Il bello del dissenso

La Zeit tedesca lancia “Streit”, uno spazio in cui discutere senza picchiarsi

6 Settembre 2019 alle 06:00 www.ilfoglio.it

Ieri la Zeit, giornale tedesco tra i più belli d’Europa, ha lanciato un nuovo inserto che si chiama “Streit” che significa scontro, disputa, confronto. Lo slogan sotto la testata dice: “Una democrazia in cui non c’è controversia non è una democrazia”, che è una frase di Helmut Schimdt che celebra lo scontro tra diverse opinioni e idee come essenza stessa della democrazia.

Il direttore della Zeit, Giovanni di Lorenzo, ha spiegato che questo progetto nasce proprio dall’esigenza – espressa dal Parlamento dei lettori cui la Zeit fa riferimento quando prende le sue decisioni editoriali – di non farsi annichilire dall’assenza di dialogo, dalla polarizzazione, dalla mistificazione delle proposte degli altri, dall’io contro di te, e tu comunque sei scemo. Il dissenso è naturale e virtuoso nelle democrazie, anzi quando viene a mancare – o viene represso, picchiato, incarcerato, torturato – la democrazia smette di esistere, e la convivenza diventa impossibile.

Tra i tanti effetti della polarizzazione non c’è soltanto l’assenza di dialogo, ma anche l’assenza di un luogo in cui confrontarsi senza finire per urlarsi dietro (nel migliore dei casi). “Streit” offre questo spazio, elegante e raffinato come soltanto la Zeit sa essere, spiega nella sua prima edizione perché il confronto è utile e indispensabile e ospita come prima disputa quella tra il presidente conservatore della Sassonia, Michael Kretschmer (che ha appena arginato il sorpasso dell’AfD nelle urne, domenica scorsa), e dei cittadini delusi da lui e dalla politica che gli spiegano che “la resistenza non potrà che aumentare”.

Nessuno si tira indietro, il tono è battagliero da entrambe le parti, ma ci sono molte spiegazioni e persino il tentativo di comprendersi. Sembra quasi che “Streit” riesca a trovare un riparo dalla retorica da campagna elettorale permanente in cui tutti siamo immersi. Il punto di incontro è ancora lontano forse non c’è, ma prima di rassegnarsi (e menarsi) facciamo una cosa, dice “Streit”: proviamo a cercarlo.

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