Lettere al Direttore Il Foglio 8.8.2015

Il sud e l’assenza del mercato. Obama degno nobel per la pace. - Sono un meridionale e sono molto legato alla mia terra (la Puglia

1-Al direttore - Sono un meridionale e sono molto legato alla mia terra (la Puglia). Sono quindi stufo che il silenzio surreale sul Mezzogiorno venga rotto semel in anno soltanto dai piagnistei della Svimez. Nicola Rossi è uno studioso di rango, e anche ieri su queste colonne ha colto nel segno. Dopo decenni di retorica meridionalistica e sprechi enormi di risorse della collettività, va ammesso senza ipocrisie: nel sud il mercato e i diritti, il merito e il rispetto dell’ambiente hanno storicamente subìto la tirannide di uno statalismo pervasivo e parassitario, che ha nutrito affaristi e potentati locali, burocrazie ministeriali e consorterie mafiose. Nel Mezzogiorno, insomma, esiste una coalizione della rendita (o, se si preferisce, un “capitalismo politico”) che ha profondamente distorto il suo sviluppo economico e civile e la stessa selezione delle classi dirigenti (non faccio i nomi di quelle uscite dalle ultime elezioni regionali per carità di patria). Non so chi sono i consiglieri di Renzi, ma non occorre essere degli Einstein della politica per capire che il sud non ha bisogno di un surplus di incentivi, ma di uno stato impegnato nelle sue funzioni essenziali e solo in quelle: amministrare la giustizia, garantire la sicurezza e l’ordine pubblico, fornire servizi sanitari e educativi, infrastrutturare il territorio. Ha bisogno, inoltre, di utilizzare i finanziamenti europei per l’innovazione industriale e il risanamento urbano. Ringrazio pertanto Nicola Rossi (ma penso anche a un imprenditore come Ivan Lo Bello) per aver usato il linguaggio della verità contro le rodomontate del governo (il piano Marshall del ministro Guidi) e il gattopardismo dei vari Crocetta, Emiliano, De Luca. Nel sud non mancano le forze sociali e intellettuali disposte a raccogliere la sfida delle riforme vere, molte delle quali sarebbero per giunta a costo zero. Ma devono essere aiutate da Roma ad aiutarsi da sole. Altrimenti, si convinceranno sempre più che non è il Mezzogiorno il problema dell’Italia, ma l’Italia il problema del Mezzogiorno. 

Michele Magno

Basterebbe guardare alla storia del sud degli ultimi cinquant’anni per capire quali sono stati, nel nostro paese, i danni generati da un’eccessiva presenza dello stato e da una scarsa presenza del mercato.

2-Al direttore - L’articolo di ieri di Daniele Raineri, “Storia del flop obamiano in Libia”, è da incorniciare: un manuale di errori politici e strategici spiegati con grande chiarezza. Laddove si dimostra che le teorie del politicamente corretto liberal (si pensi per esempio all’esercito chiamato pudicamente “forza multifunzione”) sono utili solo per scrivere tesi di dottorato e non per governare il mondo.

Davide Scarano

Come è noto, d’altronde, non si diventa per caso Nobel per la pace.

3-Al direttore - Magari mi sbaglierò, ma avendone viste tante nella politica italiana, forse invece ci azzecco: mi pare che la cifra monstre, o solo ridicola, di 513.449 emendamenti presentati all’esame della Commissione Affari costituzionali per la riforma del Senato sia una boutade, che verrà mangiata da qualche “canguro”. Un modo per dire: politicamente abbiamo già perso.

Mauro Barrozzi

4-Al direttore - Dopo la votazione per il presidente e il Consiglio d’amministrazione Rai, abbiamo tutti capito che il patto del Nazareno è morto. Soprattutto, non avevamo fatto i conti con i bambini nati dal patto dell’anno scorso, tanti piccoli mini-nazareni. E sembra  che il parto sia stato plurigemellare.

Roberto Carletti

5-Al direttore - A proposito dell’articolo di Alfonso Berardinelli sulla blasfemia e la paura uscito ieri. Forse perché rispetto e paura sono unilaterali e non così spontanei se, va detto a) il noto camorrista del tavolo accanto sta praticamente cenando con la pistola sul tavolo e b) l’islamico traduce ogni tuo pensiero di nativo come islamofobia e praticamente tutto il terrorismo mondiale è di matrice islamica.

Guido Valota

6-Al direttore - Dopo l’inaugurazione della Palestra Grande di Pompei, con il ministro Dario Franceschini, il sito non è più visitabile di giorno, fino al prossimo 17 ottobre per carenza di personale. E’ palese che più che un ministero dei Beni culturali quello retto da Franceschini è un ministero alla controcultura e alle foto dei trofei, come a caccia. E se volendo scomodare Benedetto Croce, il filosofo ci direbbe che “il politico onesto è il politico capace”, in questo siparietto trash abbiamo un politico “disonesto” nel senso di incapace di  guardare oltre il suo ombelico, incapace di cambiare la troppo diffusa concezione che l’arte e il patrimonio italiani sono soltanto uno spauracchio, o un totem da esporre per millantare “cultura” nel mondo. Ma produrre ignoranza in casa propria.

Giovanni Negli

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