UN FOGLIO INTERNAZIONALE Gli ecologisti che sognano segretamente di instaurare una “climatocrazia”

“Sono favorevole a un sistema comunista: ricchi o poveri, avrete diritto a tre o quattro voli in aereo in tutta la vostra vita”, scrive il Figaro l'8 dicembre

19 DIC 2022 ilfoglio.it lettura3’

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Ormai è da diversi anni che i francesi si fanno ingannare da ideologi che, dietro il paravento della protezione dell’ambiente, impongono loro una serie di capricci politici (di sinistra?). È così che ci viene venduto l’ecologismo – un’ideologia politica – al posto dell’ecologia scientifica. Al termine di un lungo processo, alcuni militanti hanno fatto cadere la scienza prometeica dal suo piedistallo tanto che oggi è diventato un tabù manipolare il genoma, la fissione nucleare, diffondere delle onde o ancora sintetizzare delle molecole. Al suo posto sono apparse delle pseudo-soluzioni battezzate “made in Nature” che sono, ce ne stiamo rendiamo conto progressivamente, il cavallo di Troia della decrescita. L’agricoltura bio e le energie rinnovabili segnano nel migliore dei casi la fine della società dell’abbondanza, e nel peggiore ci preannunciano delle gravi penurie a venire. Sotto i colpi d’ariete dell’ecologismo, abbiamo dunque deciso di sotterrare il “tecnosoluzionismo” e sono rare le politiche che osano evocare la scienza la tecnologia per risolvere le sfide ambientali. Eppure le biotecnologie vegetali restano l’opzione migliore per produrre per semi resistenti allo stress idrico; l’agricoltura cosiddetta intelligente è la più efficace per gestire i fattori di produzione in maniera parsimoniosa; l’energia nucleare abbondante e decarbonizzata non alimenta né accresce il problema del riscaldamento globale né quello delle penurie di fornitura di elettricità… Purtroppo tutti questi temi sono distanti anni luce dall’agenda delle politiche ambientali, che è influenzata dall’ecologismo (…).

 

Intervistato da Léa Salamé, Jean-Marc Jancovici ha affermato: “Sono favorevole a un sistema comunista: a prescindere dal fatto che siate ricchi o poveri, avrete diritto a tre o quattro voli in aereo in tutta la vostra vita”. Ci si rende conto fino a che punto politica e scienza siano ormai mischiate e una forma di neoscientismo abbia iniziato a governare le nostre vite. A forza di lasciare agli ideologi la politica scientifica, abbiamo assistito a un cambiamento di paradigma: sempre più politici hanno strumentalizzato la scienza per farci credere che potevamo far passare delle leggi in suo nome. È così che alcuni, per esempio, sognano segretamente di instaurare una “climatocrazia”, un regime politico che fonda la sua legittimità su leggi tratte direttamente dalla scienza del clima; come se si potessero dedurre le leggi che governano le nostre vite dalle modellizzazioni dei climatologi.

Eppure il meccanismo di strumentalizzazione politica è semplice: basta affermare l’esistenza di un consenso attorno al catastrofismo climatico che considera veri soltanto gli scenari più estremi, moralizzare il dibattito sull’energia demonizzando le energie fossili, privilegiare la dismisura (non si fa mai abbastanza per il clima), falsare l’esperienza (si confonde meteo e clima) o ancora dire che tutti i nostri problemi esistenziali derivano unicamente dai cambiamenti climatici. Tutti questi sofismi sono inganni che permettono agli ideologi di presentare le soluzioni sacrificali come le uniche possibili. Politico, giornalista, militante o tecnocrate, il climatocratico utilizza gli scenari catastrofisti dei modelli climatici come leve politiche, o anche come delle ragioni per legiferare, e pensa che gli ingegneri e gli industriali siano meno competenti per trovare delle soluzioni che devono passare, secondo lui, attraverso maggiori restrizioni e sacrifici, e persino attraverso la decrescita, e non per un maggiore sforzo nel campo della ricerca e dello sviluppo (…).

Per non lasciare che i climatocrati dettino legge, e per fare le scelte giuste, è ora che i francesi si impegnino nella politica scientifica, ma per fare questo hanno bisogno di un’offerta alternativa e di una politica ambientale che difenda soluzioni positive. In una recente inchiesta, la fondazione Descartes ha indicato che il 72,2 per cento degli intervistati deplora il fatto che le informazioni sui cambiamenti climatici siano trattate dai grandi media “in modo non abbastanza creativo e senza proporre soluzioni a sufficienza”. Non c’è nulla di sorprendente in tutto questo, come abbiamo appena dimostrato, perché per ora è l’ecologismo ad avere il monopolio del discorso sul clima e il suo giro d’affari si basa sulla demonizzazione del tecnosoluzionismo e la strumentalizzazione della scienza per imporre dei regimi autoritari come la climatocrazia o la biodiversitocrazia che non promettono altro che sacrifici e decrescita.

Traduzione di Mauro Zanon

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