stati inviati quattordici imam, trentasette mediatori culturali e ventisette assistenti volontari selezionati dal Viminale. Come spiega Libero, l'obiettivo di questo esercito di musulmani al soldo del governo è "stoppare la radicalizzazione dei detenuti" islamici. Stando ai dati aggiornai allo scorso 31 maggio, sui 53.725 detenuti "ospitati" nelle carceri italiani ben 18.085 sono stranieri. Di questi 10mila sono musulmani, la stragrande maggioranza dei quali è praticante. "Almeno duecento di loro si sono proclamati imam - si legge su Libero - è dietro le sbarre, oltre ce nelle moschee abusive, che il veleno dell'estremismo esonda". Il fenomeno è in rapida ascesa. Se nel 2009 nelle prigioni italiane c'erano "solo" 36, oggi ce ne sono 65. Non solo. I centri abusivi sono passati dai 48 del 2009 ai 116 del 2014.

Il Viminale ha così pensato di rispondere all'emergenza inviando una schiera di predicatori selezionatissimi. Il progetto è frutto di un accordo tra il Dipartimento di amministrazione penitenziaria e l'Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii). Col tempo, però, si sono accorti che i mediatori culturali e le guide religiose del ministero dell'Interno presentano lo stesso problema di tutti gli altri imam: predicano in arabo. tanto che l'Istituto studi penitenziari ha stilato un documento per denunciare l'impossibilità per gli operatori di comprendere che cosa effettivamente essi si dicano durante i momenti di preghiera collettiva". Non ci sono, infatti, certezze nemmeno sull'affidabilità degli imam selezionati.

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