L'Italia vista dagli altri. L'Italia verso il riconoscimento ufficiale dell'islam nel paese

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Washington Post, Times, Sueddeutsche Zeitung, Telegraph, Financial Times

di Redazione 9 Febbraio 2017 alle 09:09

L'Italia verso il riconoscimento ufficiale dell'islam nel paese

Italia e Regno Unito potrebbero corteggiare il generale sostenuto dalla Russia per arginare la crisi migratoria della Libia

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, riferisce il quotidiano britannico "The Telegraph", incontrerà oggi a Londra, per la prima volta, la premier del Regno Unito, Theresa May, e la esorterà ad adottare un approccio più pragmatico in Libia, dove sta crescendo il coinvolgimento della Russia, che potrebbe sostenere il generale Khalifa Haftar, leader dell'autoproclamato Esercito nazionale libico, contro il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Roma vuole parlare a tutti gli stakeholder, inclusa Mosca, per cercare di stabilizzare il paese nordafricano e frenare l'esodo di migranti verso l'Europa attraverso il Mar Mediterraneo.

 Per la maggioranza dei francesi e degli italiani serve un leader forte

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - I giovani italiani e francesi, riferisce il "Financial Times", risultano i più pessimisti in un sondaggio effettuato da Populus su un campione di persone di età compresa tra 15 e 21 anni di venti paesi sviluppati e in via di sviluppo. Un'altra indagine, di Ipsos Mori, rileva che in Francia, Italia e Ungheria l'insoddisfazione per la politica è associata a un forte sentimento "nativista", ovvero alla convinzione che gli immigrati sottraggano posti di lavoro e servizi sociali. L'ottanta per cento degli intervistati francesi e oltre il 60 di quelli italiani dichiarano che c'è bisogno di un leader forte.

 Grillo promette che ripulirà l'Italia dai giornali bugiardi

Londra, 9 feb - (Agenzia Nova) - Beppe Grillo, leader del Movimento 5 stelle, riferisce il quotidiano britannico "The Times", seguendo l'esempio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta attaccando la stampa, accusandola di mentire per indebolire la sua forza politica. L'M5s, in particolare, ha pubblicato i nomi di otto giornalisti che a suo parere distorcono la verità sull'amministrazione della sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Roma, “Kaputt mundi”

Berlino, 9 feb - (Agenzia Nova) - Roma, governata dalla sindaca del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi, è condotta in modo dilettantesco. In appena 8 mesi dalla sua elezione la sindaco ha già deluso la metà dei suoi elettori, ed ora risulta indagata per abuso di ufficio e falsa testimonianza. Anche il fondatore del partito, Beppe Grillo, non sa come uscire da questa situazione. Roma rappresentava un banco di prova per la capacità dei 5 Stelle di governare il paese, ma l'esperimento si sta rivelando un fallimento. È vero che Roma è una città complicata, infiltrata dal clientelismo e soffocata da forze contrarie al cambiamento. Ma la sindaco Raggi ha rappresentava per molti la speranza del cambiamento, prima di rivelarsi non all'altezza. La "Sueddeutsche Zeitung" ripercorre le polemiche e le controversie che hanno costellato li primi mesi dell'amministrazione capitolina, avvertendo che la città pare davvero prossima al collasso.

 Italia: l'Islam verso il riconoscimento ufficiale, ma solo a determinate condizioni

Washington, 9 feb - (Agenzia Nova) - L'Islam è di fatto la seconda confessione in Italia, dove vivono almeno 1,4 milioni di musulmani. Al contrario di Cristianesimo e Giudaismo, però, l'Islam non è formalmente riconosciuto della autorità italiane: le moschee non possono ricevere fondi pubblici, i matrimoni islamici non hanno valore legale e i lavoratori musulmani non possono chiedere giorni di ferie per le festività religiose. Le cose potrebbero presto cambiare, scrive Anna Momigliano sulla "Washington Post", ma soltanto a determinate condizioni. Il ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, ha incontrato questo mese i rappresentanti delle nove maggiori associazioni islamiche del paese, firmando un accordo senza precedenti: le associazioni hanno accettato l'adozione di un registro ufficiale dei loro imam e l'obbligo per questi ultimi di tenere i sermoni in lingua italiana. In cambio, il governo italiano si impegna a "facilitare il percorso" verso il riconoscimento ufficiale dell'Islam nel paese. Il "Patto nazionale per un Islam italiano" è stato accolto come il primo passo concreto verso la normalizzazione della Fede musulmana in Italia, ma è stato anche contestato per aver adottato un doppio standard: a nessun altro gruppo confessionale, infatti, è stato richiesto di tenere sermoni in Italiano; la Chiesa cattolica tiene regolarmente messe in lingue straniere per i fedeli internazionali. Le moschee, in Italia come nel resto d'Europa, sono state però talvolta centri di diffusione di una visione radicale dell'Islam. "E' un documento che i musulmani hanno dovuto firmare per provare di essere buoni cittadini", ha dichiarato a "Tempi" l'Imam di Milano Yahya Pallavicini. L'Islam non è molto popolare in Italia: stando a un recente sondaggi odi Pew, il 69 per cento degli Italiani ha un'opinione negativa della Fede islamica, più che in qualunque altro paese europeo. In vista delle prossime elezioni politiche, il tema dell'integrazione formale dell'Islam nel tessuto socio-politico nazionale viene affrontato spesso e volentieri come una questione esclusivamente legata alla sicurezza. Sumaya Abdel Qader, sociologa musulmana di Milano, ha definito l'accordo col governo italiano un "passo positivo", ma ha anche definito "ingiusti" i requisiti richiesti dalle autorità nazionali alla comunità islamica. Izzedin Elzir, Imam di Firenze e presidente dell'Ucoii, la più importante associazione musulmana in Italia, ritiene comunque che i benefici del patto superino gli svantaggi. "Stiamo già attuando gran parte degli impegni che ci siamo assunti", sottolinea l'Imam in una intervista telefonica. "Incoraggiamo già gli imam a predicare in Italiano, e se ci sono difficoltà forniamo un interprete. Se mettere tutto questo per iscritto in un documento fa sentire un po' più sicuri i non musulmani italiani, non ci vedo nulla di male".

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