HA ANCORA SENSO PARLARE DI “CLAUSURA” QUANDO LE SUORE SONO IPER-CONNESSE E BAZZICANO I SOCIAL NETWORK?

TRA SELFIE, VIDEO SU YOUTUBE E BATTUTE ALLA LITTIZZETTO, ‘STE MONACHE DI CLAUSURA QUANDO PREGANO?

Se è giusto aggiornarsi sgombrando il cervello dall’immagine delle monache claustrali “represse” della Controriforma, quando la regola degli ordini monastici imponeva povertà e segregazione totale, rimane aperta la domanda su una questione anche terminologica: e cioè su che cosa si intenda per “clausura” ai tempi del web…

Paolo Di Stefano per il “Corriere della Sera” 30 MAR 2015 15:55

monastero delle monache carmelitane

MONASTERO DELLE MONACHE CARMELITANE

Certo, hanno ragione le simpatiche monache di clausura dell’ormai famoso Monastero Clarisse Cappuccine di Napoli quando rispondono a Luciana Littizzetto che l’immaginario manzoniano andrebbe finalmente aggiornato. In fondo sono passati quasi due secoli dai Promessi sposi e quasi quattro dalla storia raccontata nel romanzo. Dunque, è giusto far notare che qualcosa è cambiato anche nel concetto e nella pratica della clausura dai tempi della «sventurata» Gertrude, ovvero della monaca di Monza, a oggi.

Ma è anche vero che leggerle su Facebook è ancora più stupefacente che vederle, vispe e giulive, correre attorno al Papa, come è capitato durante la messa nel Duomo di Napoli il 21 marzo scorso, per di più con l’arcivescovo Crescenzio Sepe che, microfono alla mano, ironizzava in dialetto eduardiano: «Uhé, ando’ iate! Guarda qua, va’... Sorelle dopo, dopo… E cheste so’ di clausura… figuratevi quelle non di clausura! ‘N’atro poco so’ mangiano… Mannaggia a chella!».

La clausura versione 2.0, aperta ai «social network», appare sulle prime come una specie di ossimoro dello spirito. La domanda che nasce spontanea è: che clausura è quella che si consegna al più facile e al più chiassoso degli accessi globali?

In realtà poi, andando a visitare la nuova pagina delle Clarisse di Napoli, dette le Trentatré, la domanda trova una risposta altrettanto immediata: dopo un breve video in cui il giornalista-blogger Luca Lavarone supera i cancelli e le grate del monastero napoletano per andare a intervistare madre Rosa e madre Pia sulle battute della Littizzetto, vi si trovano inviti alla meditazione sul Vangelo del giorno e sui Salmi, qualche fotografia scattata all’interno del Duomo nel giorno della presenza pontificia e poco altro.

E si può soprassedere sull’inconveniente di trovare, in fondo alla stessa pagina, le pubblicità di Tripadvisor e del gioco gratuito online Demon Slayer Italian , che ha per sottotitolo Città del Cielo ma che si presenta con una ragazzina scosciata non proprio in tono con lo spirito delle Trentatré. Poco male.

Niente da dire sui gusti musicali che rivelano, nella loro pagina Fb le carmelitane di Fisciano, da Cocciante a Battisti, passando per Celentano. Niente da dire, ci mancherebbe, che alla domanda sui programmi tv la preferenza vada a «quasi tutti».

Poi però scorrendo la pagina Facebook intitolata «Preghiera per la Pace», ci si imbatte in un appello ai fedeli perché accorrano alla «neoindetta giornata di preghiera» del 26 marzo, accompagnato, più sotto, dal «selfie del Carmelo!» (esclamativo e smile-emoticon ) inviato da Piacenza con un gruppo sorridente di suore che esibisce gli auguri a Santa Teresa d’Avila nel quinto centenario della nascita su colorati striscioni scritti a mano.

Dunque, dopo essersi felicemente connesse e sdoganate su youtube , le sorelle che hanno sposato la clausura e la contemplazione hanno fatto un passo avanti, sposando anche il selfie , cioè l’autoscatto con cellulare che i sociologi segnalano come il sintomo più aggiornato del narcisismo global-digitale.

Se è giusto aggiornarsi sgombrando il cervello dall’immagine delle monache claustrali «represse» della Controriforma, modello Gertrude, quando la regola degli ordini monastici imponeva povertà e segregazione quasi totale, rimane aperta allo stupore la domanda su una questione anche solo banalmente terminologica: e cioè su che cosa si intenda per «clausura» ai tempi del web.

E questo senza escludere che il suo esatto opposto, cioè il massimo di apertura, possa produrre gli effetti di beatitudine cui ambisce, come racconta in una lettera (suorediclausura.blogspot.it) una inquieta e anonima ragazzina che frequenta un «bellissimo monastero» e che è incerta se, dopo la laurea, chiudersi in clausura: «Attendo di capire». Uno sguardo ai social network potrebbe aiutarla nella scelta. Sappia che se la monaca di Monza fosse vissuta oggi, con la e-clausura avrebbe avuto un sacco di followers e «mi piace».

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