BANDIERA BIANCA. Perché è ipocrita parlare di stipendi uguali fra calciatori e calciatrici

Buoni motivi per dire che non ha senso la parità di compenso tra uomini e donne

di Antonio Gurrado 10 Ottobre 2017 alle 19:43 da www.ilfoglio.it

Perché è ipocrita parlare di stipendi uguali fra calciatori e calciatrici

Essendo convincente in linea di principio, di sicuro si trasformerà in hashtag forsennato l’idea che l’Italia equipari gli stipendi di calciatori e calciatrici come la Norvegia. Nella ridente terra scandinava, celebre per l’elevato tasso di suicidi, i giocatori della nazionale hanno accettato di ridurre i propri compensi in maniera tale da far aumentare quelli delle giocatrici, fino a raggiungere il pareggio. In Italia è subito scattata la corsa a chi invitava per primo a seguirne l’esempio, a mo’ di novello Checco Zalone tinto di biondo, con annessa retorica sui calciatori che guadagnano troppo e sui soldi che snaturano il gioco. Questo però non considera alcuni elementi. Anzitutto, i risultati della nazionale maschile norvegese sono peggiori di quella femminile, ergo l’abbassamento dello stipendio può essere ritenuto provvedimento punitivo; in Italia va peggio la nazionale femminile, quindi cosa facciamo, abbassiamo lo stipendio alle signorine?

Inoltre parlare di stipendio è improprio, in quanto gli emolumenti ricevuti per le gare della nazionale non corrispondono alle mensilità – anche esorbitanti – che i calciatori incassano dai club di appartenenza. In tal caso i datori di lavoro sono privati che investono quanto reputano opportuno nei servizi di calciatori che garantiscono un indotto continuativo alla società; se i club femminili, o le sezioni rosa di queste società, non garantiscono lo stesso indotto, allora parlare di stipendi uguali fra calciatori e calciatrici è più ipocrisia che ingenuità. Infine l’interesse per il calcio maschile in Italia – anche smodato – è il frutto di decenni di lavorio in grande stile che il calcio femminile, per una ragione o per l’altra, non ha saputo garantire. Forzare quest’interesse pensando che il pubblico italiano debba dedicarsi al calcio femminile a scopo etico, su istanza educativa dello Stato e della Federcalcio, significa che la nostra nazionale ambisce a prendere nove gol dalla Germania, arrivare davanti solo ad Azerbaigian e San Marino nelle qualificazioni mondiali, piombare al settantatreesimo posto del ranking Fifa, proprio #comelanorvegia.

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