Come si può negare la verità? Il Papa e lo scandalo di quel perché senza risposta

C’è una ragione per cui Francesco è così silente di fronte al jihad? Forse sì e la risposta alla domanda è sofisticata, esausta, rassegnata e drammatica

di Giuliano Ferrara | 29 Luglio 2016 ore 06:17 Foglio

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Perché? Il bollino del Papa è importante. Una volta si chiamava Bolla, e tutto era deciso al momento della sua promulgazione. Quello del Papa non è un giudizio come un altro. La selezione nella sede romana, spirito santo a parte, è millenaria (bi). Curia e struttura incorporano saggezza, astuzia, ricognizione multisecolare, equilibrio, senso del tempo e della durata. L’infallibilità non c’entra, riguarda materia dogmatica definita ex cathedra. Ma di fronte alla pervicace, ostinata volontà papale di dire che no, l’attacco islamico non è da confondere con la religione, quando è del tutto evidente l’opposto, e ormai lo ammettono i generali laici al Cairo e perfino gli imam del centro teologico musulmano maggiore, e lo riferiscono i fatti che ci sgomentano mentre illuminano le interpretazioni e non si fanno sostituire dalle opinioni, allora la domanda deve essere una e una sola: perché?

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C’è anche lo scandalo laico, fuori dalla chiesa. Avete letto Sofri, Cerasa, Marcenaro e altri negli ultimi giorni. Se sterminano i disegnatori satirici libertini e ti viene da dire, a te Papa, che a parlare male della religione si rimedia un cazzotto, è scandalo; se sgozzano un anziano sacerdote gridando che il loro Dio è insuperabile e tenendo un sermone in chiesa, dopo anni di persecuzione e morte e schiavitù distribuita alle minoranze religiose del vicino oriente, ma tu te la prendi con una “guerra che con la religione non c’entra”, e infili la filastrocca degli interessi del denaro o della lotta per accaparrarsi le risorse, e voli verso la gioventù del mondo, a Cracovia, per spargere quel sale dell’amore che ha perso il gusto del sale, è scandalo.

Lo scandalo è in quel perché senza risposta. Si tende a pensare che un Papa sia una persona intelligente. Che sia libero dai pregiudizi e dalla paura. Che non abbia debiti storici, che non si faccia intrappolare nel senso di colpa occidentale, che non si vergogni di una chiesa santa e fallibile, casta e meretrice, nel mentre è sotto attacco insieme con la società in cui si esprime la sua libertà. Che sappia discernere il grano dal loglio. Che sia all’altezza della Croce, che non sia necessario ricordargli come amare i nemici voglia dire che esistono nemici da combattere, e da amare, e che si può porgere la propria altra guancia ma non la guancia di tutti gli altri, come ha ricordato Sofri. Forse pensa che la verità di Ratisbona, l’intimo collegamento della predicazione maomettana e della violenza come mezzo di conversione e dominio fideistico, non la si possa decentemente dire, ripetere, praticare  senza correre rischi fatali, perché è intellettualistica, perché non è con un simile paternoster che si può governare il mondo delle civilizzazioni in contrasto. Chissà. Forse è convinto che l’Europa e l’America del nord sono cause perse, e che bisogna cercare altre vie altri luoghi altri carismi allo scopo di evitare una sottomissione ormai in corso nello scontro tra profetismo islamico e cultura illuminata d’occidente. Mi piacerebbe davvero pensare che la risposta a quel perché è una risposta povera, che anche un Papa può semplicemente dire delle scemenze, ma ho paura che sia invece una risposta ricca, sofisticata, esausta, rassegnata e scandalos

Mario Mauro • 3 ore fa

L'atteggiamento del Papa è incomprensibile persino a Ferrara, che di solito un'idea di come vanno le cose ce l'ha.

Si era accennato, altrove, alla Bibbia, alle parole forti dell'Ecclesiaste, s'erano tirati in ballo Tommaso e Bernardo, e qualsiasi persona ragionevole dice a se stessa che un conto era farsi divorare dai leoni per dimostrare la forza della propria fede, e un conto è farsi divorare dai leoni per lasciarla calpestare e sottomettere questa fede. Dimostrandone, all'opposto, la debolezza.

Questa mattina ho sentito che ai giovani, in Polonia è stata ricordata la forza del perdono. Ma c'è perdono e perdono, e contraddizione aperta tra il perdono ai carnefici che volevano impedire l'affermarsi della fede e il perdonare quelli che la vogliono distruggere, per giunta lasciandoglielo fare.

Ma il vicario di Cristo dice altrimenti e al cattolico osservante non resta che, attaccare il ciuccio dove vuole il padrone, espressione volgare ma calzantissima.

Però è avvilente.

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Fabrizia Lucato • 3 ore fa

Comunque, calma e sangue freddo. Il vostro parlare sia sì sì, no no, tutto il resto viene dal diavolo. Crediamo in Qualcuno che è la via, la verità e la vita? Allora niente paura: proclamiamola questa verità che dobbiamo testimoniare, non nascondiamola. Le furbizie, le tattiche, le strategie sono solo polvere. La nostra casa è fondata sulla roccia: resisterà ad ogni vento. La barca con il Maestro a bordo non teme nessuna tempesta. E no, non vogliamo andarcene anche noi: perché Tu solo hai parole di vita eterna.

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