Il silenzio attorno a una riforma che cambierà per sempre l’Italia

la sinistra ha sempre considerato le forze dell’ordine come il braccio violento dello stato..

Lettere al direttore 31 Luglio 2019 www.ilfoglio.it

Al direttore - Basta taxi del mare (Adriatico).

Giuseppe De Filippi

Al direttore - Ferve il dibattito un po’ insensato sul carabiniere ucciso e la sinistra fa il pesce in barile. Storicamente la sinistra ha sempre considerato le forze dell’ordine come il braccio violento dello stato e in particolare l’Arma da sempre nei secoli fedele al punto che anni fa i patriottici sinistri proposero di sciogliere un corpo militare antico di oltre 200 anni per farlo confluire nella Polizia di stato. La sinistra internazionalista ha sempre mal digerito il concetto di patria e solo da qualche anno qualche sinistro ha riconosciuto il valore di questo termine. Ad maiora o alla malora ogni valore?

Luigi Desa

Per fortuna, tempora mutantur nos et mutamur in illis.

Al direttore - Nel suo libro “Marcia su Roma e dintorni”, Emilio Lussu, deputato del Regno e fondatore del Partito sardo d’azione, confinato dal fascismo nell’isola di Lipari (da cui riuscì a fuggire insieme con Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti), racconta che ai deportati il governo erogava, per il loro mantenimento, dieci lire al giorno. Almeno fino al 1931; perché successivamente l’indennità venne ridotta a cinque lire. Questo taglio non le rammenta, caro Cerasa, qualche iniziativa dell’attuale governo?

Giuliano Cazzola

Orgoglio e vitalizio.

Al direttore - “Ha bisogno di qualcosa?” chiesto al mafioso è il minimo sindacale tra detenuto e magistrato. Farlo passare per eccezione eroica e magistero dello stato di diritto è una delle tante prove che siamo intossicati. Tutti. E immoderati. Le parole di Grasso come la foto del ragazzo avrebbero meritato, fossimo tutti stato, non dibattiti stucchevoli ma solo un commento: “C’è la legge, guys”. E basta.

Umberto Minopoli

In una fase storica in cui la follia diventa regola, capita che la normalità diventi eccezione, capita che la banalità diventi virtù e capita che persino Pietro Grasso ne dica una giusta.

Al direttore - Ricorda il “combinato disposto”? Nella scorsa legislatura M5s, Lega e altri autorevoli sostenitori del No alla riforma costituzionale dicevano che la miscela dell’abolizione del Senato elettivo con l’allora legge elettorale avrebbe prodotto una svolta autoritaria nella nostra Repubblica. Oggi, come avete segnalato dalle pagine del Foglio, il nuovo combinato disposto dell’attuale legge elettorale (il Rosatellum) e del taglio dei parlamentari come concepito dai grillini farebbe sì che la Lega con il 30 per cento circa dei voti prenderebbe la maggioranza assoluta dei seggi, voterebbe da sola il prossimo presidente della Repubblica e imporrebbe la propria agenda geopolitica ed economica. Molti autorevoli avversari alla riforma Renzi-Boschi del 2016 (a partire da importanti costituzionalisti e politologi) prestarono le loro analisi al fronte del No, mentre oggi sono in gran parte silenti. Chi scrive non pensa che una sola Camera con il potere di dare la fiducia al governo avrebbe condotto all’autoritarismo: il giudizio negativo degli elettori fu però netto e va rispettato. Ma i sostenitori del Sì e i sostenitori del No di quella riforma dovrebbero adesso coalizzarsi per dire apertamente che un bicameralismo perfetto con un Senato di 200 membri genererebbe troppa distanza tra eletti ed elettori e creerebbe una sovrarappresentazione eccessiva della forza politica maggiore. Paragoni con il sistema americano c’entrano come i cavoli a merenda: non siamo un sistema presidenziale. Preso dalla foga di portare a casa una loro battaglia identitaria come il taglio delle famose poltrone, Di Maio sta facendo un enorme favore storico a chi vuole un’Italia meno europea, meno atlantica, meno democratica e meno prospera.

Piercamillo Falasca, vicesegretario di Più Europa

Dovrebbero. Ma notizie di Zagrebelsky?

Al direttore - I magistrati del nord sono contrari alla caccia alla volpe, soprattutto quella a due code.

Frank Cimini

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