L'ex presidente "più povero del mondo" Mujica scontenta l'Expo sugli Ogm

Il leader uruguayano è stato a lungo lodato per il suo anti capitalismo. Ma a Milano ricorda di essere a favore della ricerca (pubblica) sugli organismi geneticamente modificati. Panico tra Slow Food e Vandane Shive

Jose Mujica (foto LaPresse)

di Luciano Capone | 22 Settembre 2015 ore 16:59  Foglio

Ieri all’Expo di Milano è stato il giorno Josè “Pepe” Mujica, l’ex presidente uruguayano ed ex guarrillero tupamaro idolo di grillini e benecomunisti. Mujica è diventato una figura popolare nel mondo per alcune riforme politiche come la depenalizzazione dell’aborto, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali e la legalizzazione della marijuana, ma soprattutto per il suo anti-capitalismo e lo stile di vita pauperista. Si presentava in sandali alle cerimonie ufficiali, come auto aveva un maggiolino vecchio di 30 anni, ha continuato a vivere da presidente in una casa in campagna dove faceva il contadino e ospitava i senzatetto, tratteneva solo il 10% dello stipendio e donava il resto ai poveri. Per la sua austerità e per l’opposizione agli eccessi della globalizzazione, Mujica è stato definito “il presidente più povero del mondo”.

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Un presidente molto ”slow”, ma mai quanto “Slow food” e i paladini italiani della decrescita, dell’ambientalismo e della reazione al progresso e all’innovazione in agricoltura, perché Pepe Mujica ad esempio è favorevole alla ricerca, alla coltivazione e ovviamente al consumo di organismi geneticamente modificati (Ogm). E non poteva essere altrimenti visto che il piccolo Uruguay, di cui è stato presidente dal 2010 a marzo 2015, con 1,5 milioni di ettari a soia e mais transgenici è tra i primi 10 paesi al mondo per superfici coltivate con Ogm (una posizione contesa da un altro paese idolatrato dai no-ogm di casa nostra, la Bolivia di Evo Morales). Non è che l’ex tupamaro si è venduto al capitale e agli interessi delle multinazionali, semplicemente ritiene l’innovazione un’opportunità per l’umanità e in particolare per i poveri. Sugli Ogm "sono gli Stati europei che devono intervenire, fare ricerca ed essere proprietari. Non si può lasciare al capitalismo il monopolio di questa tecnica: le multinazionali, pur non essendo state in grado di escludere che gli Ogm diano problemi nel tempo, li vendono ugualmente", ha dichiarato all’Expo. "L'ingegneria genetica può essere fantastica e pericolosa allo stesso tempo e, nel mondo degli affari, la prudenza è poca e questo crea pericoli, perché stiamo giocando con Dio - ha sottolineato – La ricerca è un grande problema perché i piccoli agricoltori non saranno mai in grado di competere con i mezzi delle multinazionali". Gli stati europei, però, "sono quelli che più di tutti gli altri possono competere. Se non lo fanno è perché manca unità politica. Bisogna guardare avanti, sempre più in là. Perché l'uomo con gli strumenti che ha può dominare il mondo o distruggere tutto”.

Secondo i precetti della sua formazione marxista Mujica vede gli Ogm come uno strumento che può essere usato per il male dai privati e in particolare dalle multinazionali oppure per il bene dagli stati e dalla ricerca pubblica. Ovviamente non è detto che le cose stiano proprio così, ma il punto rilevante è che la riflessione di Pepe Mujica è una condanna senza appello del modello italiano difeso dai partiti, dal governo, da Legambiente, Coldiretti, Slow Food, Vandane Shive, Zanotelli, benecomunisti e no-global, quello in cui è libera la vendita di Ogm brevettati dalle multinazionali, ma vietata la coltivazione per gli agricoltori e la ricerca pubblica per gli scienziati (quelli che potrebbero competere con le “perfide” multinazionali). Insomma, in Italia Pepe Mujica sta dalla parte di Giorgio Fidenato. Informare Carlin Petrini.

Categoria Ambiente

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